Azimut, i nuovi piani dopo Ali Expo

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Francesca Vercesi di Francesca Vercesi31 ottobre 2019 | 11:44

Sono stati 14 mila i visitatori di Azimut Libera Impresa Expo, il grande meeting del 29 e 30 ottobre che il Gruppo Azimut ha pensato e progettato a Milano per favorire l’incontro tra la finanza e l’impresa. Che si è posto come evento culturale dalla valenza economica e sociale per incentivare un uso più consapevole del risparmio privato e farlo confluire nell’economia reale. Animatore e regista dell’innovativo appuntamento, che si è tenuto nel centro congressi di Rho Fiera a Milano, è Paolo Martini, ad e dg di Azimut Holding, vice presidente di Azimut Capital Management sgr e presidente di Azimut Libera Impresa sgr. Un appuntamento che per il gruppo è un punto di svolta nella fase di profonda trasformazione che sta interessando il settore degli investimenti in Italia, sia dal lato della domanda sia da quello dell’offerta.

Quanto ci avete messo a organizzare questo evento? E perché lo avete fatto?

Parliamo di un cambiamento dirompente per la nostra industria: unire risparmio gestito e pmi è un’innovazione nel settore, così come lo è stata la nascita di Azimut wealth management 10 anni fa. All’epoca nessuno pensava che un top banker potesse decidere di entrare in un modello di rete, noi abbiamo dimostrato con 250 inserimenti che era possibile. Oggi il 40% dell’industria del private banking è in mano alle reti. Sono convinto che il livello di innovazione di Azimut Libera Impresa avrà un impatto ancora più forte nella nostra industria. Lavoriamo da un anno all’evento, i tempi erano maturi considerato quanto abbiamo fatto negli ultimi 5 anni: abbiamo raccolto 560 milioni di euro attraverso il fondo Ipo Club, il fondo di private equity tradizionale (Finanza e Sviluppo Impresa), un fondo di private debt istituzionale (Antares) e uno retail, la partnership con Siamo Soci (anche grazie alla piattaforma di equity crowfunding Mamacrowd). A oggi abbiamo aiutato circa 250 imprese, dalle start up fino alla quotazione in Borsa.

Siete partiti cinque anni fa per dare supporto agli imprenditori. Qual è l’obiettivo oggi?

Rilanciare la nostra proposta, democratizzarla rafforzandola con nuove soluzioni che guardando anche all’altra parte del mercato, quella dell’impresa. I nostri interlocutori sono imprenditori, investitori, private banker, professionisti, consulenti finanziari che credono nel dialogo tra risparmio privato e impresa.

C’è spazio anche per l’investitore retail. Ci spiega?

Assolutamente sì. L’idea è creare nuove opportunità di investimento che consentano anche alla clientela meno facoltosa di accedere a soluzioni fin qui create per istituzionali e clientela private. In Italia abbiamo un risparmio con grosse fette improduttive. Pensiamo ai conti correnti e ai prodotti monetari che generano rendimenti negativi. Se si guarda alle obbligazioni, poi, con i tassi così bassi non ci sono spazi di ulteriore rivalutazioni e ricordiamo che già oggi il 40% dei bond governativi dei paesi occidentali offre rendimenti negativi, si paga quindi per prestare soldi. Quando inizierà la normalizzazione da parte della banche centrali, ci saranno perdite anche in conto capitale. Noi abbiamo democratizzato l’investimento in economia reale. Puntiamo a supportare 500 aziende e favorire la creazione di 50mila posti di lavoro nei prossimi cinque anni.

Che prodotti offrite?

Indirizzati all’economia reale, dai fondi di private equity e di private debt, dal venture capital al crowdfunding fino al real estate. In Italia le pmi valgono circa l’50% del Pil e quasi quasi l’80% dell’occupazione. Se si riuscirà a indirizzare verso di loro l’1% della ricchezza degli italiani, si mobiliterebbero circa 90 miliardi di euro, cioè più di una manovra finanziaria. È bene ricordare, poi, che le asset class legate all’economia reale hanno reso, su dieci anni, il 12,5% annuo mentre le asset class tradizionali il 7,5%.

Avete appena lanciato Demos 1. Altro?

Sì, Demos 1 è primo fondo chiuso di private equity retail al mondo con importo minimo di sottoscrizione pari a 5 mila euro. Investe in aziende target italiane con fatturati tra 30 e 250 mln di euro e stiamo costituendo il team dove già opera Matteo Bruni che è senior partner di Azimut Libera Impresa. Inoltre, operando in sidecar, ovvero co-investendo con fondi che già operano sul mercato, stiamo per lanciare un fondo di venture capital che partirà nelle prossime settimane. Stiamo aspettando l’ok di Consob. Infine, abbiamo lanciato un fondo di fondi di private equity chiamato Global Invest con Hamilton Lane, che ci ha dato l’esclusiva per l’Italia, dedicato a istituzionali e Hnwi. Per i primi la soglia di ingresso è di 100mila euro, per i secondi 500mila. Abbiamo inoltre appena chiuso la raccolta del fondo Corporate Cash che è un fondo liquidità per Pmi che emettono bond controgarantiti da Cofidi. Infine vogliamo svilupparci anche nel real estate con un focus sulla clientela istituzionale. Abbiamo appena annunciato l’arrivo di Andrea Cornetti, professionista affermato del settore.

Come si muove il braccio operativo del gruppo?

Azimut Libera Impresa sgr, società al 100% del gruppo Azimut, è una fabbrica prodotto che va a caccia di eccellenze dove l’obiettivo è movimentare circa 2 miliardi di euro entro la fine del 2020 e arrivare al 15% delle nostre masse complessive a fine 2024 che, secondo i nostri piani, potrebbero valere almeno 10 miliardi. Oggi contiamo 56 miliardi di euro di masse a livello di gruppo. Gli obiettivi a cinque anni saranno fissati con il prossimo piano industriale. Ci muoviamo inoltre attraverso partnership e puntiamo ad acquisire i migliori gestori.

Qual è il vostro modello organizzativo?

Marco Belletti, che viene da Société Generale, è l’ad di Azimut Libera Impresa sgr. Nel Gruppo è coinvolto inoltre un team di professionisti, guidato da Luca Bocchi, costituito all’interno di Azimut Capital Management, specializzato nel supporto alle Pmi con misure come lending, l’M&A e la parte corporate. Il pool lavora in house con accordi con 20 boutique secondo la logica di multifamily office che da sempre fa parte del nostro dna.

 


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