Bnl risponde al Coronavirus a colpi di utile

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Avatar di Redazione 5 Maggio 2020 | 12:03

Il Coronavirus è stato sicuramente un evento imprevisto e impattante, ma Bnl (gruppo Bnp Paribas) ha saputo reggere l’impatto dell’emergenza, come raccontano i numeri della trimestrale.

Nel contesto della crisi sanitaria, BNL bc ha attuato con estrema rapidità un piano di continuità dell’attività (95% delle agenzie della rete è rimasto aperto) e di accompagnamento della clientela, in aggiunta alle misure adottate dal Governo (sospensione per 6 mesi del pagamento della quota capitale dei finanziamenti a breve e medio termine per le aziende, sospensione fino a tre mesi del pagamento delle rate dei mutui…).

Nonostante questo contesto difficile, l’attività commerciale di BNL bc è in crescita. I depositi sono in aumento del 10,9% rispetto al primo trimestre 2019. La raccolta di risparmio indiretta registra un calo del 6,4% rispetto al 31 dicembre 2019, con un incremento della componente previdenziale (+3,1% rispetto al primo trimestre 2019) ma una flessione degli attivi dei fondi di investimento, dovuta al ribasso delle valutazioni di Borsa. Gli impieghi sono in diminuzione del 4,3%1 rispetto al primo trimestre 2019, ma si confermano stabili sul perimetro escludendo le esposizioni in sofferenza. La banca continua ad accrescere regolarmente la sua quota di mercato nel segmento della clientela imprese, che aumenta di +0,6 punti in quattro anni, attestandosi al 5,8%2.

Il margine di intermediazione3 è in calo del 2,5% rispetto al primo trimestre 2019, attestandosi a 659 milioni di euro. Il margine di interesse3 è in diminuzione del 4,0%, a causa del contesto di tassi bassi e del posizionamento su una clientela con un migliore profilo di rischio. Le commissioni3 sono in calo dello 0,1% rispetto al primo trimestre 2019, con un aumento soprattutto nel Private Banking.

I costi operativi3, pari a 465 milioni di euro, sono in calo dell’1,2% rispetto al primo trimestre 2019 e registrano l’effetto delle misure di adattamento e di riduzione dei costi (piano di pensionamento “Quota 100”).

Il risultato lordo di gestione3 si attesta quindi a 194 milioni di euro, con una flessione del 5,5% rispetto all’anno scorso.

Il costo del rischio3, pari a 120 milioni di euro (-27% rispetto al primo trimestre 2019 con l’effetto della cessione di un portafoglio di esposizioni in sofferenza nel 2019), continua a diminuire rispetto al primo trimestre 2019, nonostante l’impatto degli effetti attesi della crisi sanitaria, ed è pari a 64 punti base in rapporto agli impieghi a clientela.

Di conseguenza, dopo l’attribuzione di un terzo dei risultati del Private Banking Italia alla linea di business Wealth Management (divisione International Financial Services), BNL bc genera un utile ante imposte pari a 64 milioni di euro, in considerevole aumento (+113,5%) rispetto al primo trimestre 2019. Ma spostiamoci ora con una visione più globale sui risultati del gruppo.

BNP PARIBAS SI MOBILITA NELLA CRISI SANITARIA

Toccati dall’epidemia di Covid-19, molti paesi in tutto il mondo hanno adottato misure di contenimento volte a proteggere le popolazioni e a rallentare la propagazione del virus. Le ripercussioni economiche e sociali sono notevoli.

BNP Paribas è entrata in questa crisi forte di un modello diversificato e resistente, con una struttura finanziaria solida (un CET1 ratio del 12,1% e una riserva di liquidità immediatamente disponibile di 309 miliardi di euro al 31 dicembre 2019), una diversificazione strutturale dei rischi e dei ricavi e una rigorosa gestione dei rischi. La relazione di lungo termine con la clientela è al centro del modello della banca ed è completata dall’utilizzazione di soluzioni digitali dalle elevate performance.

BNP Paribas è un gruppo solido, che ha mobilitato le sue forze e il suo personale per accompagnare la sua clientela retail, imprese e istituzionale in questo periodo difficile.

