Pressioni commerciali, il vero pericolo è nelle reti

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Continua la discussione sugli incentivi

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti14 dicembre 2018 | 09:04

Dopo l’interesse suscitato da quanto emerso dalla recente riunione in Abi con i rappresentanti delle banche e di tutte le organizzazioni sindacali, relativamente alle pressioni commerciali, vi proponiamo di seguito la presa di posizione del segretario generale della Federpromm, Manlio Marucci. Per il segretario occorre agire anche sul fronte delle reti distributive, poiché è lì che vengono adottate le politiche commerciali più aggressive dove si genera ricchezza per gli intermediari. Come sempre lasciamo ai nostri lettori i commenti sul tema.

In un clima generale di incertezza sia sul fronte politico che di scelte sulle politiche  economiche che siano in grado di rimettere in moto il paese Italia, siamo oggi abituati a rassegnarci nel verificare come  – anche in un settore delicato quale quello del credito – i problemi sostanziali  che coinvolgono il confronto tra le rappresentanze dei lavoratori  e le organizzazioni datoriali si traducono molto spesso in atteggiamenti estetici, di pura  facciata piuttosto che affrontare organicamente e strutturalmente i problemi  reali che interessano le aspettative professionali degli operatori, il loro vissuto all’interno dell’organizzazione aziendale, i diritti acquisiti, il mantenere  il loro status senza essere manipolati e stressati  da direttive aziendali  che si pongono come prerequisito sostanziale nel mantenere quel rapporto funzionale atto a dare significato alla realtà dell’azienda  nel fare profitti.

Al di là dell’interazione e di un confronto aperto atto a ridefinire le logiche dei rapporti di forza tra OO.SS. e controparti datoriali nel sistema bancario è necessario – sottolinea Marucci della Federpromm – affrontare in termini  di prospettiva le dinamiche connesse ai processi di sviluppo di medio, lungo periodo che sta interessando tutto il mondo del settore finanziario (banche,sim,assicurazioni) – e non solo del credito -collegando tale fenomeno nel contesto delle crisi del sistema capitalistico e della sua finanziarizzazione. Non trascurando che lo stesso  settore del credito oggi sconta una rivoluzione sia sul piano tecnologico che culturale.

Relegare le politiche commerciali adottate ancora oggi dalle banche come coercitive nel forzare la vendita al popolo dei risparmiatori dei prodotti e servizi finanziari e/o assicurativi “ è solo un aspetto relativo dei problemi di fondo che governano le attuali relazioni industriali” se non è inquadrato anche e soprattutto  – precisa lo stesso Marucci – in un contesto a latere di quello che avviene nel mondo delle reti di collocamento dove le pressioni  commerciali sono amplificate a dismisura per rispettare quel criterio fisiologico degli interessi  sottesi al raggiungimento del massimo profitto aziendale. Ancor più se tali considerazioni sono viste come elemento strutturalmente combinato per veicolare tali profitti verso gli azionisti di controllo delle reti distributive.

Per poter attenuare questo fenomeno non servono istituire commissioni tecniche o sottocommissioni accademiche per quantificare il fenomeno e renderlo giustificato agli stessi interlocutori ma necessita  – conclude Marucci – un processo di osmosi e riconversione fra organizzazioni del credito e rappresentanza degli intermediari non bancari che affronti il problema in termini politici e sindacali affinché si valorizzi la trasparenza della consulenza finanziaria – senza conflitti di interesse – e con la condizione che i costi applicati in capo ai potenziali investitori dei vari servizi e prodotti siano rendicontabili e trasparenti così come si richiede una maggiore trasparenza del comportamento di tutti gli attori coinvolti.

 


2 commenti

  • Avatar daniele sertori says:

    Ma cosa ti sei fumato? Lasciamo stare politica e sindacati. Io faccio il consulente da 20 anni e posso assicurare che le pressioni commerciali sono molto minori di quanto avveniva nelle banche convenzionali, dalle quali provengo. Per non parlare della trasparenza

  • Avatar Terenzio Varrone says:

    Eccellente esempio di sindacalese tra supercazzola, allusioni ed insignificanza

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