Consulenti, the day after tomorrow

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Andrea Giacobino di Andrea Giacobino 6 Maggio 2020 | 11:11

“The Day After Tomorrow” è un film del 2004 diretto da Roland Emmerich, una storia di fantascienza apocalittica che vede il mondo cadere in una grande glaciazione prima e poi rialzarsi, con equilibri economici invertiti tanto che un paese in via di sviluppo come il Messico “salva” la culla del capitalismo, gli Stati Uniti. Come ripartirà l’industria della consulenza finanziaria nel “day after” della pandemia? BLUERATING dedica all’argomento uno speciale di 20 pagine su questo numero (maggio n.d.r.) dando anche la parola a 8 big di banche-reti.

Ma fin d’ora si può dire che se parliamo di “ripartenza”, questo presuppone che ci si sia fermati e forse nel caso dei consulenti finanziari ciò non è accaduto. Certo, la situazione nella quale i cf, come chiunque, si sono di colpo ritrovati è del tutto nuova e come tale ha richiesto una fase di metabolizzazione, che tuttavia è stata rapida. Infatti, la tradizionale e consueta modalità di intrattenere relazioni “fisiche” con la clientela è stata sostituita dalle modalità di comunicazione come la posta elettronica, WhatsApp, le videochiamate, le videochat multiple e i canali dedicati su YouTube. Tutto ciò soprattutto per la parte informativa e relazionale, considerato che l’operatività a distanza tramite piattaforme tecnologiche e il ricorso all’home banking dispositivo da parte di molti clienti era già attivo e largamente collaudato. Sul versante dei contenuti professionali, il cf dovrà cogliere questa crisi come un’opportunità, l’occasione per valutare non acriticamente il proprio operato, non tanto sul versante delle abilità relazionali, dove l’adattabilità è un requisito di fatto acquisito e riscontrabile nei comportamenti concreti, quanto piuttosto rispetto all’approccio culturale.

Dovremmo aver compreso che l’epoca della ricerca incessante di soluzioni di investimento, basate su previsioni di mercato più o meno attendibili, rischia di essere sterile e controproducente, poiché i fenomeni che impattano sulle nostre vite si manifestano con delle caratteristiche “spiazzanti”, in quanto a velocità ed intensità del loro verificarsi, qualificandosi ex-post come fenomeni “estremi”. In un quadro complessivo di incertezza, ciò che accade intorno a noi, nella società, nella politica, nell’economia e nella finanza appartiene oramai più al novero, non solo di accadimenti imprevedibili, ma mai accaduti prima. In altre parole, il cf nell’impostare diligentemente la propria opera di consulenza al risparmiatore, dovrebbe porsi innanzitutto l’obiettivo di responsabilizzarlo rispetto a ciò che non conosce, quindi concentrarsi il più possibile sul minimizzare i rischi ed educare i clienti a conviverci. I cf dovranno dunque, prima dei loro clienti, lavorare sulla cultura del rischio e tutto questo, se ha un minimo di fondamento, richiede che la loro preparazione, oltreché fatta di competenze tecniche e scientifiche relative al loro campo “core”, debba necessariamente dotarsi di un background interdisciplinare.

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