Il Gruppo ha quindi adottato, in tempi molto brevi, le misure sanitarie volte a tutelare la salute dei suoi collaboratori e ad assicurare pienamente i servizi essenziali per la continuità del funzionamento dell’economia, potenziando le capacità delle sue reti informatiche e le sue risorse in materia di cybersicurezza. Le entità e il loro personale si sono mobilitati, in tutti i settori di attività e aree geografiche, per promuovere e adottare rapidamente le soluzioni specifiche necessarie al sostegno degli attori economici e della società civile.

Infine, il Gruppo ha manifestato il suo impegno nell’ambito di un ampio programma di aiuti coordinati su scala internazionale, con un piano mondiale di soccorso d’urgenza con sovvenzioni per oltre 50 milioni di euro in favore degli ospedali, delle frange più fragili della popolazione e dei giovani, e più di 100 milioni di euro di investimenti a supporto delle small corporate, delle PMI e del settore sanitario.

OTTIMA DINAMICA DEL TRIMESTRE, IMPATTATA DA UNA CRISI SANITARIA SENZA PRECEDENTI

La crisi sanitaria ha avuto importanti ripercussioni sulle previsioni macroeconomiche e ha prodotto tensioni estreme sul mercato finanziario. Al termine di un trimestre in linea con gli obiettivi per il 2020 di BNP Paribas, gli sviluppi della crisi sanitaria hanno avuto diversi effetti negativi sul primo trimestre 2020. Da un lato, un impatto sul costo del rischio pari a -502 milioni di euro, principalmente per accantonamenti ex-ante a fronte di perdite attese in futuro. D’altra parte, due impatti specifici del primo trimestre 2020 sul margine di intermediazione, per un importo di -568 milioni di euro: la perdita di ricavi provocata dalle restrizioni imposte dalle autorità europee sul versamento dei dividendi 2019 sui ricavi di Equity & Prime Services di Global Markets, pari a -184 milioni di euro1, e l’impatto della valorizzazione al 31 marzo 2020 (reversibile in caso di ripresa della Borsa) di determinati portafogli contabilizzati al valore di mercato della linea di business Assicurazione, per -384 milioni di euro.

In tale contesto, il margine di intermediazione, pari a 10.888 milioni di euro, è in calo del 2,3% rispetto al primo trimestre 2019. Al netto dei due impatti specifici di cui sopra, il margine di intermediazione sarebbe stato in aumento del +2,8% rispetto al primo trimestre 2019.

Nelle divisioni operative, il margine di intermediazione cala del 3,1%2: -1,2% in Domestic Markets3, dove l’impatto persistente dei tassi bassi nelle reti della zona Euro non è interamente compensato dal prosieguo della crescita delle linee di business specializzate, -5,4%4 in International Financial Services, con una crescita dei ricavi delle attività di Personal Finance, BancWest e Europa Mediterraneo, penalizzata dall’impatto contabile legato al forte calo dei mercati a fine trimestre sui ricavi dell’Assicurazione, e -1,9%5 in CIB con ottime performance delle linee di business FICC, Corporate Banking e Securities Services, controbilanciate dall’impatto degli choc eccezionali di fine trimestre sull’attività Equity & Prime Services di Global Markets.

I costi operativi del Gruppo, pari a 8.157 milioni di euro, sono in netto calo del 3,5% rispetto al primo trimestre 2019. Essi includono i seguenti elementi non ricorrenti per un totale di 79 milioni di euro (contro 38 milioni di euro nel primo trimestre 2019): costi di ristrutturazione6 e di adattamento7 (45 milioni di euro), e costi di potenziamento della rete informatica (34 milioni di euro). Come annunciato nell’ambito del piano 2020, i costi di trasformazione non ricorrenti sono pari a zero; essi ammontavano a 168 milioni di euro nel primo trimestre 2019.

I costi operativi registrano nel trimestre, per un importo di 1.172 milioni di euro, la quasi totalità delle tasse e contributi dell’esercizio (fra cui in particolare il contributo al Fondo Unico di Risoluzione) in applicazione della norma IFRIC 21 “Tributi” (1.139 milioni di euro nel primo trimestre 2019). Al netto delle tasse soggette alla norma IFRIC 21, i costi operativi sono in calo del 4,4%.

