Mifid 2, la Consob a gamba tesa

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Duro richiamo agli intermediari sul rispetto delle norme per esplicitare i costi della consulenza al cliente.

Andrea Giacobino di Andrea Giacobino1 marzo 2019 | 13:46

La Consob entra a gamba tesa sulla vicenda dei costi relativi a Mifid 2, che devono essere esplicitati agli intermediari e circa i quali recentemente alcune associazioni, da Assogestioni ad Assoreti, hanno chiesto un rinvio (vedi notizia). Lo ha fatto ieri con un “richiamo di attenzione sui costi e gli oneri connessi alla prestazione di servizi di investimento e accessori e agli strumenti finanziari”.

Consob sostiene che “la nuova disciplina Mifid 2 richiede agli intermediari maggiore trasparenza informativa su costi e oneri connessi alla prestazione di servizi di investimento e accessori e agli strumenti finanziari. Ciò al fine di assicurare che gli investitori siano consapevoli di tutti i costi e gli oneri per la valutazione degli investimenti anche in un’ottica di confronto fra servizi e strumenti finanziari”. “L’insieme delle richiamate misure, dalla data di entrata in vigore di Mifid 2, impone in modo incondizionato, chiaro ed esplicito, agli intermediari di fornire agli investitori, ex ante ed ex post, informazioni in forma aggregata su tutti i costi ed oneri connessi ai servizi prestati ed agli strumenti finanziari, per consentire al cliente di conoscere il costo totale ed il suo effetto complessivo sul rendimento. Su richiesta del cliente, tali informazioni devono essere presentate anche in forma analitica”. “Ai sensi delle citate disposizioni, le informazioni devono essere corrette, chiare e non fuorvianti e vanno rese in una forma comprensibile”.

Secondo Consob “al fine di potere ottemperare a tali obblighi, come chiarito nelle Q&A dell’ESMA, qualora le informazioni sugli strumenti finanziari non siano pubblicamente disponibili, gli intermediari distributori dovrebbero mettersi nelle condizioni di ottenere i dati necessari dai produttori, laddove non siano essi stessi i manufacturer dello strumento. Quando l’intermediario non riesca ad ottenere i dati dal produttore in tempo utile dovrebbe prima di tutto valutare se può fornire informazioni adeguate al cliente sui costi e gli oneri dello strumento finanziario”. Inoltre “se l’intermediario distributore ritiene di non essere in grado di ottenere informazioni sufficienti sui prodotti offerti per adempiere ai propri obblighi nel quadro della Mifid 2, dovrebbe, nell’ambito delle proprie scelte di product governanceevitare di inserirli nella propria gamma prodotti”.

Per la Commissione “le informazioni ex ante sui costi e gli oneri vanno rese in tempo utile prima della prestazione del servizio. È quindi necessario che l’intermediario, prima di commercializzare uno strumento finanziario, si assicuri di poter effettuare, in assenza di costi puntualmente determinabili, almeno stime ragionevoli e sufficientemente accurate da rappresentare ex ante al cliente nei termini richiesti dalla normativa. Le informazioni sui costi e gli oneri vanno altresì rendicontate ex post su base periodica almeno annuale. Nell’invio dei rendiconti periodici, gli intermediari si attengono alle previsioni che abbiano a tale scopo introdotto nella contrattualistica con la clientela e, in ogni caso, li trasmettono prima possibile a decorrere dalla maturazione del periodo di riferimento, come specificato anche dall’ESMA nelle proprie Q&A”.

La Consob, infine, “richiama l’attenzione degli intermediari sull’osservanza della normativa vigente”.


1 commento

  • Avatar giorgio canella says:

    il titolo mi sembra un tantino infelice …visto con l’ottica del consumatore

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