Consulenti, ecco come gli etf possono aiutare il vostro portafoglio corporate durante il Coronavirus

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Avatar di Redazione 14 Maggio 2020 | 14:31

Si parla spesso di asset allocation ai tempi del Covid-19, in particolare vi abbiamo proposto diverse view su come eventualmente ribilanciare il portafoglio, argomento di sicuro interesse per il nostro pubblico dei consulenti finanziari. Oggi trattiamo un argomento più di nicchia ma non per questo meno interessante, soffermandoci sul segmento delle obbligazioni corporate, osservandolo dal punto di vista degli etf, strumenti che possono risultare una scelta ufficiente in un’ottica di ottimizzazione del portafoglio. Per farlo abbiamo domandato a Francesco Lomartire, responsabile di SPDR ETFs per l’Italia (gruppo State Street Global Advisors), come possano tornare utili gli etf in un’ottica di asset allocation adatta all’attuale contesto di mercato. Ecco la sua risposta.

“Gli etf, forti della prova di stress pienamente superata nel mese di marzo, possono essere particolarmente utili per accedere ai segmenti di mercato obbligazionari corporate che sono maggiormente supportati dagli interventi senza precedenti delle banche centrali. L’accesso alla liquidità continua ad essere sfidante nel quadro attuale e perciò in un contesto in cui le variabili macro rivestono un ruolo molto importante nelle scelte di investimento, fino a prevalere sui fondamentali stessi, gli investitori devono avvalersi di strumenti liquidi ed efficienti. Un altro aspetto da non sottovalutare è il valore informativo dei prezzi degli etf che, in relazione al valore teorico (rappresentato dal NAV), possono fornire una chiara indicazione dell’orientamento al rischio degli investitori istituzionali e circa l’interesse che l’asset class riveste. Durante la correzione di marzo gli etf hanno consentito istantaneamente di rendersi conto della gravità della situazione fornendo ininterrottamente segnali utili agli investitori”.

A margine di questa riflessione vi proponiamo di seguito un estratto del Bond Compass di SPDR ETFs  per il Q2, che analizza i flussi obbligazionari globali del Q1 per un ammontare pari a 10 mila miliardi di USD in deposito presso State Street intesa come banca depositaria. In particola vi riportiamo l’analisi dedicata ai 3 temi di investimento identificati per il prossimo trimestre. State Street Global Advisors ha identificato quali saranno le tematiche principali che gli investitori dovranno tenere in considerazione nel prossimo trimestre e spiega come sfruttarle utilizzando gli ETF di SPDR.

Tema di investimento n.1

La sicurezza prima di tutto

Il primo trimestre è stato un periodo movimentato e per lo più spiacevole per la maggior parte degli operatori del mercato. Ciò che è iniziato all’insegna della preoccupazione per l’impatto economico del COVID-19 si è trasformato in qualcosa di simile alla crisi finanziaria del 2008/09, nel momento in cui i mercati hanno mostrato i primi segnali di paralisi. Fortunatamente le banche centrali e i governi sono intervenuti, riuscendo a stabilizzare i mercati. A dispetto degli importanti incentivi monetari e fiscali, i dati economici continueranno a peggiorare riflettendo la portata degli shutdown dei vari paesi. Il rimbalzo degli asset più rischiosi alla fine del primo trimestre è stato interpretato da alcuni come un segnale del fatto che il peggio sia passato, ma ne siamo davvero certi? Rispetto ai tassi d’interesse, i mercati scontano un mantenimento dei tassi intorno allo zero o al di sotto dello zero per un periodo di tempo prolungato (cfr. grafico sottostante), mentre l’appiattimento della curva è indicativo delle aspettative che l’acquisto di titoli da parte delle Banche centrali manterrà i rendimenti su livelli bassi. Il vero dubbio, tuttavia, riguarda ancora la durata del virus e i suoi effetti sulle economie. È difficile essere ottimisti sugli asset più rischiosi fino a quando non ci saranno certezze in merito a questi aspetti.

