Consulenti: i nuovi orizzonti del business

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La banca tradizionale si evolve proponendosi come piattaforma di prodotti propri o altrui

Daniel Settembre di Daniel Settembre28 gennaio 2019 | 10:21

Concepire i servizi esposti tramite API come prodotti di business richiede adeguamenti organizzativi e tecnologici in un ecosistema sempre più aperto e competitivo. Queste sono solo alcune delle evidenze emerse dall’attività di ricerca promossa da CeTIF in collaborazione con GFT Italia, che ha visto coinvolti 15 istituti italiani negli incontri del Digital Banking Hub. Da tale dialogo risulta infatti chiaro come le banche dovranno rivedere i propri modelli di business e di servizio per continuare a essere competitive. Il sistema bancario si interroga ormai da tempo su quali saranno i modelli di business in grado di indirizzare i cambiamenti, in parte imposti a livello normativo, nel modo di proporre ed erogare prodotti e servizi finanziari. Ma se da un lato i consumatori godranno positivamente delle novità introdotte dalle disposizioni della PSD2, che mirano a favorire la competitività, le banche devono stare al passo, trasformando tale obbligo in opportunità.

Ecosistema che cambia
Il recepimento della direttiva europea prospetta l’affermarsi di un ecosistema competitivo sempre più ampio, composto da attori e prestatori di servizi finanziari che, almeno sulla carta, offrono user experience innovative. In un ecosistema maturo e stabile da un punto di vista regolamentare, la soluzione percorribile da un’istituzione finanziaria potrebbe essere quella di integrare servizi offerti da terze parti all’interno della propria catena del valore, arrivando a diventare lei stessa una terza parte, con l’obiettivo di identificarsi come interlocutore primario per il proprio cliente in contesti d’uso una volta a lei preclusi.

Strategie di partnership
L’evoluzione verso il concetto di “Bank as a Platform” (BaaP), dove la banca propone contenuti e prodotti di altri in sinergia con i propri, con l’obiettivo di soddisfare ogni esigenza e contesto di utilizzo (alla stregua di Netflix o della già citata Amazon), apre la via a nuove strategie di partnership. In particolare, se la logica con cui la piattaforma è stata costruita permette a soggetti terzi di esporre ed erogare servizi con un alto grado di libertà, sarà possibile per la banca che la offre sviluppare nuovi punti di contatto e servizi a valore aggiunto con un minor costo, soprattutto disponendo di informazioni che non sono tipicamente rese disponibili, compreso l’accesso alla customer base. L’ipotesi che si va quindi a configurare è l’offerta, da parte della banca, di un unico ambiente (che sia app o web banking) gestito tramite API dove la banca si affermi come uno dei soggetti in grado di indirizzare i bisogni finanziari o meta-finanziari di un individuo, in sinergia con altri incumbent o fintech.

Vantaggi strategici
Dalla ricerca è dunque emerso come i grandi e strutturati gruppi bancari prediligano la sperimentazione di partnership con terze parti per trarne vantaggi strategici grazie alla loro velocità di innovazione e usabilità (per esempio UniCredit, Intesa Sanpaolo in Italia, BBVA in Spagna); banche innovative, generalmente più piccole e con una gamma di servizi offerti non paragonabile a quella dei grandi gruppi, cercano nell’ecosistema un approccio più generalista che consenta loro di conseguire un’integrazione della propria offerta in un’ottica di piattaforma, come per esempio Banca Sella.


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