La grande festa sta per finire?

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Conti positivi per i big player delle reti. Ma l’impatto delle regole europee è dietro l’angolo.

Andrea Telara di Andrea Telara13 settembre 2018 | 08:30

Per trarre conclusioni forse è ancora presto e si dovrà attendere probabilmente la fine del 2018 o addirittura i primi mesi del 2019. Tuttavia, già negli ultimi dati trimestrali e semestrali pubblicati dalle maggiori banche reti italiane, si intravedono alcuni effetti (reali o potenziali) della Mifid 2, la seconda edizione della direttiva europea sui servizi finanziari entrata in vigore nel gennaio scorso. Per molti analisti Mifid 2 provocherà un’erosione dei margini di profitto delle società dell’asset management e dei maggiori player del settore della consulenza finanziaria, costringendoli a limare le fee e a sostenere maggiori costi operativi per tutte quelle attività di compliance che consentono di rispettare i dettami della nuova normativa. Dunque, anche se le ultime trimestrali e semestrali delle banche-reti sono state in sostanza positive, non sembra casuale il fatto che i ricavi e l’utile netto dei big del mercato (con l’eccezione di Fineco) abbiano mostrato qualche segnale di affaticamento con l’avanzare dei mesi, complice anche una congiuntura non favorevole sui mercati finanziari nel dopo elezioni italiane, che ha tenuto sotto pressione le commissioni di performance delle sgr. Proprio per questa ragione, le quotazioni a Piazza Affari dei titoli del settore non hanno certo brillato nei mesi scorsi visto che, come sempre accade, le borse cercano di anticipare il più possibile i trend del futuro, molto prima di vederli certificati nero su bianco nei bilanci. Ecco di seguito, una panoramica dei dati semestrali delle principali banche-reti: Fideuram ISPB, Banca Mediolanum, FinecoBank, Banca Generali e Azimut.

FIDEURAM ISPB – Non essendo quotata in borsa, Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking non ha pubblicato i dati sul secondo trimestre del 2018 ma soltanto sull’intero semestre. La prima metà dell’anno è stata sostanzialmente positiva per la società, con l’utile netto consolidato che sale a 454 milioni (+2% su base annua), sostenuto dalla crescita delle commissioni ricorrenti (+5%) e dal contenimento dei costi operativi. Il totale delle masse amministrate è cresciuto a 217,9 miliardi di euro grazie alla performance commerciale delle reti distributive, che hanno raccolto 5,5 miliardi nonostante il contesto di mercato meno favorevole. La componente del risparmio gestito è pari a 152,9 miliardi e rappresenta oltre il 70% degli asset. Al 30 giugno 2018 le masse amministrate in regime di consulenza a pagamento ammontavano a 38,9 miliardi. La raccolta netta nel risparmio gestito si è attestata a 2,9 miliardi mentre quella del risparmio amministrato è risultata pari a oltre 2,5 miliardi, riflettendo un orientamento più conservativo dei flussi, legato alla congiuntura di mercato. Sempre nel primo semestre del 2018 le commissioni nette incassate da Fideuram ISPB sono risultate pari a 860 milioni, in aumento del 3% rispetto al saldo di 839 milioni della prima metà del 2017. Le commissioni nette ricorrenti, componente predominante del margine commissionale, sono risultate pari invece a 810 milioni, in crescita del 5% rispetto ai primi sei mesi del 2017 grazie soprattutto all’incremento delle masse del risparmio gestito. Paolo Molesini, amministratore delegato e direttore generale di Fideuram ISPB, ha dichiarato: “La nostra è una crescita continua, sostenibile e resiliente a fattori esogeni e condizioni di mercato. Trimestre dopo trimestre i dati di raccolta e di reclutamento dimostrano la sempre maggiore attrattiva verso clienti e private banker”.

BANCA MEDIOLANUM – È stato un secondo trimestre positivo quello di Banca Mediolanum, chiuso con 116 milioni di euro di profitti, un valore che rappresenta il miglior risultato degli ultimi sei trimestri. L’utile netto consolidato della prima metà dell’anno è stato invece di 175,3 milioni, di euro (-11% rispetto allo stesso periodo del 2017 che, va ricordato, era stato influenzato da diversi e significativi eventi straordinari, come la vendita di Banca Esperia, nonché da mercati finanziari positivi). Il totale delle masse gestite e amministrate dalla banca è salito a 76,16 miliardi di euro, in aumento del 5% rispetto al 30 giugno 2017 e dell’1% da inizio anno, nonostante il negativo effetto dei mercati. Ecco un elenco riassuntivo di altri dati semestrali, in aggiunta a quelli ricordati sopra. La raccolta netta totale è stata positiva per 1,82 miliardi di euro mentre quella in fondi comuni d’investimento si è attestata a 1,47 miliardi di euro. I family banker della rete al 30 giugno 2018 sono risultati pari a 4.249 mentre i clienti sono più di 1,23 milioni.

