Consulenti, rivolta contro il contratto ibrido

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di Andrea Telara 14 Gennaio 2019 | 10:27
Critiche dei sindacati alle forme di assunzione nelle banche, che coniugano il contratto part-time come dipendente e la libera professione come financial advisor

“Un contratto che non ci piace”.  Parola di Lando Sieoni, segretario generale del sindacato dei bancari Fabi, che si ‘è espresso in questi termini sul cosiddetto contratto ibrido. Si tratta di una forma di assunzione sperimentata da Intesa Sanpaolo, che coniuga assieme un contratto da dipendente bancario part-time con la libera professione di consulente  finanziario con la partita iva. Come riportato da Bluerating.com nei giorni scorsi, la Fisac Cgil considera il contratto ibrido un esperimento fallito (si veda qui la notizia). La Fabi, invece, è del tutto contraria a questo tipo di inquadramento, che a suo dire “snatura” il lavoro bancario. Come riporta l’inserto Affari&Finanza di Repubblica, Intesa Sanpaolo ha inquadrato  finora in forma ibrida 55 persone ma ha intenzione di arrivare a 900 entro il 2021. UniCredit non sembra al momento interessata ma altre banche potrebbero invece seguire l’esempio di Intesa Sanpaolo. Secondo Affari&Finanza, l’inquadramento ibrido sarà uno dei temi al centro del confronto tra i sindacati e l’Abi (l’associazione delle banche italiane) per il rinnovo del contratto di lavoro di categoria.

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