Il Coronavirus pesa su Intesa

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di Redazione 5 Maggio 2020 | 14:19
L’istituto guidato da Carlo Messina accantona 1,5 miliardi per gli impatti da Covid 19 nell’intero esercizio. Cala l’utile della divisione private banking

Primo trimestre dell’anno tra luci e ombre per il gruppo Intesa Sanpaolo, alle prese con i primi impatti della crisi da Coronavirus. Se, infatti, da una parte nei primi tre mesi del 2020 l’utile netto è arrivato a toccare 1,15 miliardi di euro (+9,6% sul primo trimestre 2019), dall’altra però la divisione private banking – tramite Fideuram e le sue controllate – ha ottenuto un risultato netto pari a 227 milioni, in decrescita di quasi l’8% rispetto ai 242 ottenuti nel quarto trimestre 2019 e del 2,2% rispetto ai 232 dello stesso periodo dell’anno precedente. L’istituto di Ca‘ De Sass ha inoltre fatto sapere l’ammontare degli accantonamenti per fare fronte ai possibili impatti da Covid-19 per l’intero esercizio: 1,5 miliardi ante imposte.

Questo è il quadro emerso dalla presentazione dei conti consolidati al 31 marzo 2019 del gruppo guidato da Carlo Messina, che nel frattempo ha dichiarato di voler continuare con sempre maggiore convinzione il percorso per l’acquisizione di UBI Banca: “Riteniamo che una significativa generazione di valore sia ampiamente realizzabile anche nel caso di adesione del solo il 50% + 1 azione di UBI”, ha detto il ceo nella sua dichiarazione a margine della presentazione.

Messina ha infine fatto cenno agli obiettivi del gruppo per l’anno in corso: “Prevediamo per il 2020 un utile netto pari ad almeno 3 miliardi di euro, mentre per il 2021 la previsione è di almeno 3,5 miliardi di euro. Allo stesso tempo contiamo di mantenere una solida patrimonializzazione con un Common Equity ratio superiore al 13%”.

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