Unicredit e i 6000 esuberi. L’ira dei sindacati

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Avatar di Hillary Di Lernia 11 Febbraio 2020 | 08:30

E’ ufficiale: Unicredit ha previsto tra il 2019 e il 2023 in Italia 6mila uscite e la chiusura di 450 filiali. Questo è quanto si legge dalla lettera inviata ai sindacati nell’ambito dell’apertura della procedura. Il motivo di questa drastica decisione risiede nel fatto che l’attività dei clienti allo sportello si è più che dimezzata in pochi anni, tanto che il numero delle operazioni effettuate in filiale è calato del 55% mentre continua a crescere il numero di coloro che utilizzano i canali internet o telefonici e per questo la banca punta sempre più alla digitalizzazione.

L’istituto bancario guidato da Jean Pierre Mustier non ha ridimensionato il personale solo nel nostro Paese, infatti circa due mila tagli sono stati effettuati in Germania e in Austria, anche se il taglio di personale in Italia rappresenta la gran parte della riduzione dei posti di lavoro all’interno del gruppo, in totale 8 mila.

Nella lettera ai sindacati Unicredit spiega che intende cercare “in ogni caso entro e non oltre il limite del primo trimestre 2020 attraverso il confronto sindacale soluzioni condivise idonee ad attenuare per quanto possibile le ricadute sociali del nuovo piano” sui lavoratori. In questo ambito la banca guarda a quelli che maturano “il requisito pensionistico entro il 31 dicembre 2023 (con diritto alla pensione fino all’1 gennaio 2024 compreso)”. Per le altre uscite si “intende poi valutare in via prioritaria l’attuazione dello strumento del fondo di solidarietà di settore”.

Non si sono fatte attendere le critiche da parte dei sindacati. “Unicredit continua ad avere un atteggiamento inaccettabile: l’amministratore delegato Jean Pierre Mustier si illude di poterci squadernare un piano a scatola chiusa, di fatto senza discutere i numeri, tutti già cristallizzati nella lettera di avvio di procedura sul confronto che ci è arrivata oggi”, ha detto il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni.

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