I costi operativi delle divisioni operative diminuiscono dello 0,1% rispetto al primo trimestre 20198. Essi sono in ribasso dello 0,5% per Domestic Markets9 con un calo nelle reti10 (-1,5%) e un aumento contenuto nelle linee di business specializzate legato allo sviluppo dell’attività; l’effetto forbice è positivo (+1,1 punti) al netto dell’effetto delle tasse soggette alla norma IFRIC 21. I costi operativi crescono del 2,9%1 per International Financial Services a sostegno dello sviluppo delle attività e diminuiscono del 2,8%2 in CIB, in particolare grazie al prosieguo dei piani di riduzione dei costi.

Il risultato lordo di gestione del Gruppo si attesta a 2.731 milioni di euro, con un incremento dell’1,3%.

Il costo del rischio, che ammonta a 1.426 milioni di euro, aumenta di 657 milioni di euro rispetto al primo trimestre 2019 ed è pari a 67 punti base in rapporto agli impieghi a clientela. L’impatto degli effetti della crisi sanitaria sul costo del rischio nel primo trimestre ammonta a 502 milioni di euro, ossia a 23 punti base in rapporto agli impieghi a clientela. Tale impatto è ripartito fra le diverse divisioni: 49 milioni di euro per Domestic Markets, 225 milioni di euro per CIB, 220 milioni di euro per International Financial Services e 7 milioni di euro per il Corporate Centre. Tale impatto riflette il cambiamento delle previsioni macroeconomiche secondo diversi scenari e in conformità con il meccanismo preesistente alla crisi sanitaria. Esso tiene conto anche delle caratteristiche specifiche della dinamica della crisi sul rischio di credito e di controparte e in particolare, da un lato, delle conseguenze delle misure contenitive sull’attività economica e, d’altra parte, degli effetti delle misure di sostegno dei governi e delle decisioni delle autorità. Infine, tale impatto tiene conto di una componente settoriale ex-ante basata su una revisione di diversi settori sensibili: ospitalità alberghiera, turismo e tempo libero; distribuzione non alimentare (escluso decorazione ed ecommerce); trasporti e logistica; petrolio e gas.

Il risultato di gestione del Gruppo, pari a 1.305 milioni di euro, è quindi in calo del 32,2%.

L’altro risultato netto non operativo ammonta a 490 milioni di euro, in calo rispetto al primo trimestre 2019, in cui era pari a 757 milioni di euro. Esso registra la plusvalenza da cessione di due immobili per +381 milioni di euro. Nel primo trimestre 2019, includeva l’impatto straordinario della plusvalenza derivante dalla cessione del 14,3% di SBI Life in India (+838 milioni di euro) e la svalutazione di avviamenti (-318 milioni di euro).

L’utile ante imposte, pari a 1.795 milioni di euro (2.683 milioni di euro nel primo trimestre 2019), è in calo del 33,1%.

L’utile netto di Gruppo è pari a 1.282 milioni di euro, con una contrazione del 33,2% rispetto al primo trimestre 2019. Al netto degli elementi non ricorrenti e delle tasse soggette alla norma IFRIC 21, ammonterebbe a 2.093 milioni di euro, con un calo del 18,4%. Corretto dei tre impatti della crisi sanitaria3, l’utile netto di Gruppo sarebbe pari a 2.047 milioni di euro (con una variazione di +6,7% rispetto all’utile netto di Gruppo pubblicato nel primo trimestre 2019).

La redditività dei mezzi propri tangibili (ROTE) non rivalutati è dell’8,0% e riflette l’impatto specifico sul primo trimestre 2020 del contesto senza precedenti legato alla crisi sanitaria.

Al 31 marzo 2020, il Common Equity Tier 1 ratio ammonta a 12,0%, a causa in particolare degli effetti della crisi sanitaria. Il leverage ratio4 si attesta al 3,9%. Le riserve di liquidità immediatamente disponibili del Gruppo ammontano a 339 miliardi di euro, equivalenti ad oltre un anno di margine di manovra rispetto alle risorse di mercato.

L’attivo netto contabile tangibile5 per azione è pari a 69,7 euro, con un tasso di crescita del 7,2% dal 31 dicembre 2008 ad illustrazione della continua creazione di valore attraverso il ciclo. Il Gruppo dispone al 31 marzo 2020 di una distanza dalla soglia di attivazione del MDA (Importo massimo distribuibile) di 15 miliardi di euro.

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