Azimut, anatomia di una rivoluzione che potrebbe cambiare il mercato

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Avatar di Redazione 25 Settembre 2019 | 15:10

Le parole di Paolo Martini, AD e DG di Azimut Holding e presidente di Azimut Libera Impresa risuonano oggi con forza nella sala della conferenza milanese di Palazzo Parigi: “Poche volte sono così stato così confidente, come quest’oggi, in merito all’esito di un incontro. Quello che vi verrà presentato, a mio avviso, è un passaggio probabilmente destinato a cambiare il modo di fare risparmio gestito in Italia“. L’intuizione è chiara quanto ambiziosa: in un mercato dove gli alti rendimenti del passato sono sempre più una chimera, occorre portare al mondo retail le opportunità riservate tipicamente alla clientela del private equity: “Portare queste soluzioni alle famiglie, questa è la democratizzazione”. Certo servirà educazione finanziaria (dei consulenti e dei clienti), ripensamento del paradigma della liquidità come bene assoluto, ma la posta in gioco potrebbe valere lo sforzo. Riprendiamo però in mano il racconto e partiamo dal principio.

La nuova linea strategica di Azimut nasce dall’esigenza di offrire ai propri clienti l’accesso a ritorni superiori in un contesto di tassi estremamente bassi che hanno determinato nel risparmio gestito deflussi importanti e una fuga dei risparmi verso la liquidità. Allo stesso tempo, gli investimenti in economia reale hanno offerto rendimenti superiori degli investimenti in società quotate: private equity, venture capital, private debt hanno generato ritorni annuali in media del 12% circa negli ultimi 10 anni, contro la media del 7,5% delle attività quotate. Inoltre, gli investimenti nei mercati privati rappresentano un fattore importante di differenziazione del portafoglio, in quanto non correlati alle dinamiche dei  mercati finanziari.

In tale contesto si colloca la scelta di Azimut di creare attraverso Azimut Libera Impresa Sgr una piattaforma integrata di prodotti e servizi dedicata a imprenditori e PMI da un lato e investitori e risparmiatori dall’altro, con l’obiettivo di favorire l’immissione di liquidità nell’economia reale al fine di stimolarne la crescita e renderla sostenibile nel tempo, offrendo al contempo opportunità di rendimento maggiori a risparmiatori e investitori.

La piattaforma Azimut Libera Impresa comprende ad oggi otto fondi, tra i quali alcuni in fase di lancio e altri che saranno varati nel corso dei prossimi mesi, per una raccolta complessiva di 1,5 miliardi di euro a fine 2020. Per Azimut la crescita negli investimenti in private market rappresenta una linea strategica di grande importanza: dei 56 miliardi di euro di masse gestite dal Gruppo oggi circa l’1% è rappresentato da asset alternativi ma entro 5 anni il peso di tali attività crescerà ad almeno il 15% degli asset under management al 2024.

Demos 1, presentato oggi, è il primo fondo chiuso di private equity retail al mondo,  con importo minimo di sottoscrizione pari a 5 mila euro. Ha una dotazione di 350 milioni di euro da investire in aziende italiane, con un fatturato compreso tra i 30 e i 250 milioni e un ticket di investimento per operazione dai 20 ai 60 milioni di euro. Con un orizzonte di investimento di 8 anni (eventualmente estendibile) ha un rendimento target, inteso come multiplo del capitale investito compreso tra l’1,8 e il 2.

Abbiamo chiamato questo fondo Demos”, spiega Pietro Giuliani, presidente del gruppo Azimut, “perché democratizza il mercato offrendo anche ai risparmiatori la possibilità di accedere a rendimenti e opportunità fino ad oggi riservati agli investitori istituzionali o ai family office. Azimut è il primo operatore nel risparmio gestito in Italia a intraprendere la crescita nel settore degli investimenti alternativi, una diversificazione che ci permetterà di offrire migliori rendimenti ai nostri clienti e di diventare un gestore al passo con i tempi e con i migliori asset manager mondiali. Ancora una volta siamo apripista nell’industria italiana del risparmio gestito: siamo stati i primi a creare un operatore indipendente, i primi a diversificare all’estero, arrivando a gestire oltre 16  miliardi di euro in Paesi a elevati tassi di sviluppo. Oggi abbiamo aggiunto questo importante tassello di crescita che nei nostri piani al 2024 vale almeno dieci miliardi di euro e che ci permetterà di aumentare i rendimenti attesi per i nostri clienti del 1,5-2% all’anno”.

Il dado è quindi stato lanciato, si potrebbe dire riprendendo la tradizione latina. Il resto della storia la scriverà il mercato.

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