Consulente finanziario, il totem della fiducia

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Di chi possono fidarsi i risparmiatori oggi? I consulenti finanziari restano figure essenziali per chi vuole investire

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti6 agosto 2018 | 15:30

Il presidente di Anasf, Maurizio Bufi, ha recentemente linkato in un suo tweet un pezzo a firma Massimo Cerofolini tratto dal portale Bancaforte.it, dedicato all’importanza dell’educazione finanziaria e al ruolo di riferimento per il risparmiatore del consulente finanziario. Per evitare un fai-da-te che potrebbe essere molto pericoloso. Vi proponiamo il pezzo qui di seguito.

Perché non dedicare ai nostri soldi la stessa attenzione che si mette nell’acquisto di un’auto o di un vestito? Annamaria Lusardi, alla guida del Comitato per l’Educazione Finanziaria, parla di consapevolezza finanziaria e di buone regole. Temi che saranno al centro del Mese per l’educazione finanziaria di ottobre, che vuole promuovere e rendere più efficaci le iniziative in questo campo. E anche al Salone dei Pagamenti …
Un mese, il prossimo ottobre, carico di eventi per convincere gli italiani a prendere sul serio la gestione dei propri soldi. È con questa iniziativa che, dopo un anno di lavoro fuori dai riflettori, il Comitato per l’Educazione Finanziaria si presenta per la prima volta al grande pubblico. A crederci, e raccontarla con una voce che trasmette insieme calma e passione, è Annamaria Lusardi, alla guida di questo organismo varato la scorsa estate dal Ministero dell’Economia, d’intesa con il Miur e il Mise.
Docente di economia alla George Washington University, definita dal New York Times una dei sei economisti più influenti del mondo, Lusardi traccia le coordinate del Mese per l’eduzione finanziaria in programma dal primo al 31 ottobre in tutta Italia.
“Stiamo già preparando una serie di incontri con i maggiori esperti della materia – ci spiega – ma la cosa su cui puntiamo molto sarà il coinvolgimento delle banche e di tutti i soggetti impegnati nella gestione dei risparmi o degli investimenti in generale. Anche loro potranno organizzare incontri e momenti di informazione, andando a comporre un mosaico diffuso per sensibilizzare più persone possibili. Inoltre, porteremo le nostre proposte nelle scuole, perché gli elementi chiave della finanza devono far parte del bagaglio personale sin dai primi anni di studio. Cercheremo insomma di fare di tutto per fornire l’abc necessario ad evitare gli errori del passato”.
Già, perché se c’è una cosa che la professoressa non riesce a digerire è la superficialità con cui troppo spesso vengono considerati i risparmi. “Ma possibile – si interroga – che per comprare un vestito si passino le ore online a capire come risparmiare pochi euro, mentre quando c’è da prendersi cura dei soldi, che magari potranno servirci nei momenti di bisogno o per una pensione serena, ci si affidi alla prima proposta che capita?”.

Professoressa, lei ha una grande esperienza internazionale sul tema. Come ha trovato il comportamento medio di noi italiani rispetto al modo di trattare le proprie finanze?

Gli italiani hanno una grande propensione al risparmio, sono un popolo di formiche. E questo è un vantaggio rispetto, per esempio, agli americani. Ma nell’era della globalizzazione e della finanza online tutto è più complesso. Ed è facile scivolare nei due opposti: da una parte tenere tutti i propri soldi sul conto corrente, rinunciando a forme di investimento più ragionate, dall’altra, proprio a causa dei bassi interessi bancari, cedere alla tentazione dell’azzardo, quello che promette tanto e che ti porta via tutto.

A muoversi senza alcuna conoscenza finanziaria non sono soltanto le persone meno istruite, ma anche tanti laureati. Come mai, secondo lei?

Perché purtroppo, soprattutto in Italia, non si considera una conoscenza finanziaria di base al pari di una buona cultura generale, un fattore di saggezza, insomma. Anche in ambiti particolarmente colti, come se occuparsi di denaro fosse qualcosa di volgare. È su questo pregiudizio che come Comitato vogliamo intervenire. Perché oggi la mancanza di educazione finanziaria è un grave limite nella vita quotidiana.

In un anno il Comitato ha elaborato una strategia per i ministeri interessati, ha censito le iniziative di educazione sul territorio e soprattutto ha aperto un sito Quello che conta, in cui sono sintetizzate alcune buone pratiche da intraprendere. Ci dice quali sono le prime cose da tenere presenti?

Abbiamo provato a elencare alcune piccole regole, che dovrebbero essere di semplice buonsenso, ma che vengono sistematicamente trascurate. La prima è quella di avere cura dei propri soldi. Sembra una banalità, ma bisognerebbe considerare i propri risparmi così come si considera la propria salute. Perché, specie sui tempi lunghi di una vita, pesa tantissimo la differenza tra una gestione oculata e una sciatta. Di qui il secondo consiglio che diamo: informatevi bene. Il nostro portale offre già una prima base di indicazioni. E allora perché non dedicare agli strumenti finanziari la stessa attenzione che si mette nell’acquisto di un’auto?

Non accontentiamoci della prima proposta. È il terzo suggerimento…

Sì, purtroppo è una pratica piuttosto frequente tra chi acquista prodotti finanziari. Le pubblicità su Internet, i consigli interessati di un conoscente, tutto può concorrere a decisioni affrettate. E per questo, altro avvertimento che diamo, non bisogna firmare mai ciò che non si è compreso fino in fondo. Molti sottovalutano che l’ignoranza ha un prezzo e che una firma ha conseguenze spesso irreversibili. Attenzione, allora.

E infine l’ultima indicazione generale: più guadagni, più rischi.

Certo, investire denaro non è giocare a Monopoli. Rendimenti alti sono sempre associati a rischi elevati. I miracoli in questo ambito non esistono.

Tra le tante innovazioni nel campo della finanza, c’è l’arrivo di strumenti digitali del Fintech, come i robo-advisor, programmi di intelligenza artificiale capaci di elaborare strategie di investimento basandosi su algoritmi e big data. Potremo mai demandare alle macchine la cura dei nostri risparmi?

No, non credo. Il Fintech può completare le informazioni di chi ha una già conoscenza di base, ma non può sostituire l’educazione finanziaria. Perché il punto è sempre lo stesso: a maggiori guadagni, anche se prospettati da robot, corrispondono sempre maggiori rischi. Non si scappa.

In conclusione, di chi possono fidarsi i risparmiatori oggi?

C’è un problema di diffidenza generale, dovuto agli episodi di cui si sono occupate le cronache negli ultimi anni. Ma sono convinta che la maggiore conoscenza della finanza rafforza la fiducia tra cittadini e banche. I consulenti finanziari restano figure essenziali per chi vuole investire. E nessuno vuole rimpiazzarli con una gestione fai-da-te. Ma sarà proprio una maggiore cultura del credito che permetterà alle persone di scegliere il consulente più idoneo, di fare confronti consapevoli o semplicemente di porre le domande giuste. Perché, in fin dei conti, l’educazione finanziaria è il migliore degli investimenti.

 


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