Reti, i big sono ancora in forma

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di Marcello Astorri 11 Marzo 2020 | 10:05

Il mondo delle banche-reti si lascia alle spalle un 2019 con il vento in poppa. L’ottimo andamento dei mercati, infatti, ha spinto le performance delle grandi reti quotate che hanno pubblicato a febbraio bilanci con utili e ricavi in crescita (con incrementi tra il 5% e il 30%). È cosi almeno per Fideuram ISPB, Fineco, Banca Generali e Banca Mediolanum. Assai probabilmente sarà così anche per Azimut, che non pubblicherà i dati di bilancio prima del prossimo 5 marzo, ma che già a gennaio aveva diffuso delle stime piuttosto rosee. In un anno di crescita generalizzata, tanto è successo nel mondo del risparmio gestito. Ma la prima cosa che si nota, vedendo dati così positivi, è quanto la tanto temuta applicazione della Mifid 2, con la pubblicazione dei rendiconti sui costi alla clientela, non abbia scatenato il cataclisma tanto temuto sui margini. Anche se, bisogna dirlo, i rendiconti sono arrivati in certi casi solo ad agosto e solo alcuni applicavano appieno lo spirito di trasparenza che animava il regolatore. Motivo per cui si parla ultimamente di rimettere mano alla direttiva Mifid 2. Quindi, se è vero che il terremoto finora non c’è stato, è altrettanto vero che potrebbe non essere finita qui.

Ostacolo superato
Nell’anno che ormai abbiamo alle spalle, un altro ostacolo è stato superato brillantemente dalle reti: il ricalcolo delle fee di performance da base mensile a base annuale come richiesto dalle normative. Si temeva che una revisione della procedura avrebbe condotto a un restringimento dei margini, ma così evidentemente non è stato. Ogni rete ha scelto di muoversi diversamente: “Banca Generali ha sostituito un suo vecchio prodotto molto costoso, il Bg Selection, che aveva un metodo di calcolo mensile delle fee, con una nuova gamma di Sicav lussemburghesi con pricing competitivo e fee calcolate annualmente”, commenta Gian Luca Ferrari, analista di Mediobanca Securities, “in questo modo, a differenza dei competitor, sono riusciti a fare il passaggio senza aumentare i prezzi e le commissioni di gestione”. La strategia di Azimut e Mediolanum, invece, è stata differente: “Con il cambio del metodo di calcolo, queste due società hanno alzato i prezzi dei fondi di 50 punti base. Adesso l’incidenza delle commissioni è in area 190 punti per Azimut e 210 per Mediolanum”, prosegue l’analista. Questo non ha però portato ripercussioni significative sui dati di raccolta: merito della fiducia dei clienti verso il prodotto finanziario a prescindere dal prezzo, della bravura dei consulenti e in parte anche del fatto che, potendo contare su margini maggiori, gli stessi professionisti sono probabilmente più motivati. Infine, c’è Fineco che, al pari di Banca Generali, non ha fatto repricing sui prodotti e, inoltre, per scelta non applica fee di performance: “Loro, a mio modo di vedere, sono i migliori dal punto di vista della trasparenza e del pricing ai clienti”, è la valutazione di Ferrari.

Dando invece un’occhiata a quello che sarà il futuro, il margine di crescita per le banche-reti pare ancora ampio. Da un lato, infatti, ci sono i famosi 1,5 trilioni che gli italiani lasciano giacere sul conto corrente da convertire, almeno in parte, in prodotti del risparmio gestito. Dall’altra, però, possibile terreno di conquista c’è dalle parti dei modelli bancari più tradizionali: “Le reti stanno vivendo da anni un momento favorevole”, sono convinti dalle parti di Piazzetta Cuccia, “hanno buone piattaforme online, offerte di prodotti gestiti più attraenti e in più hanno la presenza del consulente che può costituire un plusvalore interessante. Questo modello sta prendendo quote di mercato alle banche retail e crediamo che il trend continuerà”. In questo quadro, le banche-reti stanno cercando di favorire la trasformazione da masse amministrate a masse gestite. Questa, per esempio, è la strategia di Fineco che per il 2020 ha previsioni di raccolta netta, per quanto riguarda l’asset management, pari a 3,5 miliardi di euro. Un obiettivo molto ambizioso, che lascia presagire come l’istituto guidato da Alessandro Foti sia fiducioso di poter ottenere ottimi risultati nel processo di conversione delle masse. Dalle parti di Mediolanum, invece, stanno conducendo una strategia di raccolta molto aggressiva, sulle ali dell’offerta di remunerazione al 2% sui conti correnti per le somme vincolate a 6 mesi. Questo, probabilmente, porterà un afflusso di depositi importante. E sulla parte di nuovi clienti che deciderà di non chiudere il conto dopo la conclusione dell’offerta, la società conta di spostarne almeno una parte dei depositi sul gestito. Azimut, invece, punta forte sugli investimenti in economia reale. In pratica, l’obiettivo è impiegare almeno 10 miliardi in asset illiquidi attraverso strumenti che rendono accessibili anche agli investitori retail questo tipo di opportunità, di solito riservate solo agli istituzionali. Infine, Banca Generali sta generando altre fonti di ricavi con la consulenza evoluta e la partnership con Saxo Bank. Per questo e per i motivi elencati in precedenza, dalle parti di Mediobanca la vedono outperform.

  • Articolo dal numero di marzo di Bluerating

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