Rendiconti Mifid 2, l’Esma ha già risposto in realtà…

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Siamo sicuri che serva un nuovo chiarimento?

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti20 febbraio 2019 | 09:48

Riprendiamo in mano ancora una volta il “caso” del momento, cioè la richiesta fatta a Consob da Abi, Assoreti, Assosim e Assogestioni di proporre all’Esma l’avvio di un tavolo di lavoro per fugare i dubbi sulla stesura della nuova informativa. Questa volta a prendere la parola è uno dei più importanti esperti italiani in materia di Mifid 2, nello specifico Massimo Scolari, presidente di Ascofind, associazione nazionale delle società di consulenza finanziaria.

Una chiaccherata che ci rivela un importante dettaglio: Esma ha già le idee chiare in materia di prospetti e di tempistiche…

Dottor Scolari, cosa pensa della richiesta di Abi, Assoreti, Assosim e Assogestioni alla Consob per proporre a Esma un tavolo di lavoro per chiarimenti tecnici in merito alla nuova rendicontazione da mandare alla clientela?
L’informativa sui costi ed oneri è uno dei principali cambiamenti introdotti da Mifid2. E’ senz’altro positivo che tra Authority e intermediari si sviluppi un confronto finalizzato alla migliore applicazione delle norme. Anche su altri temi (Product Governance, Adeguatezza) Esma ha, tra l’altro, pubblicato alcuni Orientamenti finalizzati proprio a promuovere la convergenza nell’applicazione della Direttiva nei diversi Stati Membri. Ritengo che anche in merito agli obblighi di trasparenza dei costi siano auspicabile indicazioni di maggiore dettaglio.
Tuttavia è bene ricordare che l’auspicabile confronto tra le Authority non può costituire un pretesto per rinviare l’applicazione della norma che prevede precise scadenze temporali che non sono modificabili né da Esma né dalle Autorità nazionali (ad esempio l’obbligo di fornire l’informativa sui costi ex-post almeno su base annuale).
A riprova di quanto detto, ricordo che Esma già nell’ ottobre 2017 era intervenuta sul tema della tempistica dell’invio dei rendiconti relativi al 2018, indicando che, alla scadenza della prima annualità del rapporto, l’informativa doveva essere inviata dagli intermediari “as soon as possible”.

Si dice che ogni società opterà per una rendicontazione differente, creando dei prospetti decisamente eterogenei per i risparmiatori italiani. Secondo lei la trasparenza dei servizi di consulenza finanziaria proposta dalle reti è una chimera?
La Direttiva stabilisce la tipologia e la modalità delle informazioni sui costi dei servizi e degli strumenti finanziari che devono essere fornite ai clienti. E, tra l’altro, prescrive che siano fornite in modo chiaro e comprensibile. I rendiconti prodotti dagli intermediari potranno certamente differire nella forma, ma ogni tentativo di “annegare” queste informazioni in documenti complessi oppure di rendere le informazioni poco chiare dovrebbe essere stigmatizzato dalle Autorità di Vigilanza.

E’ ottimista o pessimista in merito all’assist che questa situazione potrebbe fornire alla consulenza indipendente?
La trasparenza dei costi dei servizi di investimento non costituisce alcun “assist” ad un settore piuttosto che ad un altro. Si tratta invece di creare condizioni più concorrenziali sul mercato, consentendo ai clienti da un lato di conoscere nel dettaglio i costi e benefici offerti dai diversi operatori e dall’altro di scegliere, liberamente ed in modo consapevole, le soluzioni che meglio si adattano alle proprie esigenze di investitore.


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