Consulenti: ok tutele, ma che costi

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Mifid 2 e il regolamento Priips dettano l’agenda a produttori e distributori

Avatar di Redazione12 ottobre 2018 | 13:00

Come recentemente evidenziato anche in un Discussion Paper della Consob, i costi e i modelli distributivi delle quote/azioni degli Oicr sono destinati a cambiare nel prossimo futuro, e in parte sono già cambiati, a seguito dell’adozione di importanti provvedimenti normativi a livello comunitario. Il riferimento è alla Mifid 2, la seconda versione della direttiva europea sui servizi d’investimento (direttiva 2014/65/Ue) e al regolamento sui Priips (regolamento Ue numero 1286/2014) relativo ai documenti contenenti le informazioni chiave per i prodotti d’investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati. Il legislatore comunitario, con l’intento di innalzare il livello di tutela della clientela, ha preso atto che interventi fondati sulla disciplina della sola trasparenza non sono sufficienti ad assicurare un’adeguata protezione dei clienti.

Il peso dell’informazione

Pertanto a interventi fondati sulla sola disclosure ne sono stati abbinati altri di diversa natura che prevedono obblighi per l’industria da porre in essere ex ante. All’interno di queste due categorie di previsioni (intervento di sola trasparenza e intervento più incisivo ex ante), ce ne sono alcune che hanno e avranno un probabile impatto sui costi e sui modelli distributivi. All’interno della prima categoria è necessario citare gli interventi in materia di costi e oneri e le previsioni sul Kid, mentre all’interno della seconda categoria il più rilevante è sicuramente quello sulla product governance. Con riferimento alla disciplina sui costi e sugli oneri sopportati dai clienti, la direttiva Mifid 2 introduce un regime di informazione più granulare, attraverso l’obbligo di fornire le informazioni relative a tutti i costi e gli oneri relativi ai servizi d’investimento e a quelli accessori offerti e quelle relative agli strumenti finanziari proposti, secondo le modalità indicate dalla direttiva. Tali informazioni dovranno essere fornite ex ante e in tempo utile, nel caso in cui l’intermediario raccomandi l’investimento finanziario, e anche ex post, da parte di quegli intermediari che intrattengono con un cliente un rapporto continuativo personalizzato.

Dal Kid al Kiid

A questo si aggiunge che nell’informativa devono essere individuati e rappresentati gli incentivi ricevuti o pagati dall’impresa d’investimento in relazione al servizio prestato. Quest’ultimo intervento normativo avrà impatti significativi: in primis un probabile abbassamento delle commissioni pagate dai clienti, i quali avranno anche più consapevolezza del costo del servizio ricevuto. Specularmente è probabile una riduzione degli incentivi percepiti da parte degli intermediari, che si troveranno nella condizione di dover far fronte a minori entrate mediante altri strumenti. Un ulteriore intervento legislativo comunitario che si colloca nella prospettiva di una maggior trasparenza a beneficio della clientela è quello previsto dal regolamento sui Priips (Packaged retail investment and insurance products), tra i quali rientrano anche le quote/ azioni degli Oicr. Il regolamento prevede che venga predisposto un documento sintetico denominato Kid, da consegnare agli investitori in tempo utile e prima della conclusione del contratto. Il Kid deve essere redatto in forma concisa (al massimo tre facciate in formato A4, n.d.r.) e le informazioni devono essere presentate in modo accurato, imparziale e non fuorviante. In particolare tale documento deve contenere le informazioni chiave destinate a guidare gli investitori nell’assunzione di decisioni d’investimento consapevoli. Senza entrare nelle specificità di questa documentazione precontrattuale, è indubbio che la sua produzione costituisca un costo per l’industria del risparmio gestito. Tale disciplina si aggiunge e coordina con quella prevista dalla direttiva Ucits, e dalla relativa normativa di attuazione, in relazione al cosiddetto Kiid.

Individuare il target market

Di diversa natura, ma di sicuro impatto sui modelli distributivi dei gestori, è l’intervento in materia di product governance. Qui il legislatore comunitario non si è limitato a prevedere regole di sola trasparenza,

ma ha imposto agli operatori anche obblighi pervasivi che incidono direttamente sulla loro attività. In tal modo, il presidio è anticipato e viene considerato non solo il momento in cui il prodotto viene distribuito al cliente, ma anche quello in cui esso è concepito. Innanzitutto, i cosiddetti manufacturer, cioè i produttori, saranno tenuti in sede di approvazione del prodotto a individuare il relativo target market sia positivo, i clienti finali a cui il prodotto dovrebbe essere destinato, sia negativo ossia i clienti per cui il prodotto non è ritenuto adatto. Queste valutazioni dovranno poi essere trasmesse ai cosiddetti distributor, ossia i soggetti che hanno un maggior contatto con la clientela e che possono declinare in concreto le categorie astratte concepite da chi ha strutturato il prodotto. I distributori infatti dovranno a loro volta individuare concretamente il target market di riferimento e delineare una strategia di distribuzione coerente con lo stesso.

Come ridurre gli oneri

Da questo angolo visuale, tale disciplina implica una rivisitazione delle politiche interne degli intermediari nella fase di strutturazione dei prodotti e una rimodulazione degli accordi di distribuzione, in modo da regolare secondo la nuova normativa applicabile i flussi informativi tra manufacturer e distributor. Le novità introdotte, siano esse rispondenti a una logica di trasparenza o a una logica di tutela forte del cliente ex ante, presentano il comune denominatore dell’aumento della protezione dei clienti, abbinato all’incremento dei costi per gli operatori del mercato. In questa prospettiva non è insensato pensare che si possano prefigurare partnership strategiche o addirittura aggregazioni finalizzate a far fronte all’aumento degli oneri da sostenere da parte degli intermediari.

A cura di Andrea Calvi e Alberto Prade


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