Banco Bpm, la parola d’ordine è “derisking”

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L’istituto ha chiuso i primi nove mesi del 2018 con un utile netto di 525 milioni di euro (53 milioni al 30 settembre 2017), proventi operativi per 3.751 milioni (3.371 milioni) oneri operativi per 2.068 milioni (2.203 milioni) e costo del credito in calo rispetto all’esercizio precedente.

di Gianluigi Raimondi8 novembre 2018 | 08:56

Banco Bpm ha chiuso i primi nove mesi del 2018 con un utile netto di 525 milioni di euro (53 milioni al 30 settembre 2017), proventi operativi per 3.751 milioni (3.371 milioni) oneri operativi per 2.068 milioni (2.203 milioni) e costo del credito in calo rispetto all’esercizio precedente con una significativa contrazione nel terzo trimestre (-25,8%).

Gli impieghi alla clientela sono stati pari a 106,8 miliardi di euro, con un incremento di quelli in bonis del 3,1% rispetto a dicembre 2017 e una contrazione di quelli deteriorati del 30%.

La raccolta diretta “core” è crescita da inizio 2018 del 5% a 78,1 miliardi e la posizione patrimoniale si conferma solida con un Cet 1 Ratio “Ifrs 9 Phased In” in crescita al 13,2% (fully phased all’11,2%). Inoltre, nonostante l’impatto negativo dei titoli governativi, la capacità di creare valore e la resilienza del gruppo sono state confermate anche dall’esito degli stress-test imposti da Bruxelles. Degna di nota poi la la liquidità con attività stanziabili libere per 17,4 miliardi di euro.

L’attività di derisking, avviata fin dalla data di efficacia della fusione (1° gennaio 2017) ha consentito, a detta del management, di ridurre significativamente l’ammontare lordo dei crediti deteriorati (-11,5 miliardi di euro). Tale risultato è stato conseguito anche grazie a una più efficace attività di recupero ed al rafforzamento del sistema di monitoraggio e gestione delle esposizioni in esame. E, sempre secondo il management, proprio il miglioramento dell’attività di gestione dei crediti deteriorati ha permesso di attivare un trend di derisking progressivamente crescente al quale si sono sommati gli effetti derivanti dalle operazioni di cessione via via perfezionate e da ultimo, nel giugno scorso, l’operazione di cartolarizzazione di un portafoglio di circa 5 miliardi di crediti in sofferenza denominata “Project Exodus”7. Anche grazie a tale operazione lo stock delle sofferenze nette è sceso a 3,5 miliardi, con un’incidenza sul totale degli impieghi del 3,3%, rispetto al 6% registrato al 31 dicembre 2017.

Il gruppo si poi detto è interessato a valutare ogni possibile opportunità di accelerazione del piano di derisking. In tale contesto ha avviato il progetto “ACE” individuando alcune potenziali controparti (rappresentate dalla cordata DoBank, Fortress e Spaxs, da quella costituita da Credito Fondiario ed Elliot e da quella costituita da Christofferson Robb & Company Davidson Kempner e Prelios) che stanno completando le proprie attività di due-diligence sui portafogli dei crediti deteriorati.

L’istituto, nel dettaglio, valuterà le offerte che le suddette controparti presenteranno, con l’obiettivo di realizzare una significativa cessione per un importo superiore a 3,5 miliardi e fino ad un massimo di 8,6 miliardi. Contestualmente poi si valuterà anche l’eventuale inclusione della piattaforma di servicing.

Nei primi nove mesi è inoltre proseguita la riorganizzazione delle attività del gruppo che già nel primo semestre aveva segnato un importante passaggio con il riassetto del comparto Bancassurance, avviato nello scorso esercizio, e finalizzato con la cessione a Cattolica Assicurazioni di una quota delle due interessenze detenute nelle compagnie assicurative Popolare Vita (ora Vera Vita) e Avipop Assicurazioni (ora Vera Assicurazioni) e l’avvio di una partnership strategica fra Banco BPM e Cattolica della durata di 15 anni.

