Mossa: prima il banker, poi la tecnologia

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di Andrea Giacobino 16 Ottobre 2019 | 08:30
Per l’a.d. di Banca Generali il Fintech accelera l’offerta di qualità, ma non si sostituisce al professionista.

“La relazione è fondamentale perché l’incertezza e la complessità richiedono un certo modello di interazione e professionalità, il Fintech va considerato come un acceleratore all’offerta di qualità. Un fattore non sostitutivo, ma che permette di lavorare meglio”. Gian Maria Mossa (nella foto), direttore generale e amministratore delegato di Banca Generali, in un post sul suo account LinkedIn pubblicato ieri, fa il punto sulla centralità del banker rispetto alla tecnologia.

“L’industria del risparmio – esordisce – sta attraversando una nuova fase di cambiamento, dove l’evoluzione della tecnologia e dell’elaborazione dei dati consente di creare una serie di piattaforme e applicazioni digitali che potrebbero accelerare ed avvicinare ulteriormente la consulenza alle famiglie, migliorandone le potenzialità. Usiamo il condizionale perché riteniamo che la tecnologia nel nostro settore non possa sostituirsi al professionista bensì affiancarsi e facilitarne il lavoro”.

Per Mossa “il wealth management, inteso come la capacità di gestire l’intero patrimonio della clientela in relazione anche alle esigenze familiari, necessita di un interlocutore di riferimento in grado di sintetizzare al meglio le variabili ‘hard’ di mercato, contesto e portafoglio, con gli aspetti ‘soft’ dell’emotività, dei bisogni (spesso latenti) e della storia personale di ciascun cliente. In questo senso l’approccio al digitale non può che essere in una logica di totale connessione ed apertura, un ecosistema intorno al rapporto cliente consulente”.

“Per questo – conclude il ceo di Banca Generali – credo fortemente che sia necessario partire dalle persone e dall’organizzazione per ripensare a processi, funzioni e logiche operative. Non più back / middle / front office ma logica end to end, dal cliente al cliente per valorizzare il professionista”.

 

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