FINECO – Ricavi in crescita del 10%, utile in rialzo del 20% circa e raccolta netta di quasi 3,59 miliardi (+24% sullo stesso periodo dell’anno precedente). Si è chiuso così il primo semestre del 2018 per FinecoBank, le cui attività finanziarie sfiorano i 70 miliardi di euro, di cui 27 miliardi sono riconducibili alle attività di private banking. Soddisfatto l’amministratore delegato e direttore generale della banca, Alessandro Foti, che ha dichiarato: “Ancora una volta presentiamo dati in forte crescita, confermando la capacità di Fineco di produrre risultati solidi e sostenibili anche in un contesto di mercato sfidante. Risultati favoriti anche dal modello di business diversificato in grado di far leva sui due trend strutturali in atto nella società, digitalizzazione e richiesta di consulenza”. Ecco una sintesi dei principali risultati di Fineco tra gennaio e giugno 2018. L’utile netto si è attestato 125,2 milioni di euro, in aumento del 20,1% su base annua; i ricavi totali sono risultati pari a 311,8 milioni (+10,3%) mentre il cost/income ratio, cioè il rapporto tra il giro d’affari complessivo e il totale dei costi, è calato di quasi tre punti rispetto al 2017, raggiungendo il 40%. Positivo anche il dato sulla raccolta: in un semestre Fineco ha registrato flussi netti positivi pari a oltre 3,59 miliardi di euro, di cui quasi 3,3 miliardi sono stati generati dalla rete dei consulenti finanziari. In crescita del 10% gli asset finanziari della banca, che ormai sfiorano i 70 miliardi, di cui ben 27 miliardi sono riconducibili alla clientela di fascia medio alta, classificata come private. I clienti di Fineco hanno seguito un trend di crescita anche nella prima parte del 2018, raggiungendo la soglia di 1,24 milioni di unità, in aumento del 7% su base annua. Soffermandosi sul secondo trimestre dell’anno, tra marzo e giugno la banca non ha evidenziato alcuna erosione dei ricavi o dei profitti che, anzi, sono cresciuti ancora. L’utile netto del secondo trimestre è risultato infatti pari a 66,2 milioni di euro, in crescita del 12,8% sul primo trimestre e del 25,9% rispetto allo stesso periodo del 2017.

BANCA GENERALI – Semestre in crescita anche per Banca Generali, guidata da Gian Maria Mossa, che ha toccato un nuovo massimo storico nelle masse a quota 58,1 miliardi di euro con un incremento dell’11% su base annua. La raccolta netta nella prima metà dell’anno è stata positiva per 3,15 miliardi in 6 mesi, grazie allo sviluppo dell’attività di advisory evoluta, le cui masse sono cresciute di 2,2 miliardi di euro. L’andamento negativo o volatile dei mercati finanziari ha però avuto effetto sugli utili. Il minor contributo delle commissioni variabili legate alle performance ha infatti limato i profitti che hanno comunque superato i 92,6 milioni di euro, un livello maggiore delle stime degli analisti (90 milioni). Escludendo le voci variabili legate all’impatto dei mercati, l’utile netto basato sull’attività “core” della consulenza ai clienti è cresciuto del 65% a oltre 58 milioni. “Un risultato molto solido che mostra le nostre capacità di attrarre nuova clientela anche in contesti di mercato sfidanti”, ha commentato l’amministratore delegato Mossa, che ha aggiunto: “Rimaniamo concentrati sulla strategia di rafforzamento della componente ricorrente dei risultati per aumentarne la sostenibilità indipendentemente dalla dinamica dei mercati finanziari”.

AZIMUT – Ricavi consolidati pari a 376 milioni di euro, contro i 415 milioni del 2017. Un utile netto di 73 milioni, in calo dai 121 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente, ma comunque sopra le attese degli analisti. Sono questi in sintesi i dati di bilancio diffusi a fine luglio da Azimut Holding e relativi al primo semestre dell’anno. Il totale delle masse gestite nel semestre dalla società ha raggiunto i 40,8 miliardi di euro; il dato che comprende il risparmio amministrato e gestito da case terze e direttamente collocato arriva a invece a 51,6 miliardi. La raccolta netta nei primi sei mesi dell’anno è stata pari a circa 2,4 miliardi, di cui una buona parte deriva dal business estero che oggi rappresenta il 25% del patrimonio complessivo del gruppo. La posizione finanziaria netta consolidata a fine giugno è risultata negativa per circa 57 milioni di euro, in miglioramento rispetto ai 134,9 milioni di fine dicembre 2017. È continuata l’attività di reclutamento in Italia di consulenti finanziari e private banker. Durante il primo semestre del 2018 il gruppo e le sue divisioni hanno registrato complessivamente 119 nuovi ingressi, portando il totale degli advisor del gruppo Azimut a fine giugno a 1.719 unità. Sergio Albarelli, ceo del gruppo ha dichiarato: “I risultati del secondo trimestre mostrano un’evoluzione positiva rispetto ai tre mesi precedenti nonostante il perdurare dell’incertezza e della volatilità sui mercati finanziari”. Il fondatore e presidente Pietro Giuliani ha invece sottolineato come l’utile netto, soprattutto nel secondo trimestre 2018, abbia superato le attese degli analisti, mentre resta l’obiettivo di riportare le quotazioni del titolo sopra i 50 euro.


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