Il consulente incompetente

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Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti 21 Marzo 2019 | 14:36

In tempi di Mifid 2 ci troviamo ogni due per tre a parlare di competenze per i professionisti. “I consulenti dovrebberò essere così, cosà”, e via dicendo…la realtà però ci racconta spesso che un conto sono le ambizioni e un altro sono i risultati. Vivessimo nel mondo dei buoni propositi, tutti i professionisti sarebbero impeccabili, ma la quotidianità ci porta spesso a rapportarci con l’incompetenza altrui (oltre che con la nostra, s’intende). Dato che farlo è un esercizio gravoso in termini di tempo, fatica e pazienza, forse può essere utile sviluppare una sorta di “radar” che ci permetta di capire ex ante se abbiamo di fronte un cioccolataio.

A tal proposito abbiamo preso spunto dal tredicesimo numero di Weconomy “Kill Skill”, realizzato dalla Service Design Company Logotel, il contributo di Daniele Cerra, Digital Innovation Officer Logotel, che propone una punto di vista laterale per affrontare il tema delle competenze.

Dopo aver letto un estratto del sopracitato numero, ecco alcuni esempi tipici che ci sono venuti in mente per capire se ci stiamo rapportando a tanto fumo oppure a un bell’arrosto. Sia che siate clienti, sia che si tratti di vostri colleghi.

Il finto erudito
Una professionista “da manuale”. E solo quello. Ogni sua azione è frutto di qualcosa che ha letto su qualche libro di qualche guru. Senza averci capito una mazza in realtà, ma imparandolo a memoria. Occhi tipicamente bovini, sguardo perso nel vuoto e incredibile autostima che nasce dal non aver mai affrontato gli schiaffoni dell’esistenza, tanto meno quelli dei genitori (o egocentrici o più scemi di lui). Applica tutto pedessiquamente senza comprendere contesto e interlocutori; risponde per cantilene senza elaborare il senso delle domande. Spesso è il tipo di professionista preferito dalla direzione aziendale, perché burattino modello.

Il ganassa
Chiacchere come se piovesse. Parlerà con decisione, lancerà slogan, visioni. “Valori” e “sfide” i suoi termini preferiti. Al contrario del caso precedente, non è un pirla, ma non è abbastanza sveglio per guardare al di là del suo ego smisurato e capire che anche gli altri possano avere un cervello. Userà spesso l’inganno e le false promesse per farti cadere in trappola. Fumoso.

Il soldatino
Non prende una decisione sua, non si schiera. Paraculo per definizione e ha paura della sua ombra. Vorrebbe magari sviluppare delle competenze ma non lo fa per paura di dare fastidio al capo. Meglio non fidarsi. Gentile nei modi, ma inconsistente nella sostanza. E’ quello che ti consigliava i bond argentini sentendosi in colpa. Ma lo faceva lo stesso.

Il bastardo
Versione hard core del ganassa. Meno piacione, molto più altezzoso. Con i suoi modi burberi e la poca confidenza concessa pensa di avvalorare la sua superiorità. Generalmente più preparato rispetto ai precedenti esempi, è comunque talmente focalizzato su di sé, da essere estremamente nocivo sia per i colleghi che per i clienti. Nel caso di lavoro in team avvelenerà le iniziative autonome tentando di anestetizzare il desiderio di contribuire all’organizzazione delle persone che ne fanno parte. Eserciterà iper-controllo e darà grande evidenza a rischi ed errori commessi da altri. Fomenterà la paura facendo vedere cosa succede quando qualcuno sbaglia…

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