Consulenti, l’illusione ottica del reclutamento nelle grandi reti

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di Matteo Chiamenti 14 Febbraio 2020 | 10:33

Tra il dire e il fare, suggerisce la cultura popolare, c’è di mezzo il mare. Questo detto rappresenta l’attuale stato delle cose in materia di sviluppo della professione di consulente finanziario in Italia: in un settore dove spesso si sente parlare di ambizioni di reclutamento e crescita degli organici, la realtà mostra che la maggior parte dei big del settore non riesce a compensare le uscite di consulenti finanziari con i nuovi ingressi. A offrire questo affresco sono gli elementi quantitativi raccolti da BLUERATING relativi alle società che comunicano mensilmente i loro dati ad Assoreti.

Dopo aver visto i numeri relativi ai professionisti con mandato al 31 dicembre 2018 e osservato la differenza col dato dalle stesse società al 31 dicembre 2019 (fonte Assoreti), abbiamo confrontato questo differenziale con i reclutamenti complessivi dichiarati nel 2019 (dall’analisi sono state escluse tutte quelle società che non hanno potuto fornire dati puntuali in tal senso al 31 dicembre 2019). Infine siamo passati al calcolo del tasso di compensazione del turnover, inteso come rapporto percentuale tra reclutamenti e uscite.

Ebbene, considerando otto big del settore come Banca Generali, Banca Mediolanum, Consultinvest, Deutsche Bank FA, Fideuram Ispb con Sanpaolo Invest (dato aggregato), Fineco, IWBank e Widiba, solo due realtà possiedono un tasso di compensazione superiore al 100%, mentre le rimanenti sono in fase di contrazione.

La lettura di questa evidenza non deve però necessariamente gettare delle ombre di pessimismo forzato sulle ambizioni di crescita di un settore; se è vero che gli organici si stanno contraendo, ciò non significa necessariamente che la professione sia in fase di declino a livello qualitativo. E’ cosa risaputa che una buona parte dei protagonisti del mercato stiano concentrando i loro sforzi verso un ribilanciamento professionale della propria rete, favorendo le soluzioni di advisory a maggiore valore aggiunto per la clientela. Sullo sfondo di questa analisi, il settore offre un’ulteriore verità: nel 2019 le masse gestite sono continuate a crescere, la raccolta si è mostrata ancora una volta solida e la percentuale di risparmio italiano sotto consulenza è ancora molto limitata (circa il 20% del totale). Per gli amanti del lieto fine, forse sono proprio questi i dati che permettono di mantenere uno sguardo di fiducia verso il futuro della consulenza finanziaria made in Italy. Qui di seguito vi presentiamo i risultati ottenuti da ciascuna rete.

Più in grande, la musica non cambia

Lasciando da parte le società analizzate nella nostra ricerca e ampliando il nostro sguardo sul mondo dell’advisory italiana nel suo complesso, i dati sul 2019 che abbiamo raccolto dall’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei consulenti finanziari (Ocf) sembrano rispecchiare il trend di contrazione degli organici, potenziandone inoltre le dinamiche. Considerando 1456 iscrizioni (403 under 30, cioè i nati fino al 1989) e 3369 cancellazioni, il tasso di compensazione complessivo per il 2019 è di poco superiore al 43%

 

 

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