Autonomi e scf, il rebus dei “ritardatari”

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Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti 5 Ottobre 2018 | 08:30
Il 1 dicembre il nuovo Albo sarà operativo. Ma non tutte le richieste di iscrizione potrebbero essere evase…

I lettori più attenti si ricorderanno di un nostro articolo dedicato al tema delle tempistiche di iscrizione al nuovo albo per autonomi e scf, elemento che potenzialmente potrebbe generare una situazione di “stallo” operativo per alcuni operatori. Lo scorso 3 ottobre Ocf ha pubblicato sul proprio sito il seguente comunicato:

In applicazione dell’art. 151, co 2, Regolamento Intermediari, si ricorda che il procedimento di iscrizione alle sezioni dei CF autonomi e delle Società di consulenza finanziaria può richiedere fino a 180 giorni, decorrenti dalla data di presentazione della domanda da parte degli interessati.

Pertanto si precisa che, stante la vigente normativa, la data di avvio dell’operatività dell’albo, in previsione per il 1° dicembre 2018, non può in alcun modo considerarsi vincolante ai fini dell’adozione dei provvedimenti di iscrizione.

Tutto ciò cosa significa? Esattamente quello che è stato scritto, cioè che non è detto che le pratiche verranno evase (ciò accettate o rifiutate) entro la data di messa in operatività dell’Albo.

Come risulta a Bluerating, le domande di iscrizione pervenute finora a ora a Ocf sono composte da un minimo di 400 pagine fino a “picchi” di 800; viene logico intuire il “peso” della fase istruttoria, processo che dipende anche da variabili esogene (si pensi per esempio alla verifica dei requisiti di onorabilità, elemento che richiede di rapportarsi anche a istituzioni terze).

Morale della favola: società e professionisti più “ritardatari” è probabile che non ricevano l’esito della loro richiesta entro l’1 dicembre. Cosa accadrà quindi? Dovranno incrociare forzatamente le braccia e smettere di lavorare in quanto potenziali abusivi? Stando a quanto risulta a Bluerating, questa ipotesi è decisamente remota; al Mef infatti si starebbe discutendo della possibilità di intervenire a livello normativo per scongiurare questo pericolo.

E’ vero quindi che, ora come ora, il Regolamento lascia ancora aperto un rebus operativo per i professionisti, ma la soluzione potrebbe essere davvero a portata di mano.

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