Doris studia un accordo per Mediobanca

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di Matteo Chiamenti 8 Ottobre 2018 | 14:00
Il patron di Mediolanum è pronto a muoversi in prima linea

Qualche giorno fa vi avevamo parlato di possibile incrocio “strategico” tra Azimut e Mediobanca, mentre è notizia di qualche giorno fa la possibile idea di Ennio Doris, altro grande protagonista del mondo delle reti con la sua Mediolanum, relativa a un nuovo patto di consultazione sulla banca d’affari (di cui è Mediolanum è già socia al 3,29%).

Giuseppe Stadio Caputo, sulle pagine di MF dello scorso 8 ottobre, riporta che Doris “ha tirato fuori dal cilindro l’idea di un nuovo patto di consultazione sulla banca d’affari, di cui Mediolanum ha il 3,29% e il banchiere nato a Tombolo uno 0,21%% tramite la holding di famiglia Fin.Prog. Lo definisce «patto di condivisione», una forma light che potrebbe essere gradita a Unicredit, primo socio con l’8,4%. L’uscita della Financière di Parguet di Bolloré (7,9% di Mediobanca), sommata al passo indietro di Italmobiliare (0,98%), aveva abbassato al 19,6% la quota sindacata (28,47%), sotto il limite del 25% sancendo scioglimento automatico a fine anno. Salvo appunto voler riedificare un mini-patto con una mera funzione segnaletica rispetto alle Generali, di cui Piazzetta Cuccia ha il 13,2%. Nelle conversazioni iniziali il patron di Mediolanum avrebbe abbozzato la sua idea come un accordo di consultazione, senza vincoli di blocco dei titoli, che si limita a condividere alcune scelte riguardanti Mediobanca. Condivisione che resterebbe fino a quando gli aderenti conservino l’ultima azione”.

Una scelta, quella del patto, che avrebbe una chiara utilità per la stessa Mediobanca, prosegue il giornalista: “Doris, per caratura e capacità di relazioni, ha una forte leadership e la sua idea del patto di condivisione manterrebbe in vita lo spirito della consultazione, senza troppi obblighi, su grandi tematiche, ma che possa orientare le decisioni. Al top management di Mediobanca farebbe comunque comodo convivere con una qualche forma di accordo con i soci. Anche perché nell’aprile 2019 scadrà il consiglio delle Generali e il rinnovo della governance del Leone costituisce da sempre un terreno di confronto acceso”.

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