Bufi (Anasf): “Riduzione sui margini? Riguardi tutti, non solo i cf”

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Al grido d’allarme lanciato dal presidente Anasf nell’edizione napoletana di Consulentia, rispondono gli esponenti delle reti: “il calo può essere compensato dall’aumento delle masse per consulente finanziario”.

Marco Muffato di Marco Muffato10 ottobre 2018 | 09:13

In una sala strapiena della Stazione Marittima di Napoli, teatro della edizione autunnale di Consulentia 2018, il presidente Maurizio Bufi (nella foto) detta l’agenda di Anasf nei prossimi mesi a prova di Mifid 2 e a base di remunerazione, formazione e nuove leve. Il primo tema è probabilmente il più sentito dai cf presenti in sala. “Lo scenario futuro richiede aumento produttività e masse in gestione. Se i margini però continuassero a scendere dovrebbero pesare anche su altri soggetti della catena del valore e non solo sulla nostra categoria. Il cf va remunerato adeguatamente, serve un’equa distribuzione dei ritorni economici nell’interesse di un modello che funziona”, afferma Bufi. Altro tema chiave è quello della formazione, “dove Anasf vuole giocare un ruolo attivo nell’aggiornamento professionale di associati e non” e ciò anche alla luce del recente chiarimento Consob, per cui tale attività di aggiornamento consisterà in almeno 30 ore di training ogni 12 mesi (compresa la formazione su upgrade e nuovi prodotti). Difficile pensare però, è il nostro commento, che Anasf costituisca una vera e propria società di formazione che eroghi corsi direttamente agli intermediari, per evidenti ragioni di conflitto d’interessi. Altro capitolo spinoso è quello del ricambio generazionale.  “Urge un ringiovanimento della categoria, serve un impegno rinnovato delle mandanti, uno spazio ad hoc da parte delle università con corsi di laurea breve (e proprio ieri Anasf ha presentato il primo storico corso di laurea in economia con indirizzo Consulente finanziario realizzato dall’Università di Teramo, leggi qui, n.d.r.). Il reclutamento dal settore bancario non è un giacimento inesauribile ed è molto costoso, serve quindi investire sui giovani”, ha chiosato Bufi.

La crescita rallenta. Cristina Catania, partner di di Mc Kinsey,  ha invece aggiornato sulle conseguenze sul campo della Mifid 2 nel comparto della consulenza finanziaria, dieci mesi dopo la presentazione della prima indagine alla edizione romana di Consulentia. Catania ha ricordato l’aumento quote di mercato al 28 per cento nel 2017 dal 23% del 2012 a scapito in particolare delle banche retail e con ricavi arrivati a 8 miliardi di euro. E poi come a fine 2017 la valutazione degli addetti ai lavori sulla riduzione del pricing al 2019 oscillasse tra il 6% e il 10% (nella valutazione pessimistica degli asset manager), con ricavi in pericolo in una forchetta compresa tra i 300 e i 600 milioni di euro. L’opinione prevalente nel settore è che le quote di mercato possano continuare a crescere seppur di poco dell’1 per cento, con una decisa crescita delle banche digitali al 14%. Ma per  Catania il quadro potrebbe diventare più roseo con un aumento delle quote di mercato oltre la soglia del 40% a condizione che le reti “Continuino a lavorare sulla qualità dei servizi di consulenza e sulla digitalizzazione dei processi”.

La pressione sui margini non deve far paura. Interessanti anche le opinioni sul mercato degli esponenti delle reti nella tavola rotonda pomeridiana. Fabio Cubelli, condirettore generale id Fideuram ISPB, ha sottolineato che “la pressione sulla riduzione dei margini non è figlia di Mifid 2 ma semmai di un momento in cui dare rendimento è difficile e le logiche di pricing conseguentemente ne risentono. Nel nostro caso le masse medie per cf stanno aumentando in modo consistente e questo può compensare”. Sulla stessa lunghezza d’onda è Ferdinando Rebecchi, responsabile sviluppo e consulenza finanziaria della rete dei life banker di Bnl Bnp Paribas, “la riduzione del pricing non colpirà tutte le reti allo stesso modo perché abbiamo sistemi di prezzo diversi. Noi per esempio non utilizziamo commissioni di performance. Detto questo i margini unitari sì diminuiranno ma gli asset cresceranno e ciò determinerà una compensazione. Sono convinto che il portafoglio medio crescerà nei prossimi anni fino a 30 milioni”. Duccio Marconi, direttore centrale consulenti finanziari di CheBanca! osserva che “andare da un avvocato che costa poco ma non vince mai una causa vada assolutamente evitato. La corsa alla riduzione del pricing non deve portare alla diminuzione della qualità del servizio, semmai il tema è come aumentare i ricavi. A nostro avviso il cf deve essere come un piccolo direttore di filiale allargando il raggio d’azione per esempio al lending verso le imprese”. Massimo Donatoni, co-amministratore delegato di Azimut Capital Management e responsabile di Azimut Wealth Management, sul tema rileva che “se il cliente wealth viene servito con una consulenza di qualità, l’asticella del pricing può rimanere alta”. Carlo Balzarini, head of wealth management & marketing di Allianz Bank e responsabile distribution development di Allianz S.A, dispensa ottimismo,”quella del consulente finanziario è una professione che può dare soddisfazioni a chi la pratica e ai clienti. Giustificare un determinato pricing significa doversi impegnare ancora di più sulla qualità in termini di servizi e prodotti”. Infine Edoardo Fontana Rava, direttore sviluppo e modello di business di Banca Mediolanum nega che ci sia criticità sui margini, “al contrario parlando di consulenza finanziaria non bisogna focalizzarsi sul costo proprio per non sacrificare la qualità. I cf devono essere pagati di più ma come? A nostro avviso allargando lo sguardo con una offerta a 360 gradi estesa a prodotti bancari e di protezione”.

 


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