Consulente, il check-up al tuo cliente impresa

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Avatar di Hillary Di Lernia8 gennaio 2020 | 15:42

Il consulente finanziario è la figura che può supportare un’azienda nella creazione delle strategie che la possano  rendere solida e competitiva. Un’impresa ha bisogno di chi può tracciargli la rotta e gestire i tormentati e molteplici rapporti con le banche, senza mai perdere di vista gli obiettivi aziendali.

Ed è per questo che voi, cari consulenti, dovete prestare attenzione allo stato di salute del vostro cliente impresa. A tal proposito vi proponiamo un report con i risultati dell’analisi sulle PMI italiane a cura dell’Ufficio Studi modefinance, la prima agenzia di rating FinTech in Europa. L’analisi, effettuata su un campione di circa 50mila PMI, si propone come una fotografia del mondo della piccola e media impresa in Italia, con particolare attenzione alla situazione economico-finanziaria e di valutazione del Rating.

 

A cura dell’Ufficio Studi modefinance, la prima agenzia di rating FinTech in Europa

In linea generale, per le PMI italiane, l’accesso al credito è ancora una chimera: il credit crunch si conferma come il principale problema reale per le imprese e questo è, purtroppo, certificato dai numeri: a giugno di quest’anno, i prestiti bancari alle imprese non finanziarie hanno registrato un -6,4% sull’anno precedente, ovvero 45 miliardi di crediti in meno in 12 mesi (analisi dell’osservatorio Credito Confesercenti su dati Banca d’Italia).

L’immutata tendenza negativa di flussi alle imprese ha caratterizzato in maniera stabile il periodo novembre 2011–giugno 2019 e, adesso, si manifesta con modalità che rendono ancora più rigido l’accesso al credito per le attività di minori dimensioni. Tra i comparti, l’emorragia più forte la registrano le imprese del commercio e del turismo (-10 miliardi). A dare la misura della gravità della crisi l’andamento dei finanziamenti a breve, utili alla liquidità, (-9% in 12 mesi), e quelli a cinque anni – per gli investimenti – che calano del 7%.

Secondo un recente rapporto di Unimpresa, in Italia, nel 2018, i prestiti alle PMI si sono ridotti del 5% rispetto all’anno precedente. La restrizione del credito bancario ha colpito con forza i 141 distretti industriali presenti nel territorio italiano che costituiscono circa un quarto del sistema produttivo del nostro Paese. Nel periodo compreso tra il 2010 e il 2017, i finanziamenti alle imprese dei distretti italiani si sono ridotti complessivamente di 57 miliardi.

Partendo da questo scenario modefinance, la prima agenzia di rating FinTech in Europa (certificata CRA e ECAI da ESMA nel 2015), ha condotto un’analisi su un campione di 49.574 imprese (che al 30 novembre 2019 avevano depositato i bilanci dell’anno precedente), per valutare lo stato dell’arte economico-finanziario delle principali PMI italiane e fare una serie di ragionamenti su come poter agevolare il loro accesso al credito per finanziare la crescita.

Le PMI sono state individuate secondo i criteri di classificazione della CE:

  • Piccola impresa = tra 10 e 49 dipendenti e sotto i 10mln di fatturato (oppure sotto i 10mln di totale attivo)
  • Media impresa = tra 50 e 249 dipendenti e sotto i 50mln di fatturato (oppure sotto i 43mln di totale attivo).

L’analisi mostra un generale e continuo miglioramento dei conti economici delle PMI, con una valutazione di investment grade, e si attestano attorno a un Rating mediano BB per il 2018, dimostrandosi equilibrate sia a livello di bilanci sia di eventuale capitalizzazione.

In generale, il fatturato mediano mostra una crescita del 16% da 3.18k€ nel 2015 a 3.70k€ nel 2018.

La distribuzione del fatturato vede una netta crescita delle piccole e medie imprese a discapito delle micro (si può stimare un passaggio di molte attività da micro a piccola impresa).

Analizzando più a fondo i dati, notiamo che il leverage mediano – l’indice di indebitamento, che rappresenta il totale delle passività rispetto al patrimonio netto – passa dal 3.59 al 2.98. Questa diminuzione delle imprese dalla dipendenza dall’indebitamento, cioè dal ricorso a capitale di terzi, è un segnale positivo.

Il leverage finanziario mediano passa dallo 0.97 allo 0.80, e anche questo è un dato positivo, poiché rappresenta un dato sulla riduzione all’indebitamento finanziario, quindi una diminuzione del ricorso al debito bancario.

La distribuzione del leverage mostra come la maggior parte delle imprese si attesta a un livello equilibrato, con valori che, tra 0 e 2, toccano il 40% mentre sopra il 5 si abbassano a poco più del 30%.

Per quanto riguarda il ROE mediano – la misura della redditività del capitale proprio – si nota una leggera diminuzione rispetto al 2017 (11.08% contro 11.45%), che si fa decisamente più importante se raffrontata al 2015 (9.42%), con una distribuzione sopra il 10% che scavalca il 50% delle imprese.

Il ROCE mediano – l’indice che misura la redditività degli investimenti e, quindi, quanto una società sia in grado di rendere profittevole l’investimento effettuato – rimane stabile.

La distribuzione tra aziende in utile e aziende in perdita mostra una significativa diminuzione: nel 2015 erano oltre 5.700, nel 2018 si aggirano attorno alle 4.200 (con un andamento previsto di aziende in utile 2018 stabile attorno alle 38.000).


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