Il risparmio violato

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di Redazione 21 Marzo 2019 | 09:37

A cura di Luciano Liccardo, Segretario Generale EFPA Italia

Y = C + S. Reminiscenza dei primi rudimenti di economia politica studiata all’Università : il reddito (Y), di un individuo come di uno Stato, è dato dalla somma di consumo (C) e risparmio (S).

Se ho un reddito, un’entrata pari a 100 euro, ne spendo una gran parte, diciamo 80 o 90 e ne metto da parte o ne investo il resto, cioè 10 o 20 euro. L’economia non è una scienza esatta ma è una disciplina con i suoi principi e regole e la formula descritta non è altro che la rappresentazione di quanto normalmente avviene nella realtà.

Dalla notte dei tempi, l’uomo ha imparato che è opportuno, saggio, doveroso non consumare tutto quello che riceve, che guadagna, che ha a disposizione, ma accantonarne una parte, una volta che le sue esigenze primarie o prioritarie siano state soddisfatte. Era valido per l’uomo di Neanderthal, il cui “reddito” era costituito dal cibo che si doveva procurare fuori dalla caverna in cui viveva per alimentare sé e la sua famiglia, accantonandone magari una parte perché non sempre le prede erano fuori ad aspettare che lui le cacciasse. Ed è valido anche oggi per tutti noi. E naturalmente più alto è il reddito, più potremo risparmiare o investire. Elementare, ovvio, scontato, noioso.

Eppure in alcuni casi sembra non essere così. Prendiamo le norme di attuazione del Reddito di cittadinanza: prevedono che se il beneficiario non consuma tutto il reddito nel mese di riferimento, subirà un taglio fino al 20%. Verrà cioè penalizzato.

La misura, dicono, vuole far sì che quando lo Stato eroga 780 euro a chi ne ha bisogno, tutta la somma venga spesa interamente dall’individuo in modo che a beneficiarne sia l’intera economia, secondo un circolo virtuoso per cui se quei soldi vanno spesi tutti subito, qualcuno venderà di più, spendendo a sua volta, ecc. Nessuna pietà quindi per chi vorrebbe accantonare quei 10 o 20 euro, ma per assurdo neanche 1 euro o 50 cent. Come se chi riceverà 780 euro dovesse soddisfare solo bisogni primari e per intero.

Non hai abbastanza per vivere? dice lo Stato. Te li dò io, ma li devi spendere tutti. Se risparmi, in qualsiasi modalità, ti penalizzo. Potremmo chiamarlo “Consumo forzoso”. Una vera e propria stortura, un’operazione di diseducazione finanziaria in piena regola. E’ come se fossi tornato all’Università (della terza età nel mio caso) e quella formula fosse diventata Y = C.

Non è tanto l’entità dell’importo complessivo a preoccupare: è chiaro che non si tratta di grandi masse che potranno venire risparmiate ed il ragionamento che viene fatto, a proposito dello stimolo all’economia esercitato dalla gran parte di quei 780 euro che entrano in circolo, è sostanzialmente corretto.

Ma non permettere che vi sia una parte residuale da accantonare è lesivo del principio di tutela del risparmio, sancito dall’art. 47 della nostra Costituzione: proprio ai cittadini meno abbienti andrebbe insegnato il valore del risparmio, perché nel tempo si risollevino e possano pensare a un futuro migliore. In fin dei conti il risparmio è consumo futuro. Spero che qualcuno se ne accorga. C’è un Comitato per l’educazione finanziaria, che rappresenta le principali istituzioni del settore. Questo appello è diretto ad esso

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