Bufi, il bilancio di una presidenza

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Marcello Astorri di Marcello Astorri 3 Febbraio 2020 | 15:44

ConsulenTia 2020 sarà l’ultima grande manifestazione Anasf con Maurizio Bufi (nella foto) presidente, il timoniere che ha guidato l’associazione dei consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede per due mandati. In primavera, dopo le elezioni, si conoscerà il nome del successore, ma nel frattempo l’attuale numero uno si godrà una passerella proprio durante la kermesse di cui va più fiero: “ConsulenTia è nata nel 2014, durante il mio primo mandato”, racconta a BLUERATING lo stesso Bufi, “ma non è stato solo merito mio, è frutto di una collegialità di idee e di proposte condivise all’interno dell’associazione che poi si sono concretizzate in un evento capace di essere una grande vetrina per Anasf”.

Presidente Bufi, è a un passo dalla fine dei suoi 8 anni alla guida di Anasf. Come si sente?
Molto bene, grazie. Ma è più importante che stia bene l’associazione. Ci accingiamo a rinnovare i nostri organi sociali con il consueto piglio: si confronteranno 5 liste diverse tra loro, per composizione e per programmi, ma che comunque hanno in comune il senso d’appartenenza ad Anasf.

Le andrebbe di ripercorrere i momenti più difficili del suo mandato?
Ricordo la battaglia contro l’Oam, quando ci fu il tentativo di inserire gli allora promotori finanziari nell’organismo degli agenti mediatori creditizi. Sarebbe stato un ulteriore onere per la categoria, una mossa ultra dirigista che per fortuna sventammo. Un altro momento critico, ma che considero in termini positivi, è quando abbiamo ottenuto la definitiva consacrazione e legittimazione con la denominazione di consulenti finanziari per la nostra professione, seppur con l’aggiunta di “abilitato all’offerta fuori sede”. E, infine, metterei l’impegno in Enasarco: per la prima volta, 4 anni fa, una nostra rappresentanza ha fatto il suo ingresso in un’istituzione che conoscevamo pochissimo e solo ora abbiamo iniziato a conoscere.

Il 13 marzo finirà il suo mandato. E poi cosa c’è nel futuro di Bufi?
Non vado certo in pensione, continuerò a prendermi cura dei clienti. Perché il mio lavoro di consulente finanziario non l’ho mai abbandonato. Inoltre, l’associazione mi ha chiesto la disponibilità per ricoprire altri incarichi dopo la fine del mio mandato. Io ho detto di sì, ma non a qualsiasi condizione: dipende dal contesto che si verrà a creare. Ora però sono concentrato sui prossimi due mesi che si profilano come molto impegnativi: a partire da ConsulenTia.

Quali sono i temi più interessanti di questa edizione?
Quest’anno sarà per la prima volta aperta alla partecipazione di tutti, a parte un paio di eventi riservati agli iscritti Anasf. Inoltre, inviteremo personaggi importanti per prendere parte al format “un’ora con”, dove parleremo di temi d’attualità particolari, anche non strettamente riconducibili alla professione. Poi ci saranno due convegni: quello inaugurale, del 5 febbraio, che avrà come tema centrale la valorizzazione della professione di consulente e quello del 6 febbraio, in cui solleciteremo il settore sull’annosa questione dell’inserimento dei giovani nelle reti.

Le va di dare un consiglio al prossimo presidente di Anasf?
Guidare un’associazione così articolata, con tante anime diverse, richiede grande capacità di sintesi. Un vero presidente deve sempre tenere presente la pluralità di posizioni all’interno di Anasf: solo così la nostra associazione potrà far valere tutta la sua compattezza.

Quali sono i problemi irrisolti del mestiere: su cosa si dovrà concentrare Anasf in futuro?
Il mercato imporrà di accrescere la produttività degli addetti e di aumentare il coinvolgimento delle famiglie nell’industria del risparmio. I consulenti dovranno quindi essere sempre più professionalizzati, motivati, e fare i conti con lo stato delle cose. Anasf dovrà mantenere un occhio vigile sulla sostenibilità del settore ed essere attiva per un’adeguata remunerazione degli operatori qualificati. Bisogna inoltre immaginare una professione basata non dico sulla persona giuridica, ma quanto meno sul lavoro in team, perché la consulenza finanziaria richiedere competenze sempre più interdisciplinari.

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