Iw Bank PI racconta la sua Mifid 2

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Avatar di Redazione 22 Gennaio 2020 | 11:54

Sono ormai due anni che Mifid 2 è entrata nella quotidianità della vita finanziaria europea. In questi due anni di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. “Mifid 2 ha segnato un passo importante per i distributori e i risparmiatori”, spiega Massimo Arrighi, partner A.T. Kearney, “almeno per due ragioni. La prima è il merito di aver aperto un capitolo importante nel rapporto con il cliente rispetto al principio di adeguatezza dei prodotti. Cresce infatti l’attenzione sia dei produttori che dei distributori nella costruzione di un portafoglio bilanciato tra livello di rischio del prodotto e le caratteristiche del risparmiatore. La seconda”, continua Arrighi, “è relativa alla trasparenza della rendicontazione per i clienti. Lo sforzo fatto da tutte le reti distributive per una corretta fotografia dei costi è innegabile seppure ancora con lacune e alti margini di miglioramento”. Un cammino, quello della direttiva, che non è stato sicuramente privo di ostacoli. “La Mifid 2 è entrata in vigore due anni fa”, conclude Arrighi, “con una partenza in salita che lascia ancora molta strada da fare. Certamente un prossimo passo per gli intermediari sarà quello di sviluppare documenti più focalizzati e sintetici e meno dispersivi. È vero che chi si aspettava un effetto disruptive è rimasto deluso. È altrettanto vero però che si tratta dell’inizio di un percorso virtuoso e che gli effetti saranno più evidenti nel prossimo futuro”. BLUERATING ha contattato alcune delle principali banche-reti italiane, chiedendo come Mifid 2 abbia influito sulla loro offerta. Questo è il racconto di Stefano Lenti, responsabile dell’area Consulenti Finanziari e Wealth Managers di IW Bank Private Investments.

“Il nostro modello di business, già in linea con lo spirito originario della direttiva, prevede un’ampia gamma di fondi disponibili à la carte, in autentica architettura aperta e senza politiche commerciali preferenziali: questo ci ha permesso di trovarci già preparati all’avvento di Mifid 2. Facilitando la misurabilità da parte del cliente dei risultati ottenuti, la normativa ha favorito il passaggio dell’industria della consulenza da una remunerazione basata sul prodotto a una basata sull’attenzione al servizio. La maggiore comparabilità dei costi garantita da Mifid 2 e la funzione stessa di vera e propria lente di ingrandimento che la normativa riveste, consentono al cliente di poter contare sulla massima trasparenza e al consulente, che è in grado di far percepire con chiarezza il servizio di eccellenza che viene fornito, di vedere premiata la propria professionalità”.

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