Fideuram caput mundi private banking

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La fotografia del private banking in Italia. Un settore in crescita e dalle tante potenzialità. Ecco i principali risultati dell’indagine “Il private banking in Italia – Ed. 2018”  a cura di Magstat

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti9 agosto 2018 | 12:23

Sono sicuramente importanti i risultati emersi ultima indagine – Il private banking in Italia – Ed. 2018 – a cura di Magstat e giunta alla 15esima edizione: il settore, dove a dominare per masse e raccolta è il polo Fideuram, è ancora in continua crescita e il potenziale del segmento è assolutamente elevato. Ma andiamo per gradi.

Magstat ha analizzato 259 operatori finanziari che offrono servizi di private banking e family office in Italia. Al 31 dicembre 2017, il totale delle attività finanziarie che si spartiscono i 259 player censiti, ammonta a 912,5 miliardi di euro suddivisi su 1.073.531 clienti “dichiarati”. Stimando che il mercato italiano del private banking e del family office valga complessivamente 1.140 miliardi (a fine 2017), la quota non ancora raggiunta dai servizi di private banking è pari al 20% (228 miliardi di euro) che non si discosta di molto dalla percentuale raggiunta l’anno scorso (21%). La quota di mercato servita (912,5 miliardi di euro) è dell’ 80% ed è in continua crescita. Anche quest’anno la spartizione dell’asset prevede solo due categorie: private banking e family office. Tale scelta è stata dettata dall’impossibilità di inquadrare numerosi operatori all’interno di una ed una sola delle vecchie categorie (banche commerciali italiane, banche d’affari estere, banche italiane specializzate, sgr-sim-boutique finanziarie, reti di consulenti finanziari con divisioni private).

Per citare alcuni esempi:

-Allianz Bank FA, Hypo Tirol Bank e Deutsche Bank Private Advisor Unit (Finanza&Futuro) hanno i requisiti per essere inserite nella vecchia categoria banche d’affari estere ma anche tra le reti di consulenti finanziari con divisioni private;

-Banca Euromobiliare, Banca Generali e Banca Patrimoni Sella & C. dispongono al proprio interno di una rete di consulenti finanziari (private banker a provvigione) ma anche di una struttura di private banker a dipendenza;

-Banca Intermobiliare, Banca Leonardo, Cassa Lombarda, Banca Ifigest, Credit Suisse Italy ed Ersel Sim dispongono tutti di consulenti finanziari (private banker a provvigione) che operano in sinergia con i private banker a dipendenza;

-Fideuram-Intesa Sanpaolo Private Banking dal 1° luglio 2015 ha unito tre reti: Fideuram, Sanpaolo Invest e Intesa Sanpaolo Private Banking. Rendendo impossibile classificarla all’interno di una delle cinque vecchie categorie del private banking da noi create.

I 912,5 miliardi di euro sono così ripartiti:

-832,2 miliardi di euro (pari al 91,2% del mercato servito) sono nelle mani di 122 operatori finanziari specializzati nel private banking grazie alla consulenza di 16.767 private banker distribuiti in 2.430 filiali/uffici suddivisi su 1.046.043 clienti;

-80,3 miliardi di euro (pari all’8,8% del mercato servito) appartengono a 137 family office dove lavorano 608 family officer in 211 uffici suddivisi su 27.488 clienti.

Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking si aggiudica il gradino più alto del podio con 151,4 miliardi di euro, seguita da Unicredit Private Banking con 63,5 miliardi di euro e Banca Aletti (Gruppo Banco BPM) con 39,3 miliardi di euro. L’asset controllato dai primi tre operatori è pari al 27,9% del mercato e in termini assoluti supera i 254 miliardi di euro. Scorrendo la classifica troviamo al quarto posto Banca Generali PB con 35,4 miliardi seguita da UBI Top Private con 34,8 miliardi di euro. I primi cinque operatori finanziari attivi nel private banking hanno una quota del mercato che supera i 324 miliardi di euro, pari al 35,6%.

I primi dieci coprono il 51,7% del mercato con 472 miliardi di euro. Interpretando i risultati in termini di gruppi bancari, i primi tre (nell’ordine Intesa SanPaolo, Unicredit e Banco BPM) controllano il 33,6% (306,6 miliardi di euro), i primi cinque gruppi (+ Ubi Banca + Banca Generali) il 41,6% (379 miliardi di euro) e i primi dieci (+ BNL BNP Paribas + Ubs + Deutsche Bank + Credem + Mediobanca) il 58,2% (531 miliardi di euro) del mercato private servito. I primi venti gruppi coprono il 75,6% del mercato con 692,3 miliardi di euro.

Nel 2017 è continuato il processo di concentrazione nel settore del private banking in Italia e si sono rafforzati soprattutto i primi 10 gruppi bancari che sono stati i principali protagonisti di alcune acquisizioni:

-Ubi Banca: Nuova Banca delle Marche, Nuova Banca Etruria e del Lazio, Banca Federico Del Vecchio, Nuova Cassa di Risparmio di Chieti;

-Bper: Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara; –

Intesa SanPaolo: Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca;

-Credit Agricole Italia: Cassa di Risparmio di San Miniato, Cassa di Risparmio di Cesena SpA e Cassa di Risparmio di Rimini Spa;

-Banco BPM, nato dalla fusione tra il Banco Popolare e la Banca Popolare di Milano, ha scalato una posizione in classifica: ora è terzo con 40,5 miliardi di euro (Banca Aletti + Banca Akros).

