L’Anasf secondo Bufi, tra lockdown e nuovo corso

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Marcello Astorri di Marcello Astorri 30 Aprile 2020 | 11:01
L’intervista al presidente di Anasf, Maurizio Bufi, chiamato a prolungare il suo mandato nel pieno dell’emergenza coronavirus.

Proprio quando la parentesi alla guida di Anasf stava per finire, il presidente Maurizio Bufi (nella foto) si è trovato ad affrontare un cigno nero di quelli tosti. Lui, forse sulla scorta dell’esperienza maturata nelle crisi passate, però non si è scomposto e dalla sua Terni sta lavorando senza sosta: “Sono molto impegnato”, ha detto a Bluerating, “più di quanto potessi immaginare. Non sarei dovuto più essere presidente di Anasf, perché il congresso era previsto per marzo. Talvolta però la vita ci presenta situazioni inedite. E, del resto, una delle qualità di chi svolge un’attività come la nostra è l’adattabilità a contesti inattesi, esattamente come quello che stiamo attraversando”.

Presidente Bufi, che cosa le manca di più della vita prima del lockdown?

Mi viene da dire una cosa banale: il contatto umano. La nostra è un’attività che più di altre vive e si alimenta della relazione ed è fatta da incontri fisici con i colleghi e la potenziale clientela. Ci siamo trovati a lavorare da soli, ma comunque non sono mancate occasioni di contatto.

Cioè?

Abbiamo accentuato tutta l’operatività a distanza, tra contatti telefonici, molte più videochiamate. Si utilizzano tanto le piattaforme video e la posta elettronica. Personalmente, io faccio largo uso di mini video girati con il cellulare o l’iPad per fare comunicazione. Del resto, se noi siamo specialisti della relazione, questa non può mai interrompersi di netto.

È stata un’occasione per scoprire l’uso della tecnologia…

Certi mezzi di comunicazione già si utilizzavano, ma con l’emergenza attuale sono diventati necessari. Chi era già avvezzo è stato più avvantaggiato, gli altri si sono dovuti adattare. Le società mettono a disposizione piattaforme online: chi non le usava ha avuto il modo per mettersi alla pari con gli altri. In un momento così, rinunciare a lavorare equivale a subire un danno reputazionale.

Da presidente e consulente finanziario, cosa pensa delle misure adottate dal governo per superare la crisi?

In questa fase, chi è chiamato a gestire certe situazioni non ha un compito semplice. Noi, allo stato attuale, ci riteniamo soddisfatti dalle decisioni prese dal governo per quanto riguarda la nostra professione. In particolare, abbiamo salutato con favore l’aver compreso i consulenti finanziari, in quanto lavoratori autonomi, tra i percettori dell’indennità. Come categoria siamo stati ritenuti equiparabili a commercianti e artigiani. E questo, credo, sottolinei quanto sia ritenuta rilevante per il tessuto economico.

Lei, oltre a essere presidente di Anasf, esercita la professione. Quali sono le difficoltà sue e dei suoi colleghi in questo momento?

Districandomi nel doppio ruolo, ho occasione di confrontarmi spesso con colleghi e dirigenti dell’associazione. In generale, ho registrato una generale compostezza. In questo choc ha prevalso la preoccupazione per la salute pubblica. E questo, in qualche modo, ha creato condizioni perché non tutti corressero a rivedere le proprie posizioni. Non abbiamo rilevato comportamenti o richieste improvvide, o emotivamente scomposte, salvo qualche eccezione. Per quanto questa crisi sia diversa, i meccanismi comportamentali sono simili e la relazione con un consulente premia sempre. 

Luigi Conte è il suo vice presidente vicario e, assai probabilmente, sarà il suo successore. Ha qualche consiglio da dargli?

Il Congresso si deve ancora tenere e non è un passaggio solo formale. Luigi Conte è il nostro vice presidente vicario ed è candidato alla presidenza. Non possiamo ancora dire se sarà lui a guidare l’Anasf, anche se lo auguro a lui come agli altri candidati. Ma al di là di chi verrà eletto, chiunque sia chiamato a gestire l’associazione nei prossimi anni si misurerà con situazioni sfidanti. I candidati però hanno le caratteristiche per fare un lavoro anche migliore del mio.

Non ha un consiglio per il nuovo presidente?

Chi è chiamato a coprire ruoli di responsabilità apicali deve essere molto pragmatico. Bisogna ascoltare molto le persone e i vari organi dell’associazione, per poi trovare elementi di sintesi e prendere decisioni collegiali.

Di certo il nuovo presidente non troverà un contesto facile…

Diciamo che è la storia che si ripete. Io feci il mio esordio da presidente nel 2011, quando il nostro paese attraversò una crisi notevole. Eppure l’abbiamo superata rafforzandoci. Chi farà il presidente dovrà essere concreto, disponibile. Ed essere orgoglioso del suo ruolo.

E lei, Bufi, ricoprirà un ruolo nel nuovo corso?

Come ho già detto, ho dato la mia disponibilità ad Anasf per altri eventuali incarichi. Ma non a qualsiasi condizione. Bisogna prima vedere cosa emergerà dal congresso (si terrà a giugno, ndr), perché da lì si vedrà che direzione prenderà l’associazione.

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