Rendiconti e contributi: io non ci sto!

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di Matteo Chiamenti 13 Febbraio 2019 | 09:15
Il malumore è evidente

Sono due i temi caldi che hanno “infiammato” di recente il dibattito nel mondo dell’advisory, specie quella indipendente. Da una parte la questione del possibile rinvio dei nuovi rendiconti per la clientela, dall’altra l’esplicitazione da parte di Ocf dei contributi al nuovo Albo unico dei consulenti finanziari. A tal proposito abbiamo voluto sentire l’opinione di Luca Mainò, membro del direttivo di Nafop, associazione nazione dei consulenti autonomi. Ecco cosa ci ha risposto.

Dottor Mainò, cosa pensa della richiesta di Abi, Assoreti, Assosim e Assogestioni alla CONSOB per proporre a Esma un tavolo di lavoro per chiarimenti tecnici? Ci saranno dei rinvii per le nuove rendicontazioni ai clienti?

Da ben 18 anni i Consulenti indipendenti comunicano in totale trasparenza tutti i costi, in particolare quelli che riguardano il proprio onorario, unica fonte di remunerazione legata al servizio di consulenza FeeOnly. Noi continueremo in questa direzione: semplice contratto di consulenza, trasparenza sui costi, possibilità di spaziare su tutti gli strumenti esistenti sul mercato. A questo proposito, tra i servizi maggiormente richiesti c’è la verifica dell’efficienza e la quantificazione dei costi sulle posizioni che gli investitori hanno presso uno o più intermediari.

Uno dei temi di questi giorni è il contributo di iscrizione all’Ocf per gli indipendenti: tremila euro per le società e cinquecento euro per i professionisti, contro meno di 200 euro per gli ex-pf. Come hanno reagito consulenti e società?

Sicuramente non sono cifre banali. Sono importi che però nel tempo saranno ridimensionati, mi auguro il più presto possibile. Oggi siamo fortemente impegnati anche su aspetti legati agli adempimenti normativi, ad esempio abbiamo appena rilasciato a tutti i colleghi nuovi tool reg-tech per adempiere alla normativa antiriciclaggio. Intraprendere la nostra professione era vietato da 11 anni e il nuovo albo ha avuto la luce solo tre mesi fa: un professionista in fase di start up deve investire risorse ed organizzarsi ed è quindi naturale che siano emersi malumori sul tema dei contributi che ci si aspettava fossero più contenuti.

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