Consulenti, vi racconto tutti i nostri Cigni Neri

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Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti 28 Aprile 2020 | 10:58

Sui mercati finanziari è arrivato un nuovo cigno nero, un evento inatteso capace di portare la tempesta sulle borse mondiali. Si chiama Covid-19 e ha i contorni impalpabili di un virus che minaccia la salute della popolazione, oltre a provocare una caduta verticale del Pil. A ben guardare, però, di cigni neri i consulenti finanziari ne hanno visti tanti. Lo sa bene un decano della professione, Francesco Priore, che oggi è docente di marketing dei servizi finanziari presso la Bologna Business School – UniBo. “In cinquant’anni i consulenti finanziari hanno incrociato diversi eventi traumatici come quello che stiamo vivendo”, dice Priore. Questi sono i momenti in cui i buoni gestori possono cogliere l’opportunità di accaparrarsi titoli interessanti a prezzi convenienti, anche se molti clienti, purtroppo, fanno lo stesso errore di sempre: comprano quando le borse salgono e vendono quando i listini scendono”. Eppure, se venisse loro spiegato meglio come conviene comportarsi in queste situazioni, si potrebbero evitare troppi comportamenti sbagliati e le perdite che ne conseguono. Per questo BLUERATING, con la guida dello stesso Priore, ha scelto di effettuare un viaggio attraverso la storia, di tutte le crisi dei decenni scorsi. Un viaggio interessante perché, come ci ricorda Confucio: “Serve studiare il passato se si vuole prevedere il futuro”.

IOS, AL SEGUITO DI BERNIE
Uno dei capitoli più traumatici per il settore del risparmio gestito e della consulenza finanziaria è la vicenda Ios (Investors Overseas Service), società fondata dal noto finanziere Bernie Cornfeld (nella foto). È lui il precursore dei fondi comuni d’investimento e
della vendita in stile porta a porta dei prodotti finanziari. Dopo un’ascesa brillante negli anni ’60, dal 1970 in poi la società inizia a traballare per finire poi in dissesto. In Italia il crack Ios si conclude con la vendita al gruppo Imi di Fonditalia, il fondo d’investimento attraverso cui Cornfeld operava nel nostro Paese e della rete di vendita di Fideuram, che intanto però perde forze: dai 1.700 agenti attivi nel 1969, il numero scende a 250 professionisti in un breve lasso di tempo. Sono pochissimi, resistenti ottimisti che però ripartono.

CRISI ENERGETICA DEL ’73

Con l’epidemia del Corononavirus le città italiane nel 2020 si sono svuotate di gente. Ma le immagini di quest’anno somigliano molto a quelle dell’Italia del 1973. È allora che scoppia la crisi energetica conseguente alla decisione dei paesi arabi di tagliare il 25% della produzione di petrolio. Da lì inizia anche una crisi economica globale accompagnata dal crollo delle maggiori borse internazionali. I consulenti di Fideuram, quelli della “Nuova Era della Consulenza Finanziaria”, si trovano a gestire un’altra situazione difficile dopo essersi appena ripresi, assieme ai colleghi-rivali di Dival, dalla crisi degli anni precedenti.

LA BOLLA FONDI DELL’86 Borsa

29 maggio 1986. È un giovedì nero alla Borsa italiana, dove scoppia la bolla sul mercato azionario. I fondi comuni d’investimento, istituiti nel 1983, suscitano infatti grande interesse tra i risparmiatori e vedono crescere a dismisura le loro masse in gestione, oltre ai volumi di scambio a Piazza Affari, l’unica borsa in cui i prodotti del risparmio gestito italiani possono investire. Con grande miopia, le autorità finanziarie del nostro Paese non consentono ai fondi l’accesso alle borse estere, ingigantendo la bolla del listino italiano e innescando l’ennesima crisi che i consulenti finanziari si trovano a gestire.

IL BLACK MONDAY DEL 1987

New York, 19 ottobre 1987: a Wall Street è Black Monday, un lunedì nero in cui l’Indice Dow Jones della Borsa americana perde 408 punti, quasi il 23% in un solo giorno. Il crollo si trascina dietro tutte le borse mondiali e Piazza Affari chiude per una settimana. I giornali, dopo aver narrato le cronache della bolla dei fondi del 1986, anche nel 1987 titolano: “La Caporetto della Borsa italiana”, rievocando la celebre disfatta della Prima Guerra Mondiale. I consulenti finanziari si trovano a gestire una situazione difficile ma per molti di loro è un ritorno alla realtà, dopo essere stati troppo disinvolti nel promettere performance ai clienti.

L’11 SETTEMBRE

9/11, la coppia di numeri più famosa al mondo, ha un effetto deflagrante purtroppo non solo sui mercati. L’attentato alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001 fa crollare la borsa di Wall Street e anche i principali listini internazionali, già reduci da un periodo non brillante dopo lo scoppio della bolla speculativa di internet nel 2000. I consulenti, già impegnati a spiegare ai clienti le perdite dell’anno precedente, nel 2001 sono messi a dura prova essendo costretti a dare notizia del crollo dei rendimenti. Chi non cede al panico però fa la cosa giusta: nel 2003 inizia infatti un’altra fase rialzista sui mercati.

IL CRACK DI LEHMAN BROTHERS

15 settembre 2008: Lehman Brothers, quarta banca d’affari del mondo fallisce, al culmine di una crisi finanziaria internazionale iniziata nel 2007 con l’insolvenza negli Stati Uniti dei mutui subprime, concessi a debitori con basso merito di credito. Inizia una lunga fase di recessione e di stagnazione del Pil mondiale, da cui l’Italia non si è ripresa totalmente neppure oggi. Nei mesi successivi al crack di Lehman i principali indici di borsa mondiali perdono circa il 50%. Dalla primavera del 2009 inizia però un ciclo rialzista che, tra alti e bassi, dura oltre un decennio, fino al 2020. Chi nel 2009 ha il coraggio di investire fa ottimi affari.

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