Idee di investimento per sfruttare questo tema

L’incertezza induce ad adottare un approccio improntato alla “massima sicurezza” fintanto che non si ravviseranno segnali di rallentamento della pandemia. Ridurre al minimo la duration e il rischio di credito è certamente prudente. Per i portafogli in euro, i fondi di titoli di Stato a breve scadenza sono una possibilità. Diversamente dalla liquidità, hanno una duration e quindi espongono a un certo rischio. Tuttavia, con i tassi della BCE a -50 bp, questi titoli hanno un “costo del carry” meno negativo rispetto alla liquidità. La presenza di titoli periferici in portafoglio porta il rendimento a scadenza complessivo a -20bp. I prezzi hanno un margine di rialzo in caso la BCE tagli di nuovo i tassi o gli acquisti di obbligazioni della BCE determinino una flessione dei rendimenti delle obbligazioni periferiche verso i livelli di quelle core. Un importante vantaggio è rappresentato dal limitato rischio di ribasso. Le banche centrali sembrano ancora più propense ad allentare la politica piuttosto che ad aumentare i tassi e potrebbero restare acquirenti di titoli di Stato a breve scadenza nel prossimo futuro. Tuttavia il mercato sembra già scontare uno scenario di questo tipo. Qualora la pandemia dovesse esaurirsi più rapidamente del previsto, i tassi potrebbero iniziare a salire e la curva irripidirsi. Questo potrebbe produrre rendimenti negativi per i fondi obbligazionari con una duration più lunga, ma avrebbe un impatto nettamente più limitato sul tratto a breve.

Tema di investimento n.2

Il salvataggio delle banche centrali

Il COVID-19 presenta una serie di problematiche peculiari rispetto alla crisi del 2008/09 ma – cosa molto importante – le banche centrali hanno reagito in maniera tempestiva. Inizialmente i tagli dei tassi e i bilanci sono stati utilizzati per limitare gli effetti peggiori del rallentamento dell’economia su famiglie e imprese. Tuttavia, i segnali di forte stress sui mercati, simili a quelli avvertiti durante la Crisi finanziaria globale, hanno altresì indotto le banche centrali a riproporre molti dei vecchi programmi utilizzati per evitare la paralisi dei mercati. Un obiettivo fondamentale delle banche centrali è quello di mantenere il flusso di credito verso le imprese, il che si traduce nella riattivazione da parte di Fed, BCE e BoE dei programmi di acquisto di obbligazioni corporate della categoria investment grade, con il programma della Fed che prevede l’acquisto di titoli inferiori a 5 anni, quello della BCE inferiori a 30 anni, mentre la BoE non pone restrizioni. La Fed ha annunciato che acquisterà anche ETF sulle obbligazioni corporate. Il contesto economico appare incerto a livello corporate, ma le banche centrali hanno offerto un supporto efficace, con margine di incremento delle dimensioni di questi programmi in caso si ripresentino segnali di stress.

Idee di investimento per sfruttare questo tema

Negli Stati Uniti, l’acquisto di titoli con scadenza inferiore a 5 anni da parte della Fed indica che un fondo che investe in titoli a breve scadenza potrebbe coprire il segmento giusto in cui si concentreranno gli acquisti. Inoltre ciò dovrebbe sostenere anche i fondi sul segmento a media scadenza; ad esempio, un indice di obbligazioni corporate 1-10 di Bloomberg Barclays ha un’esposizione del 53,3% alle obbligazioni con scadenza inferiore a 5 anni. In Europa, gli acquisti hanno minori limitazioni, motivo per cui sarebbe più appropriato un fondo che copre un’esposizione più ampia ai vari segmenti di scadenza. La BCE ha già un programma di acquisto definito; il grafico precedente mostra in che modo il Programma di acquisto del settore corporate (CSPP) lanciato nel 2016 abbia contribuito alla discesa degli spread sull’indice iTraxx dei titoli investment grade dagli 80 pb circa del 2016 a livelli di poco superiori a 40pb a fine 2017. Nell’ambito del CSPP, la BCE ha acquistato titoli corporate per oltre 10mld di euro nei primi due mesi del 2020 e il ritmo degli acquisti potrebbe accelerare dopo l’annuncio degli acquisti della BCE nell’ambito del Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP). Nel Regno Unito, la BoE ha confermato acquisti per altri 10mld di sterline, un importo modesto rispetto ai programmi di Fed e BCE. Anche se questo limite potrebbe essere aumentato, al momento implica che dovremmo restare posizionati sul tratto a breve della curva, dove un tasso ridotto della banca centrale del solo 0,1% dovrebbe fungere da “ancora” per i rendimenti obbligazionari.

