Pir, la sfuriata di Doris

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Il capo di Banca Mediolanum al governo: “Torniamo subito alla vecchia normativa”.

Andrea Giacobino di Andrea Giacobino30 settembre 2019 | 08:00
“Bisogna tornare allo schema originario che aveva favorito grandi afflussi: ma è importante anche non toccare più la normativa: gli investitori, soprattutto quelli esteri, chiedono la garanzia di una normativa stabile”. Massimo Doris (nella foto), amministratore delegato di Banca Mediolanum ha lanciato un duro monito al governo in un’intervista al “Il Messaggero” di ieri circa lo stato di salute dei Piani individuali di risparmio (Pir) che dopo il grande successo di 2017 e 2018 quando raccolsero 15 miliardi di euro si avviano invece a chiudere l’anno con un raccolta netta negativa stimata in 700 milioni.
Doris sollecita il governo a cambiare le nuove norme sui Pir varate dal precedente esecutivo: “va subito fatto un passo indietro – dice – rispetto alle modifiche scattate nel 2019. Dobbiamo tornare alla normativa originaria”. Doris, che guida una banca leader nei Pir con una quota di mercato del 22%, ricorda che le nuove norme hanno fatto sì che quest’anno “nessuna società, né italiana, né estera, ha emesso nuovi prodotti Pir”. Il punto contestato della nuova norma, e peraltro già criticato da Assogestioni e Banca d’Italia, riguarda l’obbligo di vincolare il 7% complessivo della raccolta di un Pir tra fondi di venture capital e pmi quotate all’Aim.

1 commento

  • Avatar Federico says:

    Comprendo il disappunto di Massimo, dato che è la banca che li ha collocati massicciamente. I loro troppo costosi e inefficienti al max.

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