Quando la consulenza passa dalla finanza olistica

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Ripensare gli investimenti partendo dai bisogni reali

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti17 ottobre 2018 | 10:41

Nel 2010 ho contribuito a redigere il position paper della Nafop, la principale associazione italiana dei Consulenti Finanziari Indipendenti sul tema della Pianificazione Finanziaria.
In quella fase la “cotta” per la pianificazione finanziaria tradizionale mi era già passata grazie alle letture di grandi autori contemporanei fra i quali Robert Shiller, Andrew Loo, ma anche Nassim Taleb e William J. Bernstein (1). Il grosso di quel documento fu redatto dal sottoscritto con il contributo fondamentale di Giorgio Canella che scrisse, in particolare, il paragrafo sul “life planning” (quello forse più “avanzato”) e di altri colleghi che diedero un contributo importante in termini di confronto, verifica, revisione, ecc (ricordo Roberto Cappiello, Sara Cineario, Alessandro Giacomelli, Herman Kofler, Guido Monticello, Giuseppe Romano).
A distanza di 8 anni, quel documento è un po’ meno “profetico” ed un po’ più aderente a quello che le menti più illuminate di questo settore considerano essere il futuro della consulenza finanziaria.
Uno dei principali teorici del futuro della finanza personale nel mondo è un italiano.
Si chiama Paolo Sironi e lavora per l’IBM nel progetto Watson (uno dei più importanti progetti d’intelligenza artificiale al mondo). Sironi si occupa del rapporto fra tecnologica e finanza.
Nei suoi libri spiega con solide argomentazioni che l’approccio definito Goal Based Investing (cioè i piani finanziari individuali guidati dagli obiettivi di vita dell’investitore) è il futuro della consulenza finanziaria, poiché la tecnologia tenderà, nel tempo, a sostituire i consulenti finanziari intesi in modo “tradizionale” (ovvero quelli che dovrebbero fornire raccomandazioni per ottimizzare il rapporto rischio/rendimento dei portafogli dei clienti).
Affinché questo approccio possa diffondersi più rapidamente possibile e possa perfino migliorare il sistema finanziario è necessario che venga modificata la cultura finanziaria, passando dallo stadio classico/patologico allo stadio che io definisco “olistico”.
Ritengo, infatti, che la cultura finanziaria possa schematizzarsi nella seguente piramide.Il termine “olismo” nasce come teoria biologica abbastanza recente contrapposta al meccanicismo. L’idea di base è che una parte fondamentale dei fenomeni legati alla vita non si possono comprendere analizzando il funzionamento dei singoli “pezzi” che compongono gli organismi, ma si riescono a comprendere solo studiando le relazioni fra di esse e quindi osservando gli organismi come un tutt’uno (da qui il termine “olismo” derivato dal greco antico ὅλος ‘tutto, intero, totale’).
Negli ultimi 20 anni il termine “olistico” è stato applicato praticamente a qualsiasi cosa, dalla medicina alla management passando per il tennis, la dieta, ecc.
Ciò che s’intende con l’aggettivo olistico, quindi, è sostanzialmente il concetto che per comprendere pienamente una materia – ed utilizzarla appropriatamente – è necessaria metterla in relazione con il complesso (il tutto) di cui fa parte.
Applicando questo concetto al mondo della finanza, quindi si può dire che è necessario ripensare l’utilizzo dei mercati finanziari a partire dal rapporto con il mondo reale (il tutto).
Ciò significa prima di tutto comprendere – come diceva Keynes circa 80 anni fa – che il denaro è un mezzo per soddisfare dei bisogni (“per godere dei piaceri della vita”), non ha banalmente il fine di produrre altro denaro.
La principale differenza fra la finanza classica e la finanza olistica è che la seconda s‘interroga seriamente sui bisogni reali di colui che vuole investire. S’interroga sul perché si decide d’investire e questo “perché” deve essere “ecologico” nel senso che deve far bene all’individuo ed all’ecosistema nel quale è inserito. In particolare, l’obiettivo non può essere semplicemente “fare altri soldi” perché questo è dannoso in primis per l’investitore e poi per l’ecosistema economico-finanziario del quale fa parte.
La finanza olistica, quindi, parte da un’analisi seria dei bisogni reali dell’investitore.
Gli investitori, in genere, non si pongono minimamente il problema del “perché” investono.
Per molti investitori, porre questa domanda è quasi fastidioso perché la risposta appare  talmente scontata che diventa scomodo esplicitarla: s’investe per generare altro denaro. Ma fino a quando l’obiettivo sarà quello, l’unica cosa certa è che – mediamente – l’investitore rimarrà deluso.
E’ proprio tecnicamente necessario che, mediamente, chi investe con il solo obiettivo di fare altri soldi rimanga deluso. Chi conosce i mercati finanziari veramente in modo profondo sa che la loro natura ultima è quella di essere “macchine per deludere”.
I mercati finanziari cambiano molto spesso e generalizzare è sempre sbagliato, alcune caratteristiche di base, però (le quali originano dalla natura psicologica degli operatori) rimangono le stesse. Una di queste caratteristiche è proprio quella di essere, per loro natura, “macchine per deludere”.
L’unico modo che io conosco per evitare queste delusioni è impostare i portafogli finanziari a partire dai reali obiettivi dell’investitore. Quando l’obiettivo non è più quello di “guadagnare il più possibile in rapporto ad un rischio astratto”, ma realizzare qualcosa di concreto, legato alla propria vita, improvvisamente tutto acquista un senso diverso, si evitano una marea di errori.
Si usa lo stesso “campo di gioco”, ma la partita è completamente diversa.
Il rischio di rimanere delusi è ridotto enormemente.

Le persone hanno bisogno di una finanza olistica, la società ha bisogno di una finanza olistica.
Il contesto normativo della consulenza finanziaria sta creando un ambiente favorevole allo sviluppo di una serie di professionisti del settore in grado di modificare, almeno in parte, la cultura finanziaria elevandola dal livello patologico/classico, al livello olistico.
Personalmente, dedicherò i prossimi anni della mia vita professionale a dare il mio piccolo contributo in questa direzione.
Mi auguro di avere tanti colleghi al mio fianco.


1 commento

  • giorgio canella says:

    la disciplina che Alessandro descrive così bene è arrivata tardi in Italia e quando è arrivata sono stati in pochi a crederci perchè….è una attività che ha bisogno di tempo e di attitudine da parte del professionista e di tempo e disponibilità a mettersi in discussione da parte del cliente…e non sono in tanti a voler spendere tempo…e sono pochi quelli che hanno attitudine …ma la speranza

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