Fideuram, 50 anni e non sentirli

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Il perché di un successo: grandi manager e ottima reputazione. E la riuscita integrazione sotto l’egida di Intesa Sanpaolo.

Avatar di Nicola Ronchetti19 ottobre 2018 | 08:41

Fideuram nasce in un anno non banale, il 1968. E di strada ne ha fatta tanta, passando da chi ha saputo valorizzarla ma anche da chi – anni fa – ne avrebbe volentieri ceduto il controllo in nome della difficoltà di gestire gli allora “promotori finanziari” considerati “ingovernabili”. La storia più recente ci ha insegnato che i margini generati dalle reti dei consulenti finanziari non solo hanno reso la loro attività pienamente gestibile, ma molto spesso hanno salvato i conti dei grandi gruppi bancari nei momenti di difficoltà. Tanto è che chi in passato ha ceduto in fretta e furia le proprie reti di cf sta ora impegnandosi, non senza fatica e a caro prezzo, a ricostituirne di nuove.

La storia di Fideuram si intreccia con la storia della consulenza finanziaria in Italia e non solo perché è la rete più storica, ma anche perché da lei sono passati quasi tutti i manager che oggi gestiscono con successo altre reti.

Ed è forse per questo che Fideuram Ispb gode di un’ottima reputazione e immagine non solo tra i suoi clienti, ma anche tra i professionisti. Dai monitoraggi sui consulenti finanziari e sui private banker che FINER Finance Explorer realizza continuativamente Fideuram risulta infatti la rete con il maggior valore di immagine (“brand equity”).

Certamente altre reti – più giovani – stanno incalzando il predominio di immagine di Fideuram Ispb, ma la distanza è ancora significativa, anche grazie ad alcuni suoi asset: tradizione, serietà, affidabilità, capacità di rinnovarsi e di cavalcare la rivoluzione digitale tenendo sempre al centro della propria strategia il consulente finanziario. Anche iltop management che si è succeduto negli anni sulla tolda di comando di Fideuram ha saputo difendere e valorizzare la sua autonomia, in una logica ecumenica e di lungo periodo che sembra avere pagato di più rispetto a scelte più trancianti.

La sua convivenza nel gruppo Intesa Sanpaolo, l’affiancamento – post integrazione Milano/Torino – con una rete concorrente nata da una sua costola (Sanpaolo Invest) e poi con la banca private (Intesa Sanpaolo Private Banking) dimostrano ancora una volta e anche ai più scettici che le strategie del “divide et impera” non sempre danno i migliori frutti, soprattutto quando in ballo ci sono reti e professionisti affermati da tempo.


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