Ferdinando Rebecchi, la forza e l’orgoglio

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di Matteo Chiamenti 9 Aprile 2020 | 15:10

Consulenti, diario della quarantena. Una rubrica che racconta la vita e le emozioni dei protagonisti italiani del mondo dell’advisory ai tempi del Coronavirus. Senza formalità, come una pagina bianca su cui scrivere.

Tutte le grandi dimostrazioni di forza, nascono da un momento di difficoltà: “La tragedia umana che sta colpendo il nostro Paese, come il mondo intero, ha imposto ad ognuno di noi un “forzato cambio di paradigma” nella vita personale e professionale. In un contesto così profondamente triste, sto vivendo in queste settimane esperienze professionali ed umane tra le più “forti” di tutta la mia vita e ciò mi dà continui stimoli di riflessione e anche la certezza che se ne uscirà più forti e migliori di prima” ci confida senza nascondere le proprie emozioni Ferdinando Rebecchi, responsabile della rete Bnl-Bnp Paribas Life Banker.  

Parole di chi è abituato a vivere con intensità il mondo dell’advisory, così come con fierezza la propria terra di origine, ora al centro di una scenario surreale e amaro. Ma è proprio dentro questa incertezza che bisogna scoprirsi capaci di guardare avanti: “Se per un attimo provo a non pensare (ma sinceramente non ci riesco, io tra l’altro sono nato e risiedo in provincia di Piacenza) alla preoccupazione ed alla sofferenza nella quale siamo immersi, ho motivo di sentire un forte senso di orgoglio per tutto ciò che sto vedendo muoversi attorno a me, grazie ai singoli con cui mi interfaccio e alla “comunità di persone”, come sono anche le aziende, che stanno offrendo il meglio di se stessi” ribadisce Rebecchi.

Uno missione, quella di non farsi travolgere da un destino che può sembrarci avverso, che coinvolge tutti i consulenti finanziari, un esempio fantastico di resilienza: “I nostri Life Banker sono più “vicini” che mai ai clienti per supportarli, consigliarli e cercare di razionalizzare, con grande serietà e senso di responsabilità, il flusso di notizie e quanto il mondo dei mercati finanziari ci presenta ogni giorno. I nostri manager sono continuamente attivi per supportare, con ogni mezzo, i Banker stessi. Tutto ciò anche grazie ad una rapida “emancipazione” nell’utilizzo di tutte le forme di “contatto” a distanza tra noi e i clienti; all’ampia adozione dello smart working a tutela della sicurezza di colleghi e della clientela per stare “vicini ma da remoto”; alla messa a disposizione di agevolazioni e soluzioni che possano andare incontro a situazioni di difficoltà economica di privati e imprese. E ciò senza dimenticare la solidarietà, attraverso ad esempio la donazione di BNP Paribas Italia di 500 mila euro alla Croce Rossa Italiana e al lancio di una contemporanea raccolta fondi in aggiunta, da parte di noi 18 mila collaboratori. E poi la vicinanza del top management della Banca e del Gruppo. In questo senso si stanno di volta in volta adottando le migliori soluzioni in linea con le indicazioni del Governo e a tutela di tutti noi e dei nostri clienti. Tutto questo in pochissimi giorni e con un trasporto, un impegno e una disponibilità che, ripeto, mi fanno sentire orgoglioso ed utile, in questo particolare momento”.

Ed è qui che emerge il ruolo chiave di chi quotidianamente da tutto se stesso per questo lavoro: “C’è poi un’altra cosa che mi riempie gli occhi ed il cuore in queste giornate. Vedere come anche nella nostra professione di “Consulenti Finanziari” possiamo avere una straordinaria rilevanza “sociale” e di concreto aiuto. E mai come adesso che – oltre alla salute e agli affetti – viene colpito anche il frutto dei sacrifici delle persone, il patrimonio. Noi siamo impegnati a gestire al meglio le esigenze patrimoniali attuali e prospettiche (quando l’emergenza sarà terminata): i nostri clienti oggi non sono solo preoccupati dei propri risparmi, ma anche di come sostenere la loro attività professionale o imprenditoriale, di come finanziare i bisogni familiari, di come, in sostanza, rivedere la loro vita; poter essere un “riferimento” su tutto questo, ci responsabilizza e ci motiva”.

“Nella sostanza, non è cambiata la mia giornata e sono contento ogni giorno nel cercare di essere utile ai miei colleghi, ai clienti, alle persone. Ma non stringo mani e non sono fisicamente vicino alle persone. E questo sì, mi manca molto, moltissimo” conclude Rebecchi. Forza e determinazione, senza per questo negare anche il nostro vuoto quotidiano. Perché questa mancanza può essere un motore straordinario per portarci fuori dalla crisi. Questa mancanza deve essere il nostro obiettivo, la nostra luce. Perché questa mancanza, non sia più mancanza.

 

 

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