Banca Generali, la ricetta dell’innovazione

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Come dialogano servizi finanziare e tecnologia? Confronto a Milano fra Mossa, Dattoli e Rajola.

Andrea Giacobino di Andrea Giacobino4 giugno 2019 | 08:08

Banca Generali prosegue nel percorso di confronto con i ragazzi delle università sul tema dell’innovazione. Al centro dell’attenzione le analisi sul futuro dei servizi finanziari nella dialettica con la tecnologia. Nella cornice dell’Università Cattolica di Milano sul tavolo del nuovo incontro sulle “Ricette di Innovazione” tematiche come il fintech, l’Artificial Intelligence, le piattaforme digitali per i servizi finanziari e il co-working. Diversi ingredienti di cui hanno parlato il numero uno della banca private Gian Maria Mossa, il fondatore della start up bresciana Talent Garden, il 28enne Davide Dattoli, e il docente di organizzazione aziendale Federico Rajola (clicca qui o per vedere il video).

Punti di vista e modelli di business diversi ma “ingredienti” comuni nell’attenzione al talento delle persone e al contributo della tecnologia. “Non solo le grandi aziende nel settore finanziario, ma anche le pmi stanno puntando con decisione sull’innovazione, o comprando tecnologia, o andando a ricercare le start up che meglio possono supportare le proprie attività” spiega Rajola. Il digitale non come strumento per accelerare la disintermediazione, ma come soluzione da affiancare alle competenze dei propri private banker, per generare ancora più qualità nel servizio e servizi distintivi nella protezione patrimoniale.

Su questa linea si muove la strategia di Mossa, già indicato come uno dei top five ceo che stanno contribuendo a far fare passi avanti al Paese in termini di innovazione e sostenibilità: “La vera sfida è cercare di creare valore in modo sostenibile, coinvolgendo il sistema e la collettività, la tecnologia è un enabler assolutamente prioritario ma deve saper creare valore non solo in termini economici, ma –nel nostro caso- alla relazione di fiducia tra banker e cliente. Crediamo
nella condivisone di obiettivi che sappiano ispirare e muovere le persone e portare un contributo alla collettività e al sistema, questa è l’ambizione che ci spinge a cercare di fare le cose in modo diverso, con grande attenzione alla qualità nel lungo periodo” spiega il numero uno della banca private.

Centralità delle persone e valore del team come elemento su cui costruire la fiducia degli investitori e il proprio percorso di sviluppo, è invece la strada traccia da Dattoli. Il giovane start upper è stato nominato dal magazine americano Forbes tra i ragazzi under 30 più influenti in Europa visto che è stato in grado di attirare a sé 60 milioni di investimenti per far decollare i propri spazi di co-working. “I miei rivali a New York di capitali ne hanno raccolti ben 11 miliardi e in Cina si muovono giganti pronti a far man bassa in questo settore ricercando gli spazi migliori. La competizione è fortissima e serve stare un passo avanti, creare nuovi ecosistemi dove far crescere il talento dei giovani che non trovano spazio nel contesto tradizionale del lavoro, e per far questo serve provare a cambiare gli schemi predefiniti”. Questo l’ingrediente di innovazione di Dattoli che cresce del 100% all’anno e ha da poco messo piede nell’ottavo Paese nel Vecchio Continente con il proprio 25° spazio di co-working.

 

 

 


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