ASSET – I patrimoni (asset finanziari totali) detenuti dagli operatori che offrono servizi di private banking e di family office in Italia sono passati da 869,5 miliardi di fine 2016 a 912,5 miliardi di fine 2017. Nell’ultimo anno l’incremento è stato di ben 43 miliardi di euro, pari allo 4,9%. Negli ultimi cinque anni l’incremento è stato pari a 263,9 miliardi di euro: da 648,6 miliardi di fine 2012 a 912,5 miliardi di fine 2017. Negli ultimi 10 anni l’incremento è stato pari a 338,8 miliardi.

CLIENTI – Il numero dei clienti italiani che utilizzano il servizio private banking e del family office è diminuito da 1.159.871 unità (fine 2016) a 1.073.531 unità (fine 2017).

FILIALI/UFFICI – Sono 2.641 le filiali/uffici private dichiarati dai player del mercato. Svetta sempre la Lombardia che, secondo le nostre stime, ne conta 499; segue l’Emilia Romagna con 197, il Veneto con 187 filiali private, Piemonte (181), Lazio (131), Toscana (117), Liguria (109). Tra le province italiane Milano è sempre in testa con 240 filiali, seguita da Roma (115) e Torino (97).

PRIVATE BANKER – Sono 16.767 i private banker (esclusi i 608 family officer) censiti. Se suddividiamo i 122 operatori finanziari specializzati nel private banking, monitorati in questa indagine, sulla base del tipo di inquadramento riservato ai propri private banker si possono individuare:

-29 operatori che dispongono sia di private banker remunerati a provvigione sia di private banker a dipendenza (il più grande è Fideuram ISPB);

-8 operatori che utilizzano solo private banker remunerati a provvigione (Finecobank è quello di maggior dimensioni in termini di masse);

-85 operatori finanziari si affidano esclusivamente private banker a dipendenza.

I private banker remunerati esclusivamente a provvigione che lavorano nell’industria italiana del private banking sono in continua ed inesorabile crescita: al 31 dicembre 2017 il numero totale era pari a 10.941 con masse gestite stimabili che superano i 217 miliardi (erano 185 miliardi lo scorso anno), pari al 24% del mercato complessivo servito e pari al 26% del mercato “private” servito escludendo i “family office”.

RACCOLTA – L’analisi della raccolta netta del 2017 (limitata alle strutture che hanno fornito il dato relativo esclusivamente alla clientela private) evidenzia che gli operatori finanziari con all’interno una rete di consulenti finanziari (private banker remunerati a provvigione) sono quelli più dinamici: Fideuram-Intesa Sanpaolo Private Banking ha raccolto 9,6 miliardi di euro (dei quali 2,9 miliardi raccolti dalle Reti Fideuram e Sanpaolo Invest); Banca Generali PB (5,9 miliardi), Mediolanum PB (1,5 miliardi), Credem (1,4 miliardi), Credit Suisse Italy (1,2 miliardi di euro). Se analizziamo i risultati in base alle dimensioni degli operatori finanziari monitorati possiamo evidenziare che sono 12 i big player (operatori con patrimoni superiori ai 20 miliardi di euro) che detengono il 56,3% del mercato (513,6 miliardi di euro). Il 19,9% del mercato è nelle mani delle strutture (13 unità) con patrimoni tra i 10 ed i 20 miliardi di euro (con asset complessivi pari a circa 181,5 miliardi di euro). Il 7,6% del mercato (pari a 69,5 miliardi circa) è invece controllato dai 11 operatori con patrimoni tra i 5 ed i 10 miliardi di euro. Le strutture con asset da 1 miliardo ai 5 miliardi sono 41 e hanno patrimoni complessivi di 107 miliardi di euro, pari ad una quota del 11,7%. Mentre i 105 operatori finanziari più piccoli, ovvero quelli con patrimoni fino ad 1 miliardo di euro, detengono asset finanziari totali di poco superiori ai 40,8 miliardi, pari al 4,5%.

Facendo un confronto con l’anno precedente possiamo affermare che: Aumenta il peso dei big player (>10 miliardi).

-Il 16,2% del mercato del private banking è in mano a piccole strutture con patrimoni inferiore ai 5 miliardi di euro, contro il 16,7% dello scorso anno.

-Il 7,6% del mercato è controllato dalle strutture con patrimoni tra i 5 ed i 10 miliardi di euro, contro il 10,1% dello scorso anno.

-Il 19,9% del mercato è controllato dalle strutture con patrimoni tra i 10 ed i 20 miliardi di euro, contro 17,7% dello scorso anno.

-Il 56,3% del mercato è in mano ai big player del settore (intermediari finanziari con patrimoni superiori ai 20 miliardi di euro), contro il 55,5% dello scorso anno.


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