Assogestioni è l’ago della bilancia di Carige

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Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti16 agosto 2018 | 09:54

Tiene banco anche a Ferragosto il risiko in casa Carige. Nell’attesa della presentazione delle liste per l’assemblea del 20 settembre, dove Raffaele Mincione e Vittorio Malacalza saranno i principali sfidanti per la maggioranza dell’istituto genovese, MF  dello scorso 15 agosto evidenzia il ruolo chiave che potrebbe avere il mondo del risparmio gestito nostrano, rappresentato da Assogestioni (nella foto il presidente Tommaso Corcos), nella definizione della futura proprietà.

Qui di seguito alcuni passaggi chiae dell’articolo a firma Luca Gualtieri.

“L’attore decisivo della partita potrebbe essere Assogestioni. L’associazione non avrebbe ancora deciso se presentare o meno una lista e proprio per questa ragione sarebbe oggetto di particolari attenzioni da parte dei due contendenti. Oggi infatti una larga fetta del capitale di Carige è in mano a investitori istituzionali, entrati in gran parte nel corso dell’ultimo aumento di capitale da mezzo miliardo e della conversione dei bond subordinati. Tra gli altri ci sono intermediari italiani come Intesa Vita, Fonspa e Generali, una controllata del Tesoro come Sga e soprattutto una pletora di soggetti internazionali tra cui spiccano i nomi di Chenavari (4,9%), BlackRock (0,6%), Dimensional Fund (0,4%), Charles Schwab (0,22%) e altri. Se Assogestioni scendesse in campo, questi voti sarebbero canalizzati in una sola lista anziché disperdersi nelle formazioni di Malacalza e Mincione. Con il rischio che dall’assemblea non esca nessun vero vincitore, perché l’attuale statuto della banca richiede una solida maggioranza per controllare il board”.

“I due sfidanti sono consapevoli di questa possibilità e avrebbero avviato contatti con i principali investitori per sondare le intenzioni di voto e fare incetta di consensi. Per farlo avrebbero messo sul tavolo strategie di medio-lungo periodo, comprese eventuali aggregazioni. Mincione avrebbe scelto di muoversi in continuità con la linea dell’amministratore delegato Paolo Fiorentino, che dovrebbe essere candidato nella sua lista. Oltre che sul completamento del piano industriale, il finanziere di Pomezia ha scelto di puntare sul tema dell’aggregazione, delineando il profilo dei potenziali partner. Malacalza invece avrebbe scelto di porre l’accento sulle potenzialità di una politica stand alone senza però escludere un matrimonio nel medio termine. Non è escluso peraltro che l’imprenditore piacentino inserisca nella rosa dei candidati per il board il nome di qualche banchiere o ex banchiere (tra gli altri è tornato a circolare da qualche giorno il nome dell’ex amministratore delegato di Bpvi, Francesco Iorio). Gli istituzionali insomma dovranno decidere tra queste due proposte industriali che nei prossimi giorni potrebbero arricchirsi di ulteriori elementi. In ogni caso, come detto, il distacco in termini di voti tra le due liste sarà fondamentale per l’equilibrio della nuova governance”.


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