Le banche possono affondare il populismo

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Il possibile impatto della nuova legge di bilancio su un sistema bancario già in difficoltà…

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti27 settembre 2018 | 15:30

Il tema del “populismo” è prepotentemente salito alla ribalta dei dibattiti politici (e anche economici) europei. Le riflessioni molto spesso vertono in merito ai possibili rischi economici derivanti da politiche estremiste e su come si possa eventualmente porre rimedio a queste eventualità. Strano ma vero, un possibile freno potrebbe arrivare, per lo meno in Italia, da un’altra situazione di difficoltà, cioè quella legata al sistema bancario. A suggerire questo scenario è Andrew Fraser, Head of Financial Credit Research di Aberdeen Standard Investments. Vi riportiamo di seguito la sua interessante analisi.

Sin dal 2011, la Banca Centrale Europea ha fornito ingenti quantità di liquidità a buon mercato alle banche. L’Italia è stato uno dei principali beneficiari del programma TLTRO (Targeted Long Term Refinancing Operations) e, come sottolineato da Moody’s, le banche italiane dovranno rimborsare 250 miliardi di euro entro il 2021.

Il programma TLTRO avrebbe dovuto incentivare il finanziamento verso l’economia reale, ma molte banche italiane hanno invece utilizzato questi fondi per sostenere la profittabilità, per stabilizzare la raccolta e i ratio patrimoniali. Con l’approssimarsi della chiusura di questo canale, le banche devono cercare fonti di finanziamento alternative oppure riequilibrare il proprio bilancio.

Non dovrebbe essere un grosso problema per le banche italiane più grandi che hanno accesso a diverse fonti di finanziamento, hanno un’ampia base di azionisti, un modello di business relativamente solido e bilanci molto migliorati. Una larga parte del sistema bancario italiano, però, è in difficoltà. Vi sono molti istituti a livello nazionale e regionale che non sono competitivi e che hanno fatto affidamento sulla liquidità a basso costo della Bce senza affrontare adeguatamente le problematiche sottostanti, tra cui ingenti livelli di crediti in sofferenza, una profittabilità debole a causa di elevati costi strutturali e un basso livello di solvibilità.

Queste banche devono trovare una via di uscita dal programma TLTRO e per molte le opzioni sono preoccupanti, come sottolineato da Moody’s. Alcune di esse potrebbero essere costrette a ricorrere proprio a quei finanziamenti di breve termine che si sono prosciugati dieci anni fa lasciando molti istituti con problemi di insolvenza. Altre ancora potrebbero sfruttare l’emissione di obbligazioni sulla clientela retail, una pratica altamente sconsigliata dalla Bce. E molte semplicemente non hanno la possibilità di trovare fonti di finanziamento alternative a causa dei costi troppo elevati.

Queste ultime banche dovranno ridurre l’indebitamento, tagliare i prestiti e ridurre gli acquisti di BTP. E questo potrebbe portare l’Italia a una fase di debolezza economica o, nello scenario peggiore, addirittura a una recessione. Se le banche dovessero acquistare meno debito pubblico, lo spread potrebbe aumentare, segnando lo sgradito ritorno nell’Eurozona di una crisi dovuta allo stretto legame tra banche e titoli  di Stato.

Non ci sono soluzioni semplici per le banche italiane. La Commissione Europea, l’UE, la Bce e la Banca d’Italia ne sono perfettamente consapevoli. E sospetto che anche Matteo Salvini e Luigi Di Maio ne saranno informati mentre si apprestano a definire il budget. Alcune delle proposte di cui si sente parlare metterebbero a dura prova anche un settore bancario solido. In questa fase, però, molte banche italiane sono in terapia intensiva e, quando la spina della liquidità a buon mercato sarà staccata, i politici italiani dovranno assicurarsi che qualsiasi medicina stiano pianificando per gli elettori possa essere tollerata anche dal sistema bancario.

Questa crudele realtà potrebbe condurre Di Maio e Salvini su sentieri più moderati. Perché perfino loro sanno che il populismo ha i propri limiti quando il risultato genera un danno per il settore bancario, una profonda recessione e gravi perdite sulle obbligazioni bancarie detenute dai propri elettori.


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