Bufi (Anasf) risponde alle accuse del consulente

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di Redazione 19 Settembre 2018 | 08:31
Il ruolo dell’associazione è importante. Parole del presidente di Anasf, Maurizio Bufi

Parafrasare il grande Milan Kundera, a proposito del ruolo svolto da Anasf nei vari decenni di vita associativa, può apparire intrigante da un punto di vista letterario; tuttavia è inconsistente da quello dell’analisi storica e dell’evoluzione della professione della figura del consulente finanziario in Italia. Mi limito a fare alcune brevi osservazioni sui punti più controversi e sensibili, come presentati e riassunti dall’autore.

È il mercato, bellezza
Sul taglio dei margini economici alle reti commerciali siamo in presenza del tema più sensibile, avendo riguardo agli economics dei consulenti. La riduzione dei margini è frutto di vari fattori, tra cui la pressione normativa e regolamentare, la maggiore trasparenza sui costi, la diffusione della tecnologia, tutti elementi che caratterizzano un mercato maturo dove aumentano le masse e la produttività. Che questo si riverberi sui margini della filiera produzionedistribuzione è cosa conseguente; in poche parole è il mercato, a cui noi non ci opponiamo, perché ne facciamo parte. Poi c’è il tema della ripartizione del valore aggiunto all’interno della componente distributiva, che va al soggetto abilitato e per questa via remunera l’azionista di riferimento, nonché alla rete e ai suoi vari livelli.

Impegno sul praticantato
Sul passaggio relativo all’eliminazione (prima) e alla mancata riproposizione della figura del praticante, indispensabile per assicurare il ricambio generazionale della rete siamo in presenza di un grave alterazione della realtà. Se c’è stato un soggetto che si è opposto alla soppressione del praticantato quello è stato proprio Anasf, pur riconoscendo che così come era concepito aveva generato non pochi problemi, tanto che Consob fu molto determinata nell’eliminazione di quella figura di passaggio alla professione adulta. Ma è proprio sulla questione del passaggio generazionale che la nostra associazione ha puntato il faro e l’attenzione, stimolando la discussione e premendo sugli intermediari, affinché investissero con lungimiranza sui giovani consulenti, mettendo a disposizione una parte non secondaria dei propri utili. Invocare una mancata attivazione presso il Parlamento, per la nascita di un ordine professionale riconosciuto, non è mai stato all’ordine del giorno di Anasf e dei propri associati, in quanto la nostra attività nasce nell’ambito commerciale con la caratteristica normativa di essere svolta professionalmente, cioè con competenza e continuità. Requisiti recentemente al centro dell’elaborazione del regolatore in materia di conoscenze e competenze, che valorizzano ulteriormente il ruolo del consulente.

Resistenza delle mandanti
Sulla mancanza di un contratto unico con garanzie collettive lo stesso autore dell’articolo ricorda che l’Anasf ha presentato al mercato la sua proposta di contratto europeo, proprio per superare alcuni istituti derivanti dalla cornice originaria e valorizzarne degli altri, come pure introdurre lo svolgimento dell’attività nella forma della persona giuridica. Su questo versante abbiamo registrato una forte resistenza delle società mandanti, prima ancora che della loro associazione di rappresentanza.

Garanti di un modello
Infine la questione delle modalità di erogazione della prestazione del servizio di consulenza finanziaria, che è mal posta ed evidenzia una scarsa conoscenza delle dinamiche che hanno preceduto il quadro normativo della Mifid 2. Il tema non è la consulenza finanziaria come servizio non autonomo, ma da vendere in esclusiva di prodotto e quindi in regime di conflitto d’interessi rispetto agli strumenti finanziari distribuiti, quanto piuttosto se abbiamo o meno garantito che un modello basato sulle commission fee fosse ancora praticabile in Italia, salvaguardando così l’attività del consulente finanziario (già promotore) e lo sviluppo che aveva avuto prima dell’introduzione della normativa europea. Ciò è stato fatto, trovando un compromesso che è frutto dell’incontro del mantenimento delle modalità di remunerazione, compensate da una più alta qualità del servizio erogato e dalla gestione del conflitto di interessi, con l’esercizio dell’attività e la relativa remunerazione attraverso la modalità fee only. Ricordo tra l’altro che gli intermediari autorizzati possono svolgere, attraverso i propri consulenti, sia la consulenza finanziaria non indipendente sia quella indipendente, a condizione che le strutture siano separate.

Funzione di sintesi
Ancora una volta, nonostante le argomentazioni portate dall’autore, sul terreno della consulenza (ma tanti altri sono stati e continuano a essere i fronti di rappresentanza della nostra associazione) l’Anasf ha svolto una funzione di sintesi tra la salvaguardia degli interessi di una categoria, l’affacciarsi di nuove modalità di prestazione del servizio di consulenza e la libera scelta del cliente di rivolgersi all’una o all’altra forma, nel rispetto delle regole, della concorrenza, dell’evoluzione della professione e per un sano e corretto sviluppo del mercato finanziario più in generale.

A cura di Maurizio Bufi, presidente di Anasf.

Qui l’articolo di “accusa” di Alessio Cardinale.

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