IWBank PI, la rete cresce in piena libertà

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Andrea Telara di Andrea Telara 27 Febbraio 2019 | 11:10
Di Muro: “Piani di sviluppo basati sull’autonomia per i consulenti”

Questa intervista è uscita sul numero del magazine BLUERATING di febbraio

Dal 15 ottobre scorso Dario Di Muro (nella foto), ex ceo di Finanza&Futuro, ha iniziato una nuova avventura professionale. E’ diventato direttore generale di IWBank Private Investments, la banca multicanale del Gruppo UBI Banca specializzata nella gestione degli investimenti dei risparmiatori privati e delle famiglie. In questa intervista rilasciata a BLUERATING, Di Muro illustra le sfide che attendono la sua società nei prossimi mesi.

 Possiamo riassumere gli obiettivi per il 2019 della vostra rete?

In un contesto sfidante per le reti di consulenza, nel 2019 il modello di business di IWBank Private Investments pone al centro il ruolo del consulente finanziario, che deve essere messo nelle migliori condizioni per poter svolgere il suo mestiere, ovvero quello di gestire con un’ampia autonomia i bisogni del cliente, selezionando le migliori soluzioni di investimento, dai fondi comuni ai  prodotti assicurativi, grazie a un’offerta in architettura aperta, guidata solamente dalle indicazioni sui mercati finanziari, le house view, tra le più ampie del mercato, e nessun altro vincolo.

 Avete obiettivi specifici per il reclutamento dei consulenti?

L’appartenenza al Gruppo UBI Banca, terzo gruppo bancario italiano, ci consente di investire importanti risorse ed energie nella crescita su due fronti: il primo è per linee interne, con iniziative di alto profilo che consentono ai nostri attuali consulenti e wealth manager di sviluppare il loro portafoglio; il secondo è per linee esterne, attraverso un’attività di recruiting su tutto il territorio nazionale che si rivolge ai migliori professionisti di reti e banche.In termini numerici, i nostri obiettivi per il 2019 sono l’inserimento di 100 consulenti finanziari qualificati e adeguatamente patrimonializzati e il raggiungimento di 1 miliardo di euro di raccolta netta.

Ci sono dei profili specifici di consulenti che recluterete nel 2019?

La dimensione del portafoglio è sicuramente una discriminante importante, ma noi guardiamo anche al profilo e alle potenzialità del singolo professionista: ciò che conta sono le competenze, che lo possono portare ad avere, anche in breve tempo, un portafoglio adeguato, anche superiore ai 15 milioni di euro che rappresentano il primo obiettivo. Riteniamo di essere una realtà realmente distintiva che si caratterizza per una forte spinta sulla digitalizzazione dei processi, un modello di business in linea con lo spirito della Mifid 2 e l’evoluzione del mercato, una gamma di prodotti molto ampia in architettura aperta e per un programma formativo di alto livello.

Ci sono soluzioni e prodotti su cui punterete di più nel 2019?

Più che sui singoli prodotti, nel corso del 2019 puntiamo a mantenere e rafforzare la nostra piattaforma ad architettura aperta che comprende prodotti di risparmio gestito, una open architecture anche sulla parte assicurativa e una componente di amministrato. Il nostro è un modello che consente al consulente di attingere nel complesso a 4mila fondi di circa 40 case di gestione, senza alcun tipo di politica preferenziale relativamente ai livelli commissionali. Il cf può quindi selezionare, nell’ambito dell’ampia offerta che mettiamo a disposizione, le soluzioni che considera più adatte agli obiettivi di breve, medio e lungo termine e al profilo di rischio del cliente. Pensiamo che, da qui in avanti, sarà sempre più distintivo consentire al professionista della consulenza di fare il proprio mestiere con la massima autonomia possibile, fornendogli gli strumenti tecnologici e operativi più avanzati e lasciandogli un ampio margine di manovra in termini di scelta delle soluzioni di investimento. Questo perché riteniamo che la preparazione del singolo consulente farà la differenza, dopo anni in cui a guidare le scelte delle reti è stato principalmente il conto economico della struttura.

 Quali sono a suo avviso le prospettive per il settore della consulenza finanziaria, dopo anni di crescita vissuti in passato?  

L’introduzione e la progressiva implementazione di Mifid 2  porteranno grandi cambiamenti nel mondo della consulenza finanziaria. Ritengo non sia esagerato affermare che Mifid 2 rappresenta un vero e proprio spartiacque. IWBank è in prima fila nel rispondere non solo alla lettera, ma anche allo spirito originario che ha ispirato la normativa. L’accento sarà sempre più posto sulla trasparenza: se finora il mercato era in qualche modo guidato dall’offerta di prodotti, ora si inizierà a parlare con maggiore frequenza di servizio, a cui sono legati dei costi specifici. Il cliente sarà sempre più consapevole delle proprie scelte e delle spese affrontate, soprattutto in riferimento a specifiche tipologie di prodotto (come i wrapper in generale) i cui costi spesso non sono giustificati dal soddisfacimento di bisogni particolari. All’interno di questo contesto si svilupperà una competizione particolarmente serrata, basata sulla preparazione e la motivazione. In un tale scenario, ritengo che sempre più decisiva sarà la formazione. Quest’ultimo è un aspetto su cui vogliamo incrementare i nostri investimenti, consapevoli che in un modello come il nostro, ad architettura aperta, è richiesto al consulente di essere sempre aggiornato per poter proporre al cliente le soluzioni di investimento di volta in volta più adatte.

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