Consulente, se nasci quadrato puoi morire tondo

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Avatar di Redazione31 maggio 2019 | 10:47

A cura di Maria Grazia Rinaldi

Spesso sento dire: “Ma io sono fatto così, se nasci quadrato non puoi morire tondo”. Queste affermazioni sono una grande bugia. Possiamo cambiare, certo che possiamo cambiare. Se può cambiare il nostro cervello figuriamoci quanto sia più facile mutare abitudini e comportamenti. Possiamo cambiare tutto di noi, se lo desideriamo veramente.

Modifiche strutturali
Le scoperte più recenti hanno dimostrato come il pensiero, l’apprendimento e le esperienze di vita siano in grado di apportare addirittura delle modifiche strutturali al cervello agendo direttamente sul funzionamento dei geni. Il cervello con tutte le sue interconnessioni strutturali si modifica durante il corso di tutta la nostra esistenza e la capacità del cervello di modificare la propria struttura in risposta all’esperienza, prende il nome di neuroplasiticità. Passi avanti sono stati effettuati da quando si pensava che il cervello fosse una struttura immutabile. Oggi, invece, con i nostri stessi pensieri arriviamo a modificare la struttura stessa del nostro cervello. Per molti secoli la scienza ufficiale ha sostenuto che i circuiti cerebrali fossero immutabili, cablati fin dalla nascita per produrre in ogni persona esiti non modificabili.

La lezione di Kandel
Tali convinzioni vennero ribaltate dalla scoperta della neuroplasticità, quando il noto neuroscienziato Eric Kandel vinse il premio Nobel per la medicina nel 2000. Lo studioso dimostrò che l’apprendimento può attivare geni in grado di modificare la struttura neurale. A cosa può servirci tutto ciò? A essere consapevoli che possiamo modificare i meccanismi di funzionamento del nostro cervello. Molto, ma molto tempo fa, il nostro cervello aveva la funzione prioritaria di sopravvivere in condizioni difficili, a volte estreme. In quelle condizioni ha imparato ad apprendere da situazioni negative piuttosto che da quelle positive. Tutto questo ha creato in noi, giustamente, paure e timori. Questa abitudine atavica porta il nostro cervello a spostare, ancora oggi, l’attenzione sulle esperienze negative e a farci sprecare spesso l’occasione di approfittare dell’apprendimento legato a quelle positive. Crescita, autostima, risorse nuove sono legate alla codifica di esperienze positive piuttosto che a quelle negative. Pensate a che perdita sia non prestare la giusta attenzione a tutte le volte in cui ci sentiamo amati, tranquilli, capaci, apprezzati. Che spreco! Cosa fare allora? Eccoci arrivare in nostro aiuto, la neuroplasticità. È importante diventare consapevoli delle belle sensazioni, delle belle esperienze, fissiamole nella nostra mente, creiamo nuovi circuiti più costruttivi, insegnamo letteralmente al nostro cervello a gioire e a godersi pienamente il bello di queste esperienze. Innescheremo così nuovi percorsi di pensiero, nuove sinapsi, in modo da sviluppare nuove risorse come: coraggio, motivazione, equilibrio, determinazione, fiducia, chiarezza, consapevolezza.

Percorso consapevole
Non stiamo parlando di pensiero positivo a tutti i costi, non stiamo parlando di far finta che tutto vada bene, non stiamo parlando di cambiamento per forza. Parliamo di consapevolezza, di conoscenza di sé, di capacità di integrare le percezione per arricchirci diventando persone più piene, più capaci di gestire noi stessi e i nostri comportamenti. Come disse il grande psicologo William James: “Una delle più grandi scoperte della mia generazione è che un essere umano può cambiare la propria vita semplicemente cambiando il proprio modo di pensare”


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