ConsulenTa19, Bufi: ai cf almeno un terzo dei ricavi

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Le parole del presidente di Anasf

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti6 febbraio 2019 | 10:00

Qui di seguito troverete i principali contenuti del discorso inaugurale del presidente di Anasf, Maurizio Bufi, ripresi in diretta nel corso della conferenza inaugurale di ConsulenTia19.

“Abbiamo deciso di ricorda una persona speciale. Mi riferisco a Roberto Tenani. È stato il primo presidente della nostra associazione, dal 1976 fino al 1988. Anni pioneristici e inpegnativi. Oggi consacriamo qui questa professione. I nostri dirigenti avevano visto lungo con l’Albo di autodisciplina. Se siamo qui lo dobbiamo anche a lui” .

“Il numero più importante, fino a oggi, è di 2000 visitatori unici. Un dato di grandissimo conforto, per diversi motivi. Nulla è scontato e ogni volta puntiamo a un numero maggiore di partecipanti e di contenuti di maggiore rilievo. Una novità è anche la location, cioè la sala Santa Cecilia, una platea emozionante. Sono da poco passato 50 anni dall’inizio dell’avventura del settore. Quasi 30 dalla caduta del muro di Berlino, che ha segnato un prima e un dopo nella storia. 20 anni di euro. Quasi 10 dalla crisi economica più forte del secolo. Assistiamo tuttora alla caduta di alcuni paradisgmi economici. È un mondo di incertezze e tra poco ci saranno le elezioni europee, un momento importante. La globalizzazione ha cambiato le nostre abitudini. La finanza e gli operatori che vi lavorano non può ignorare questi cambiamenti. Noi dobbiamo prenderne atto e adattarci a questo contesto instabile. Dove stiamo atterrando? Noi vogliamo essere protagonisti del futuro, come abbiamo detto nel titolo di Consulentia19. Dobbiamo essere sempre più presenti nella considerazione delle famiglie italiane. Noi possiamo contribuire alla crescita del paese. Dobbiamo essere capaci di interpretare il cambiamento in corso. Non dobbiamo farlo da soli, ma insieme agli intermediari. Domani presentere ricerca Fimer con diversi spunti sul contributo che il cf può fare alla crescita del paese. Sin dalla sua nascita abbiamo svolto il ruolo che ci vedeva al fianco delle famiglie per riuscire a realizzare i loro progetti e per rispondere ai loro bisogni. Sì sono evolute le competenze e si sono sviluppate anche le prospettive di interazione con il mondo imprenditoriale. Coniughiamo tecnica e aspetto relazionale. Dobbiamo confrontarci ogni giorno anche con altre figure professionali e questo funge da ulteriore stimolo per la ricerca di spazi da sviluppare. A tal proposito penso al mondo delle imprese, il motore produttivo della nazione. Stiamo crescendo stabilmente nella percentuale di affidamento dei risparmi degli italiani. I clienti che si sono affidati a noi hanno generalmente ottenuto rendimenti migliori del mercato anche in momenti difficili dei mercati. Il 2018 è stato molto difficile sui mercati e il rinvio dell’adozione di Mifid 2 è stato piuttosto sfortunato per noi, perché la nuova rendicontazione coincide con un anno particolarmente avaro di performance per la clientela. È logico aspettarsi una ridefinizione dei rapporti tra consulenti e gestori. Le nuove informazioni sui costi per il cliente permetteranno una valutazione più congrua del supporto avuto dal consulente. Il mondo del risparmio gestito è atteso a una prova di maturità. Abbassando i costi e migliorando l’efficienza saprà affrontare il mercato, altrimenti sarà difficile. Molte società del gestito abbassano i costi dei prodotti, altri legano la remunerazione ai risultati. Pochi hanno avviato un sistema virtuoso di contenimento dei costi. Il sistema bancario deve affrontare la rivoluzione dei modelli e la crisi del sistema distributivo classico. Le reti invece possono dedicarsi totalmente a fare industria. Le banche stesse dovrebbero ristrutturarsi, senza sperare sempre nell’aiuto pubblico e nei contribuenti. Il consulente è sempre più inserito nel sistema bancario, con le banche che prendono spunto dal nostro settore. Alcune iniziative, tipo il contratto ibrido, non ci sembrano scelte lungimiranti. Come valorizzare davvero i cf post Mifid 2? Lo dirò sempre, siamo l’anello di congiunzione tra intermediari e risparmi delle famiglie. L’asset management perde remunerazione, i cf pure, ma gli intermediari sembrano non subire questa dinamica. Questo treno è secondo noi pericoloso per il settore. Non è il caso di ridefinire i rapporti tra produzione e consumo? Non è il caso di rivedere le strutture commerciali? Quante reti saranno disposte a investire sul mondo fee only? Chi sì avventurerà in un inquadramento contratturale più moderno e coerente? Ci sono tanti margini di miglioramento della professione. Noi dobbiamo accettare le sfide dell’evoluzione professionale: più masse, più tecnologia. Con professionalità, passione e competenza. Almeno un terzo del totale dei ricavi di commissioni ci sembra il minimo per la valorizzazione della nostra figura. Tutti dovranno sempre più specializzarsi. E poi bisogna affrontare il tema del ricambio generazionale. Non semplice affiancamento, ma passaggio di testimone concreto. No possiamo prescindere dalla demografia. Dobbiamo avere consapevolezza di affrontare un’epoca nuova, difficile e impegnativa. Una associazione come la nostra ne è consapevole e vogliamo farci carico della sostenibilità dello sviluppo in tal senso del settore. Abbiamo passato il 2018 a parlare di rendicontazione. Ci aspettiamo che le società in tal senso si confrontino con l’associazione più rappresentativa dei cf. Questo confronto, che sembra spaventare, in altri contesti sembra esserci già. Penso al nuovo Albo, dove si sono aggiunte recentemente nuove associazioni. Anasf vuole essere protagonista con il suo apporto anche in Enasarco. Questi esempi mostrano la possibilità di un dialogo con le associazioni. Anasf non lascerà nulla di intentato nel rapporto tra cf e mandanti e tra cf e istituzioni. È stato nostro intento in questi decenni, rimarrà il nostro obiettivo per il futuro “.

Clicca qui sotto per leggere il comunicato stampa dell’Anasf sulla Convention di oggi

 

CS ANASF 3-2019


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