Se non ho il consulente divento nervoso

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Il rapporto con il consulente è insostituibile. La tecnologia è utile ma due italiani su tre si innervosirebbero non potendo parlare con un umano

Avatar di Redazione19 dicembre 2018 | 12:47

A cura di Marcello Astorri.

Gli investitori italiani vorrebbero un’app sul cellulare per amministrare i propri risparmi con la stessa facilità di un acquisto online. Ma se si parla dei loro investimenti, il consulente in carne e ossa batte l’algoritmo. Al limite, la tecnologia può essere un buon supporto al lavoro degli esseri umani, ma non sostituirli. Sono le conclusioni di una ricerca condotta da Legg Mason, società statunitense di gestione patrimoniale che opera su scala globale. Sono stati interpellati 16.810 investitori maggiorenni di 17 paesi del mondo attraverso un sondaggio online. Circa mille per ogni Stato. Per quanto riguarda il nostro Paese, il risultato non lascia spazio a dubbi: il fattore umano è ancora il più apprezzato.

Due italiani su tre si innervosirebbero non potendo parlare con un umano

Per gli investitori italiani le nuove soluzioni tecnologiche hanno dalla loro il vantaggio della facilità di utilizzo e dell’immediatezza, ma due su tre (67%) ritiene comunque che il tocco umano nel servizio al cliente non potrà mai essere sostituito dalla tecnologia. All’incirca la stessa percentuale (66%) dichiara che rischierebbe di innervosirsi all’idea di non poter parlare con un essere umano nel gestire i propri investimenti. Insomma, quando si tratta dei propri risparmi, l’interazione umana ha ancora un ruolo essenziale. Non a caso, il 57% degli investitori italiani afferma di servirsi di un consulente finanziario per la maggior parte delle decisioni, e il consulente finanziario viene anche indicato come la fonte di informazioni più utilizzata (65%) per fare le proprie scelte di investimento.

La opportunità della tecnologia vanno sfruttate

Il fatto di apprezzare ancora le capacità di un buon consulente, non impedisce agli italiani di notare i benefici portati dalla tecnologia. Il 60% di loro, infatti, ritiene che il mondo degli investimenti debba sfruttare le possibilità offerte dall’innovazione tecnologica, e quasi la metà (47%) vorrebbe poter svolgere tutte le operazioni relative ai propri risparmi in una sola app mobile.

Un sospiro di sollievo per i consulenti

In un periodo storico dove si parla automazione e del rischio incombente di macchine potenzialmente in grado di sostituire il lavoro delle persone, per ora i consulenti possono stare tranquilli. «I servizi digitali per la pianificazione finanziaria si stanno evolvendo velocemente», commenta Matteo Lenardon, deputy country head Italia di Legg Mason, «ma il valore della competenza e dell’esperienza di un professionista umano continuerà a essere importante. Per aiutare i clienti a raggiungere i loro obiettivi è essenziale tener conto di molti fattori, dall’orizzonte temporale al profilo di rischio dell’investitore, e in questo la tecnologia può integrare, ma non sostituire, l’interazione umana».

 


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