Consulenza, l’esercito dei potenziali clienti esclusi

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di Redazione 24 Luglio 2019 | 14:00

A cura di Giuseppe De Lucia Lumeno

Il credito si basa sulla fiducia. Non è, questa, una nostalgica constatazione di un vecchio banchiere del secolo scorso, ma una considerazione semplice, quanto necessaria, della quale bisogna tener conto per un’analisi seria e corretta del sistema bancario moderno, della funzionalità di questo nel più ampio sistema economico e, soprattutto, dei problemi che sorgono quando ci si dimentica di quanto sia stretto quel legame. Nel Sud d’Italia, come rivela un recente studio di Banca Etica, sette persone su dieci soffrono di esclusione finanziaria, sono cioè nella difficoltà o, peggio ancora, nell’impossibilità di accedere ai servizi finanziari. Vedere accreditata la propria pensione o il proprio stipendio, effettuare un bonifico, prelevare del contante attraverso un bancomat, usare una carta di credito, conoscere il saldo del proprio conto corrente, chiedere un prestito per degli acquisti, un finanziamento per realizzare un’idea imprenditoriale o un mutuo, sono alcune delle operazioni che quelle sette persone non possono compiere o, per compierle, hanno bisogno di un aiuto e di persone di cui possano fidarsi. Il problema, estremamente delicato, può avere diverse cause e ha diverse implicazioni e conseguenze sia sul piano sociale che su quello economico tanto che è la Costituzione, all’articolo 47, che pone, con solennità, il tema stabilendo chiaramente che “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.

Miopia dannosa
Non affrontare il problema dell’esclusione finanziaria non significa però soltanto disattendere la carta fondamentale ma è indice di una miopia dannosa per la democrazia e, insieme, per l’economia. Non si tratta infatti, come in molti pensano, di uno dei tanti effetti della lunga e dura crisi economicofinanziaria che, secondo gli stessi, come è arrivata così passerà, ma di un più complesso problema di carattere strutturale del sistema bancario. Quando si ci pone come unico obiettivo quello del raggiungimento del maggior profitto nel minor tempo possibile è inevitabile che il tema della fiducia, del rapporto cioè che lega il cittadinorisparmiatore al sistema bancario, venga sacrificato. In quella logica tutta l’innovazione tecnologica viene messa al servizio solo e soltanto del taglio dei costi producendo il drammatico errore di considerare quel rapporto, che non può che essere un rapporto tra persone, un costo che si può e che si deve tagliare. L’effetto, però, è quello di allontanare prima, e di escludere poi dal sistema fianziario quei cittadini che, per cultura, per livelli di istruzione, di reddito e di occupazione, vengono così privati del rapporto diretto, personale e fiduciario, un rapporto che li rendeva, pienamente, in grado di operare nel sistema bancario e non essere cittadini di serie B.

Coesione a rischio
La ricerca esclusiva di un profitto che non tenga conto del rapporto fiduciario, che non guardi al legame tra sportello e risparmiatore, che non valorizzi la reciproca conoscenza e familiarità tra banca che opera nel territorio e imprenditore che in quel territorio vuole investire e rischiare, non può che produrre esclusione finanziaria mettendo sempre più a rischio la coesione sociale e la democrazia economica. Al contrario, è necessario valorizzare il rapporto fiduciario avendo chiaro che un presidio maggiore e più radicato nei territori produce maggior credito e, di conseguenza, mette in moto un circuito virtuoso economico e democratico del quale, oggi più che mai, si avverte forte l’esigenza.

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