Il consulente è quasi sempre il cattivo

A
A
A
di Matteo Chiamenti 10 Febbraio 2020 | 08:30

Sono stati tanti i temi emersi nel corso della conferenza “Re-generation: largo ai giovani” svoltasi nel corso dell’ultima giornata di ConsulenTia20 e dedicata al tema del ricambio generazionale. Uno in particolare ha conquistate le attenzioni del pubblico e del dibattico: la reputazione del consulente finanziario.

Essendo un tema spinoso, di quelli che fanno tipicamente storcere il naso alla categoria, se ne parla poco, ma vuoi vedere che forse proprio questo è uno degli elementi chiave per comprendere il poco appeal di questa professione tra i giovani?

Premessa doverosa: l’incidenza dei casi di condotta impropria sul totale dei consulenti in essere è minimale, decisamente inferiore a quella di altre categorie professionali che invece, paradossalmente, godono spesso di una migliore considerazione pubblica. E’ proprio questo il punto: perchè essere consulente finanziario “non fa figo”, anzi talvolta è una professione dalla “bad reputation”?

A questa domanda hanno provato a rispondere i presenti, con un intervento emblematico quanto esplicito del professore Michele Antonio Fino: “Trovatemi un film dove un consulente finanziario ha una parte positiva…io mi ricordo solo film dove è visto come un mestiere negativo. Mi viene in mente Un’ottima annata dove il finale positivo del film risiede nel fatto che lui abbandona il lavoro da insensibile consulente per fare altro”.

“Era un broker, non un consulente!” è il commento piccato del pubblico tramite whatsapp. Ecco, proprio questo è il punto. Perchè la figura negativa di un broker in un film viene associata a quella di consulente finanziario? Che c’azzecca? Ebbene, sarà brutto da dire, ma l’opinione pubblica generalmente non fa differenza.

Ecco perchè bisogna lavorare assiduamente su questo: far comprendere chi è davvero un consulente finanziario e il ruolo sociale che questo può avere. Per farlo, al di là del micromondo autoreferenziale delle conferenze di settore, forse bisognerebbe decidere di investire con idee e mezzi su veicoli nazional-popolari. Con una comunicazione accessibile e semplice (elemento che, diciamocelo, non è propriamente nel dna del mondo finanziario), ma che sia capace di veicolare le informazioni essenziali utili alla rivalutazione del “brand”.

Non è forse un caso se quindi qualche tempo fa vi avevamo parlato della proposta di una serie tv dedicata a questa professione. Vedremo cosa riserverà il futuro, intanto iniziamolo a dire a tutti: il consulente non è il cattivo.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

NEWSLETTER
Iscriviti
X