Consulente: tre grafici che ti faranno preoccupare

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Biagio Campo di Biagio Campo17 aprile 2019 | 09:11

Nel corso dei periodici incontri con consulenti finanziari ed investitori istituzionali rilevo una generale lettura delle attuali condizioni di mercato orientata alla stabilità, mentre mai come ora ritengo utile riflettere sulla presenza di code larghe nella distribuzione dei ritorni per l’azionario Usa. In particolare a fronte di guadagni limitati derivanti dalla possibile realizzazione dello scenario positivo, ovvero rallentamento economico non sfociante in recessione, nuovi stimoli monetari, ritrovata credibilità della Fed e mancata elezione di un presidente democratico radicale, il mancato verificarsi di uno solo dei precedenti aspetti indicati porterebbe allo scenario negativo con una drastica correzione dell’azionario. Di seguito propongo 3 grafici per riflettere sui rischi presenti.

Rallentamento della crescita – I sistemi di monitoraggio tradizionali (Pil, disoccupazione, ecc), non colgono le dinamiche economiche in atto, a causa del gap temporale presente nella reportistica e per il limitato valore prospettico dei dati stessi. Rilevamento dell’attività economica tramite satelliti, pagamenti effettuati con carte carte di credito e debito ed analisi dei prezzi pubblicati online, in aggiunta ai più tradizionali sistemi incentrati sull’andamento di settori ed aziende con valore predittivo (ad esempio gli ordinativi ricevuti da Caterpillar sono più indicativi per capire le prospettive economiche complessive rispetto a quelli di Nike) ed altri leading indicator evidenziano chiaramente il rallentamento in atto, che non vede immune gli Stati Uniti. Fasi di moderata contrazione della crescita storicamente non sono state un elemento in grado di innescare forti correzioni, in quanto accompagnate da stimoli monetari e fiscali, tuttavia attualmente gli spazi di manovra sono estremamente ridotti, a fronte di bilanci delle banche centrali e debito governativo e privato in prossimità dei massimi storici.

GRAFICO ECONOMIC TREND

Il rapporto tra debito delle imprese statunitensi e Pil ha superato i livelli antecedenti le precedenti recessioni. Tuttavia a preoccupare non è solo l’ammontare dello stock ma la qualità, in quanto per gli Usa il livello dei subprime è il 30%, mentre nel 2007 era il 23,7%. I deludenti dati sulla produttività (quella per ora lavorata, uno dei parametri meno negativi, dal 2007 è cresciuta solo dell’1,3 per cento, rispetto ad oltre il 2 per cento del periodo 1990-2007), che emergono in maniera trasversale in tutti i settori, rendono difficile ipotizzare che il debito verrà facilmente onorato in caso di rallentamento economico, bassa inflazione, aumento dei tassi nominali a breve o cambio del sentiment degli investitori. Una minore domanda aggregata riconducibile al mancato aumento del debito, dato che a fronte del livello raggiunto è difficile ipotizzare la sostenibilità di livelli superiori, potrebbe incidere sulla crescita del settore reale. Risulterebbero chiare le immediate ripercussioni sull’azionario nel caso di un aumento dei default societari.

GRAFICO DEBITO US CORPORATE

Le valutazioni attuali dell’azionario Usa sono care, se si analizza l’ultimo livello di utili disponibili, mentre sono in una condizione di bolla se si considerano gli utili degli ultimi 10 anni. L’equity Usa nel periodo dal 1 gennaio 1973 al 2 aprile 2019 ha avuto una media del PE pari a 16,882, mentre attualmente quota 20,25. Il livello di PE attuale potrebbe non sembrare eccessivamente alto in quanto calcolato con gli ultimi utili disponibili, che durante una fase espansiva sono notoriamente elevati. Per evitare distorsioni, positive o negative, che possono verificarsi nel corso di un anno, è più opportuno usare la metodologia del CAPE elaborata da Shiller, la quale considera gli utili degli ultimi 10 anni, aggiustati per l’inflazione. Tale coefficiente al 1 aprile 2019 era pari a 31,04, rispetto alla media di 16,95 del periodo dal 1 febbraio 1881 al 1 aprile 2019.

GRAFICO SHILLER

A fronte di un CAPE di 44,20 registrato nel dicembre 1999 il ritorno a 10 anni è stato del -2,5%. Nel settembre 1929, con un CAPE di 32,56, questo fu del -8,6%.


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