Nel terzo trimestre è stato completato il riassetto delle attività di Private, Corporate e Investment Banking del gruppo previsto dal Piano Strategico e avviato nel primo semestre con la scissione del ramo di azienda Private Banking di Banca Akros a favore di Banca Aletti e la cessione da Banca Aletti ad Anima SGR dei mandati di gestione in delega degli attivi assicurativi svolti per conto delle joint venture assicurative legate alla rete bancassurance dell’ex Banco Popolare. Dal 1° ottobre 2018, con il perfezionamento della scissione del ramo d’azienda Corporate & Investment Banking di Banca Aletti a favore di Banca Akros, si è realizzato l’accentramento delle attività di Private Banking in Banca Aletti e quello delle attività Corporate & Investment Banking in Banca Akros.

Inoltre, nel mese di settembre, si è perfezionata la cessione a BNP Paribas Securities Services delle attività di banca depositaria e fund administration; il controvalore dell’operazione, pari a 200 milioni di euro, ha comportato un impatto positivo netto di € 145 milioni sul conto economico del terzo trimestre.

L’incorporazione di BPM S.p.A. è prevista entro la fine del corrente esercizio mentre le fusioni dei due consorzi produrranno effetto dal 2019. Con riferimento alla riorganizzazione delle attività del gruppo, nell’ambito del nuovo modello di Rete Commerciale operativo dal 1° gennaio 2018, è proseguita la razionalizzazione della rete stessa attraverso la chiusura, con efficacia 1° luglio, di 310 sportelli, individuati tra le filiali meno performanti e/o per sovrapposizione territoriale. Entro la fine dell’esercizio è prevista la chiusura di ulteriori 209 sportelli. In tale contesto caratterizzato da un forte impegno per le attività progettuali illustrate il gruppo ha realizzato una buona performance commerciale ed economica registrando un risultato della gestione operativa pari a 1.682,7 milioni ed un utile netto di 524,5 milioni.

Probabile evoluzione della gestione

Le attese per una moderata espansione del credito al settore privato e alle imprese, soprattutto manifatturiere, sono rientrate, mentre trovano ancora conferma le aspettative di un miglioramento della sua qualità, anche ad esito del progressivo derisking che ha interessato il settore. Nell’ultimo trimestre dell’esercizio il gruppo, avendo già completato un numero rilevante di progetti del Piano Strategico 2016-2019, tra cui in particolare la messa a regime dell’unità organizzativa dedicata alla gestione dei non performing loans, l’integrazione informatica, la definizione degli assetti delle partnership nell’asset management e nel bancassurance, la riorganizzazione della rete commerciale e la concentrazione delle attività di private e corporate e investment banking rispettivamente in Banca Aletti e Banca Akros, focalizzerà la propria attenzione sul progetto di digital transformation, sulla razionalizzazione delle attività nel comparto del credito al consumo e sul completamento dell’ottimizzazione della propria presenza territoriale.

Inoltre, potendo fare leva sull’esito positivo delle operazioni di NPL disposal sinora effettuate, proseguirà nell’azione di complessivo derisking, in piena coerenza con gli ambiziosi obiettivi annunciati.

La gestione ordinaria resterà complessivamente improntata al recupero di redditività, che continuerà a trarre vantaggio dagli effetti sinergici sui costi derivanti dalla fusione. L’andamento dei proventi, pur permanendo pressioni competitive sulla marginalità, potrà beneficiare del trend positivo dei volumi di impiego, di un costo medio della raccolta operata tramite rete commerciale ancora contenuto e di un contributo positivo delle partecipate, mentre la dinamica delle commissioni dovrebbe stabilizzarsi nonostante le incertezze del contesto e la conseguente volatilità dei mercati.

Il contenimento dei costi operativi, mediante il miglioramento dell’efficienza, la realizzazione di specifiche azioni volte all’ottimizzazione della spesa e la razionalizzazione delle funzioni organizzative, continuerà a costituire uno dei principali fattori di attenzione. I livelli di copertura dei crediti deteriorati si manterranno elevati e la riduzione degli stock proseguirà sia attraverso il workout interno che, come detto, attraverso l’implementazione delle azioni previste nel piano di derisking.


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