Consulente o robot? Meglio ibrido

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di Redazione 30 Dicembre 2019 | 10:24
La potenza della tecnologia attira, ma resiste l’esigenza di un riferimento umano permanente. È quanto emerge dallo studio, riportato da Teleborsa, “Valore della consulenza finanziaria e robo advice nella percezione degli investitori. Evidenze da un’analisi qualitativa” pubblicato nei Quaderni Fintech di Consob e realizzato dall’Autorità in collaborazione con l’Università Roma Tre e l’Università Lumsa. Da un lato i numeri parlano di un’ascesa dei robo advisor: infatti, nel mondo 877 miliardi di euro sono gestiti da robot, di cui 358,2 milioni in Italia. E si prevede che le masse gestite secondo i dettami degli algoritmi saliranno a livello globale del 27% all’anno fino al 2023 (fino a 2.552 miliardi di dollari). Nello stesso periodo, in Italia la crescita media sarà addirittura del 51% all’anno. Anche se la dimensione media dei patrimoni amministrati dai robo advisor, allo stadio attuale, è mediamente di soli 21 mila dollari (14 mila in Italia).

Lo scopo dello studio era capire se i robo advisor, con le loro commissioni contenute, potessero ridurre la fascia di investitori che non ricevono un servizio di consulenza: in ambito domestico, per esempio, si stima che solo il 30% degli investitori si avvalga dei consigli di un consulente finanziario dedicato, mentre circa il 40% si rivolge esclusivamente ad amici, parenti e colleghi. Il principale deterrente alla domanda di consulenza dopo la sfiducia verso gli intermediari è la convinzione che non sia necessaria perché si investono piccole somme di denaro. La ricerca ha sottolineato come ci sia una certa curiosità e apertura tra i risparmiatori per quanto riguarda i servizi offerti dai robo advisor, ritenuti capaci di consigli più oggettivi rispetto a quelli di un essere umano. Tuttavia, i clienti temono la mancanza di un riferimento umano permanente: soprattutto quando si parla di sicurezza informatica e di trattamento dei dati sensibili. Per cui bene il robo advisor, ma purché – si legge sempre sullo studio – resti in grado di conciliare “elementi digitali e human touch”.

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