5 proposte per salvare il risparmio gestito

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Idee per migliorare il settore nel 2019

Biagio Campo di Biagio Campo15 gennaio 2019 | 09:26

Parametri MIFID di rischio mercato non prociclici, disclosure sui rendimenti attesi, pubblicità del rendimento dei fondi consecutiva per 3 anni, fondi senza daily NAV e pubblicazione dell’investor return sono 5 proposte, facilmente implementabili, che consentirebbero di tutelare maggiormente gli investitori.

Parametri MIFID di rischio mercato non prociclici – Per la definizione del rischio di mercato in ambito MIFID diversi intermediari hanno iniziato da qualche anno ad utilizzare il VaR. Tale coefficiente tende tuttavia a sottopesare il rischio nelle fasi positive dei listini ed a sovrastimarlo in quelle negative. Ad esempio, se calcoliamo con il metodo della simulazione storica il VaR ad un 1 giorno (livello di confidenza 99% e ritorni convertiti in euro) di 215 fondi azionari Usa tra quelli maggiormente diffusi nel mercato italiano, per il periodo 3 ottobre 2017 – 3 ottobre 2018, otteniamo un valore medio di 1,92, che sale a 2,49 per l’arco temporale 24 dicembre 2017 – 24 dicembre 2018. Ovvero l’analisi del VaR avrebbe portato a considerare meno rischioso l’investimento in azioni Usa quando l’S&P 500 era in prossimità dei massimi, con un PE di 22,2, piuttosto che sui minimi, quando il PE era sceso a circa 16,6. La proposta è di legare i parametri di rischio mercato ad elementi di valutazione (ad esempio PE, CAPE, PB per gli investimenti azionari) in modo che a fronte di mercati sopravvalutati l’allocazione per profilo MIFID di rischio si riduca.

Disclosure sui rendimenti attesi – L’indicazione che i rendimenti passati non siano indicativi di quelli futuri non riesce ad evitare che i risparmiatori si indirizzino su fondi che hanno ottenuto performance maggiori. La proposta è di riportare all’interno della documentazione di marketing oppure d’offerta la pubblicazione di parametri relativi all’attuale posizionamento del portafoglio quali yield to worst (per i fondi obbligazionari), dividend yield (per i fondi azionari), al pari del ritorno a 1, 3 e 5 anni ottenuto in passato a fronte delle attuali valutazioni di YTW, default rate, benchmark spread (per i fondi obbligazionari) e DY, PE, CAPE, PB (per i fondi azionari). In questo modo gli investitori potrebbero focalizzarsi maggiormente sui rendimenti attesi e non su quelli passati.

Pubblicità del rendimento dei fondi consecutiva per 3 anni – I numerosi studi che evidenziano come i fondi migliori in un determinato periodo (solitamente viene preso in esame l’orizzonte temporale di 3 anni) non si confermano tali nel periodo successivo, in aggiunta del ben documentato fenomeno di regressione verso la media delle asset class, non sono riusciti a ridurre l’importanza di vendere le performance anziché le strategie di investimento. Parte della politica commerciale delle case di gestione risiede nell’aver a catalogo un gran numero di strumenti, su diversi mercati, in modo da poter essere sempre in grado di offrire prodotti che hanno registrato ottimi rendimenti ed eventualmente liquidare o fondere i peggiori. A riguardo invito i lettori a ricordare se abbiano mai partecipato ad un Road Show dove venivano presentati fondi sotto benchmark. Un elemento evidente della crescente finanziarizzazione della nostra società risiede nel numero di pubblicità di fondi in luoghi pubblici (autobus, stazioni metro e ferroviarie, ecc). Al fine di ridurre il fenomeno di vendita delle performance ed aumentare la coerenza del mezzo pubblicitario con l’orizzonte temporale dei retail, qualora il committente riportasse nell’inserzione i risultati del fondo, la proposta sarebbe di obbligare questi a ripetete, sul medesimo canale, per 3 anni consecutivi la stessa tipologia di pubblicità aggiornando periodicamente le performance.

Fondi senza daily NAV – La normativa UCITS rappresenta uno dei migliori esempi di integrazione normativa a livello europeo e la validità della direttiva è indiscutibile, tuttavia l’ormai consolidata tendenza dei fondi UCITS ad avere NAV giornaliero ne rende poco efficiente la gestione. Per prodotti con AUM consistenti il costo amministrativo derivante dal calcolo giornaliero del patrimonio non è rilevante, tuttavia il gestore è tenuto a mantenere ampie riserve di liquidità e parte degli attivi facilmente liquidabili per far fronte ad un eventuale saldo negativo tra sottoscrizioni e rimborsi. La proposta risiede nell’invitare le case di gestione a lanciare fondi UCITS senza il daily NAV al fine di renderne più efficiente la gestione ed in parte ridurre la volatilità dei mercati.

Pubblicazione dell’investor return – Sono ben documentate le sotto performance dei retail a causa di un cattivo market timing. Questi riescono a registrare perdite in mercati rialzisti e su fondi che hanno offerto per diversi anni rendimenti positivi. Le metriche di volatilità e risk adjustment sono poco comprensibili ai risparmiatori e comunque colgono solo in parte il legame tra flussi di raccolta e risultati dei fondi. La proposta è di riportare all’interno della documentazione di marketing oppure d’offerta la pubblicazione dell’investor return, in aggiunta ai dati di performance già disponibili.


1 commento

  • Damiano says:

    Ciao Biagio, articolo interessante, condivido alcune tue proposte.
    In particolare ritengo che un VAR calcolato su una serie storica di un solo anno, oltre che pro ciclico, abbia anche un potere predittivo limitato. Una serie storica dovrebbe almeno includere un intero ciclo economico.

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