Foti (Fineco): “Così cresciamo e cresceremo con la nostra rete”

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Utile, ricavi e raccolta in aumento. Dopo una semestrale positiva, il n.1 di FinecoBank commenta con Bluerating.com gli ultimi dati di bilancio e illustra i progetti per il futuro, dopo il varo della società di gestione.

Andrea Telara di Andrea Telara1 agosto 2018 | 10:36

Un utile in crescita di oltre il 20%, giro d’affari in salita del 10% circa, attività finanziarie per quasi 70 miliardi di euro  e un cost/income ratio (un rapporto tra costi e ricavi) in discesa di quasi 3 punti, al 40%. Alessandro Foti (nella foto), amministratore delegato di FinecoBank, snocciola un bel po’ dati che a suo dire si commentano da soli. Ma c’è un’altra cifra che oggi lo rende soddisfatto: sono i quasi 3,6 miliardi di raccolta netta positiva, realizzata dalla banca nel primo semestre dell’anno (+24% sullo stesso periodo del 2017). Il merito va in gran parte alla rete dei consulenti finanziari della società che, sempre nel semestre, ha registrato flussi netti positivi per oltre 3,2 miliardi di euro, mentre l’industria italiana del risparmio gestito batteva un po’ la fiacca (si vedano qui gli ultimi dati di Assogestioni).

 

Come siete riusciti, dottor Foti, ad avere una raccolta sostenuta in controtendenza col mercato?

Direi che ancora una volta è emerso il modello vincente delle banche-reti, anche in un periodo delicato per i mercati finanziari come quello dei mesi scorsi. Quando i listini sono volatili, o in discesa, quasi sempre l’industria del risparmio gestito registra una contrazione dei volumi. A differenza di quanto avviene per gli intermediari tradizionali, però,  questo fenomeno si manifesta in misura minore nelle banche-reti, sostanzialmente per una ragione: il nostro rapporto con la clientela è duraturo e solido nel tempo perché basato su un’intensa attività di consulenza. Non a caso, una quota di ben il 64% degli asset under management di Fineco è riconducibile ai prodotti classificati come Guided Products, cioè che incorporano un’ elevata componente di consulenza da parte dei nostri professionisti.

 

Onore al merito della vostra rete, insomma. Quali progetti avete per il vostro network di financial advisor?

La nostra politica è pienamente coerente con quella seguita negli ultimi anni. Nell’arco di 12 mesi puntiamo all’inserimento di 80-100 consulenti.. Da tempo, l’obiettivo di Fineco non è tanto di acquisire nuove masse aumentando il numero di consulenti della rete quanto piuttosto di far crescere gli asset gestiti da ogni singolo financial advisor, con professionisti di elevato standing.

 

C’è chi dice che le reti oggi privilegino molto i grandi portafoglisti e penalizzino un po’ troppo i professionisti con piccoli portafogli, che comunque danno il loro contributo al buon funzionamento del settore. Cosa ne pensa?

L’unico fattore rilevante per noi è l’impegno che i professionisti della consulenza finanziaria devono mettere nel cercare di migliorare la qualità e la produttività del loro lavoro. Il nostro settore è di fronte continuamente a sfide e trasformazioni importanti. Ciò che chiediamo ai financial advisor è dunque di affrontare a viso aperto queste sfide.

 

Ora, dopo aver chiuso il primo semestre, la novità della seconda parte dell’anno è l’avvio della vostra società di gestione di diritto irlandese che è operativa da 2 luglio. Quali progetti avete?

Fineco Asset Management è partita da poco ma ha già masse in gestione per 6,7 miliardi di euro. Come abbiamo più volte comunicato al mercato, diventerà una componente sempre più importante del nostro gruppo, in cui si costruiscono molte delle soluzioni di investimento che proponiamo alla clientela, a cominciare dai fondi di fondi. Non comunichiamo target precisi sulle masse ma ripeto: gran parte degli asset in gestione della banca faranno capo a questa nuova realtà. Senza dimenticare, ovviamente, che Fineco è impegnata anche su altri fronti

 

Quali?

Come sottolineo spesso, la nostra banca ha un modello di business molto diversificato, che si articola su diverse aree. Siamo rientrati nel settore del lending (il credito con i mutui e i prestiti n.d.r), dove al 30 giugno abbiamo erogato finanziamenti per oltre 2,6 miliardi di euro, in crescita del 23,7% rispetto al 31 dicembre del 2017 e del 75% in rapporto allo stesso periodo dell’anno scorso. Poi c’è la nostra tradizionale offerta di servizi di trading, che rappresenta una preziosa fonte di ricavi, soprattutto quando i mercati finanziari sono volatili come nei mesi passati.

 

Come vanno le vostre attività in Gran Bretagna?

Molto bene. Abbiamo acquisito già oltre 2.100 clienti,  grazie soprattutto al passaparola e senza di fatto aver svolto alcuna campagna promozionale. Per adesso offriamo alla clientela in Gran Bretagna conti e attività di trading ma presto allargheremo le nostre proposte ai prodotti d’investimento.


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