Tema di investimento n.3

Mantenimento dell’esposizione al debito dei mercati emergenti

Nelle ultime settimane i mercati emergenti (ME) sono stati colpiti da una tempesta perfetta. Molti paesi stavano rallentando ancora prima degli shutdown imposti dal COVID-19. Se si aggiunge il crollo della domanda di prodotti lavorati e del prezzo delle materie prime, in particolare del petrolio, non sorprende che gli investitori abbiano cercato riparo in aree meno rischiose. Con il ritorno dei mercati ad una situazione di maggior equilibrio e stabilità, potrebbe essere ancora opportuno detenere un’esposizione ai mercati emergenti all’interno dei portafogli obbligazionari.
• Rendimenti più elevati sul fronte dell’offerta. L’indice Bloomberg Barclays EM Local Currency Liquid Government offre un rendimento alla scadenza del 4,45%, mentre l’indice ICE BofA 0–5 Year EM USD Government Bond si attesta al 5,78%. Tali rendimenti sono nettamente superiori a quelli offerti dai fondi obbligazionari dei mercati sviluppati.
• Data la portata del sell-off, c’è margine per un rimbalzo. I prezzi delle obbligazioni dei mercati emergenti possono risalire in risposta a diversi scenari, tra cui una graduale ripresa dell’economia, un rimbalzo dei prezzi delle materie prime, un rimbalzo delle obbligazioni in valuta locale rispetto al dollaro USA e un acquisto di obbligazioni domestiche da parte delle banche centrali.
• Il debito dei mercati emergenti offre diversificazione in termini di rischio. Con i rendimenti delle obbligazioni del G10 a livelli tanto ridotti, si registra un’asimmetria rispetto ai rendimenti potenziali. Ciò non si verifica nel caso del debito dei mercati emergenti, che gli investitori fanno rientrare tra gli asset più rischiosi e che quindi dovrebbe realizzare buone performance in presenza di una ripresa globale più rapida del previsto.

Idee di investimento per sfruttare questo tema

Rating del credito conservativi. All’interno dell’indice, i rating dei Paesi sono tutti superiori a CCC (media di Fitch, Moody’s e S&P). Quasi il 43% dell’indice è rappresentato da obbligazioni con rating A o superiore, e sono esclusi la maggior parte dei titoli che hanno tolto il sonno a molti investitori, come quelli di Venezuela, Libano e Argentina. Esposizione all’Asia. Dato che l’Asia è stata la prima regione a essere colpita dall’epidemia, potrebbe essere anche la più vicina a un ritorno alla normalità. Il fatto di essere esposto all’Asia per quasi il 47%, ha avuto un impatto positivo sulla performance dell’indice Bloomberg Barclays. Molti dei titoli che hanno performato meglio nel mondo emergente si trovano in Asia e in particolare in Cina. Anche Corea del Sud e Israele hanno contribuito a limitare le perdite e migliorare la qualità creditizia del fondo. Meno è meglio. L’indice Bloomberg Barclays presenta una buona diversificazione dato che include obbligazioni di 19 Paesi con un’esposizione massima per singolo emittente del 10%. Ciò significa che l’indice ha un’esposizione ridotta a molte delle obbligazioni più deludenti dell’ultimo periodo, come quelle di Sud Africa, Russia e Messico rispetto, ad esempio, all’indice J.P. Morgan Government Bond Emerging Markets Global 10% Cap 1% Floor.

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