I Pir rifaranno il pieno, Mediolanum in pole position

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Marcello Astorri di Marcello Astorri24 gennaio 2020 | 10:42

Se son Pir, fioriranno. L’industria è in gran fermento dopo la revisione della normativa sui Piani individuali di risparmio inserita nella manovra di bilancio 2020, dopo che i vincoli introdotti l’anno prima avevano portato a deflussi per 725 milioni di euro. Adesso però il vento è cambiato: secondo le simulazioni di IRTop, riportate dall’edizione odierna del Sole 24 Ore, a godere maggiormente dell’avvento dei Pir 3.0 saranno proprio le pmi quotate sull’Aim, con 126 possibili target d’investimento che potrebbero incassare un impatto stimato di 231 milioni di euro. E questo fiume di afflussi sembra incoraggiare sempre più realtà a intraprendere il grande passo della quotazione in Borsa. Sempre IRTop, infatti, nel triennio 2020-2022 stima che l’aumento del numero di Ipo potrebbe raggiungere una percentuale del 30% medio annuo e un incremento dell’afflusso di capitali e liquidità per lo sviluppo delle aziende del +69%, in termini di raccolta media, rispetto al 2019. Numeri davvero interessanti, soprattutto se si ricorda che già nel 2019 il listino Aim è stato maglia rosa europea per numero di quotazioni, arrivate alla cifra record di 35 con una raccolta di capitali di 207 milioni.

In questo scenario di possibile (nuova) fioritura dei Pir, si fregano le mani tutti i signori del risparmio gestito che puntano forte su questi prodotti. In testa a tutti, per patrimonio gestito nei prodotti Pir,  c’è Mediolanum con oltre 4,1 miliardi, seguita da Amundi (2,9 miliardi) ed Eurizon (2,1). Tutte e tre, nel corso dell’ultimo anno, hanno registrato deflussi, risentendo come (quasi) tutti dei riscatti che hanno colpito i Pir nel 2019. Il 2020 però si preannuncia pieno di speranze per chi ha creduto e crede nei Pir: a partire dal patron di Mediolanum, Ennio Doris, che durante una conferenza stampa di inizio gennaio ha dichiarato di aver regalato un Pir a ciascuno dei nipoti.


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